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Come si fa un Piano Spostamenti Casa-Lavoro

Le fasi principali sono:
1 – Analisi territoriale;
2 – Predisposizione, diramazione ed elaborazione dell’indagine sulla mobilità;
3 – Definizione delle azioni;
4 – Stima dei benefici.

Ecco come procedere.

Da mobility manager (e consulente di altri mobility manager) trovo opportuno indicare a chi si occupa della redazione dei Piani Spostamento Casa-Lavoro quali sono le fasi principali di redazione di questo prezioso ed importante documento e dare qualche suggerimento per lavorare in modo efficace.

La prima fase è l’analisi territoriale, in cui il mobility manager studia ed analizza il contesto in cui si trova l’azienda, dal punto di vista infrastrutturale e trasportistico. Questa fase prevede ad esempio la verifica, nei dintorni del luogo di lavoro, di quanto è presente a livello di trasporto pubblico (ci sono fermate dell’autobus o stazioni ferroviarie nelle vicinanze?), mobilità ciclabile (è facile raggiungere in bici il luogo di lavoro?) e viabilità ordinaria (il luogo di lavoro è accessibile in auto? Ci sono parcheggi aziendali o nelle vicinanze?). Si tratta di fare una “fotografia” dell’esistente, utile in ogni caso a definire o calibrare al meglio le azioni future.

La fase successiva prevede la predisposizione e la diramazione del questionario sulla mobilità in itinere, da compilare a cura di ogni dipendente. Tempo fa si faceva in formato cartaceo, oggi naturalmente si può procedere in modalità digitale. È sufficiente preparare il questionario utilizzando i classici moduli messi a disposizione da Google, Microsoft o altre piattaforme ben note. Volendo, ci si può avvalere anche di specifici software commerciali (acquistabili con licenza d’uso), anche se non è strettamente necessario.

I dati raccolti con il questionario vengono poi elaborati, ed il mobility manager a questo punto prepara una serie di grafici e tabelle utili a descrivere quanto raccolto in fase di indagine.

Riporto di seguito un esempio delle analisi che possono essere fatte a partire dal questionario sulla mobilità (i grafici sono reali, relativi ad uno dei PSCL che ho seguito di recente):

Indagine sulla mobilità dei dipendenti – esempio di restituzione dei risultati

Avvalendosi dell’analisi territoriale (l’offerta di mobilità) e dei risultati del questionario (la domanda di mobilità) il mobility manager individua le azioni che possono risultare più efficaci per raggiungere gli scopi del PSCL (che, lo ricordo, sono relativi alla riduzione dell’impatto ambientale causato dalla mobilità in itinere, alla riduzione della congestione stradale ed all’aumento dell’accessibilità del sito).

Fortunatamente, molte organizzazioni prendono sul serio la nomina del Mobility Manager e la redazione del PSCL, con analisi della mobilità fatte in modo professionale e con misure di intervento ragionate ed efficaci. Le azioni realmente in grado di ridurre gli impatti ambientali della mobilità privata casa-lavoro, rientrano in due macro-categorie:

  • Misure di facilitazione della condivisione dei mezzi di trasporto;
  • Misure di facilitazione degli spostamenti ciclabili.

Il primo punto prevede la rinuncia all’uso dell’auto privata, quando possibile, a favore dei mezzi pubblici urbani ed extraurbani, di navette aziendali (eventualmente da implementare come misura specifica del PSCL) o della condivisione degli spostamenti con i mezzi degli altri colleghi.

L’uso del mezzo pubblico si favorisce sostanzialmente attraverso incentivi economici aziendali (es. con compartecipazione alle spese di abbonamento ai mezzi pubblici), che possono abbinarsi o meno ad analoghi incentivi erogati dal Mobility Manager di Area.

In contesti particolarmente sfavoriti (es. in zone industriali con scarsa frequenza dei mezzi pubblici), diventa efficace l’istituzione ad hoc di una navetta aziendale, con almeno una coppia di corse tra la sede di lavoro ed uno dei nodi principali del trasporto pubblico (es. stazione ferroviaria, centro città, ecc.).

Infine, non va trascurata la condivisione degli spostamenti tra colleghi. Trattasi di una pratica che, spontaneamente, si verifica in numerose situazioni ed ha avuto origine ben prima che si iniziasse a parlare di Mobility Manager e PSCL. Oggi, comunque, tale pratica è ormai identificata con l’espressione “car-pooling”. L’efficacia dell’azione è evidente: se due persone viaggiano con una sola auto, dimezzano l’impatto ambientale che avrebbero utilizzando ciascuno la propria. Per ottenere tale obiettivo, al di là delle tecniche utilizzate (dal passa-parola alle ormai numerose applicazioni per smartphone), è opportuno sensibilizzare le persone e favorire la socialità interna all’azienda, favorendo la conoscenza reciproca ed i rapporti interpersonali, la cui mancanza diventa spesso una barriera insormontabile per il successo di queste iniziative.

Per quanto riguarda la mobilità ciclabile, occorre evidenziare che, purtroppo, non tutte le “leve” sono in mano al mobility manager aziendale. Per quanto il PSCL possa prevedere buone iniziative (es. individuazione di spazi aziendali sicuri ed adeguati al ricovero delle bici, distribuzione di dispositivi di visibilità e sicurezza, ecc.), risultano fortemente decisive le condizioni esterne. Se l’azienda è dislocata in un posto raggiungibile con difficoltà o in condizioni non sicure, è ben difficile convincere i dipendenti ad andarci in bici. Bisogna quindi, in tal caso, lavorare – e bene – anche con il Mobility Manager di Area (e, magari, con le altre aziende della zona).

La fase finale è quella relativa alla stima dei benefici ottenibili attraverso l’implementazione del Piano. Detto che le linee guida nazionali, per quanto non mi entusiasmino particolarmente, offrono comunque un buon punto di partenza, sta poi ai mobility manager trovare il modo di fare una stima realistica (ripeto, realistica!) di quanto si può ottenere a livello di riduzione delle emissioni ad un anno dalla chiusura del Piano in questione (su come fare questa stima, avrei molto da dire…).

Per concludere, ricordo ai colleghi mobility manager (esperti o nuovi della materia) che questo strumento può effettivamente essere visto non solo come mero adempimento normativo ma come reale opportunità per gestire efficacemente un importante processo aziendale, quale quello della mobilità in itinere. I benefici che si possono conseguire, a livello ambientale, economico, di coinvolgimento dei colleghi lavoratori e di ritorno di immagine sul territorio possono essere tanti. Teniamolo presente!