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Come si fa un Piano Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL): indicazioni ai mobility manager.

Le fasi principali di redazione di un PSCL (Analisi territoriale; Predisposizione, diramazione ed elaborazione dell’indagine sulla mobilità; Definizione delle azioni; Stima dei benefici). Le linee guida per la redazione dei PSCL. La gestione dei dipendenti in outsourcing. L’importanza dell’aggiornamento annuale.


Le linee guida per la redazione dei PSCL

Premetto che esistono linee guida ufficiali per la redazione dei Piani Spostamento Casa-Lavoro (PSCL), approvate con Decreto Interdirettoriale n. 209 del 4 agosto 2021, emanato dal Ministero della Transizione Ecologica e dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili. Queste linee guida forniscono indicazioni operative e metodologiche sulle procedure da seguire e da implementare per l’analisi del contesto, sia all’interno che all’esterno della realtà aziendale di riferimento, al fine di pianificare e realizzare le misure necessarie per ridurre la mobilità sistematica casa-lavoro.

Un consiglio ai mobility manager: le linee guida che vi ho segnalato sono però, per l’appunto, solo linee guida. Usatele giusto come primo riferimento per partire, e se non avete idea di dove iniziare. Ma poi adeguate il vostro PSCL con riferimento alla vostra specifica realtà, e integratelo anche in base alle indicazioni riportate nel post che state leggendo.

Vi riporto di seguito alcune considerazioni, sulla base della mia esperienza su questo tema.

L’analisi territoriale e l’indagine sulla mobilità casa-lavoro

Da mobility manager (e consulente di altri mobility manager) trovo opportuno indicare a chi si occupa della redazione dei Piani Spostamento Casa-Lavoro qualche suggerimento per lavorare in modo efficace in merito alle varie fasi di lavoro (ricordando, peraltro, che la normativa prevede che il PSCL venga rinnovato ogni anno).

La prima fase è l’analisi territoriale, in cui il mobility manager studia ed analizza il contesto in cui si trova l’azienda, dal punto di vista infrastrutturale e trasportistico. Questa fase prevede ad esempio la verifica, nei dintorni del luogo di lavoro, di quanto è presente a livello di trasporto pubblico (ci sono fermate dell’autobus o stazioni ferroviarie nelle vicinanze?), mobilità ciclabile (è facile raggiungere in bici il luogo di lavoro?) e viabilità ordinaria (il luogo di lavoro è accessibile in auto? Ci sono parcheggi aziendali o nelle vicinanze?). Si tratta di fare una “fotografia” dell’esistente, utile in ogni caso a definire o calibrare al meglio le azioni future.

La fase successiva prevede la predisposizione e la diramazione del questionario sulla mobilità casa-lavoro, da compilare a cura di ogni dipendente. Tempo fa si faceva in formato cartaceo, oggi naturalmente si può procedere in modalità digitale. È sufficiente preparare il questionario utilizzando i classici moduli messi a disposizione da Google, Microsoft o altre piattaforme ben note. Volendo, ci si può avvalere anche di specifici software commerciali (acquistabili con licenza d’uso), anche se non è strettamente necessario.

I dati raccolti con il questionario vengono poi elaborati, ed il mobility manager a questo punto prepara una serie di grafici e tabelle utili a descrivere quanto raccolto in fase di indagine. Riporto di seguito un esempio delle analisi che possono essere fatte a partire dal questionario sulla mobilità (i grafici sono reali, relativi ad uno dei PSCL che ho predisposto):

Indagine sulla mobilità dei dipendenti – esempio di restituzione dei risultati

Avvalendosi dell’analisi territoriale (l’offerta di mobilità) e dei risultati del questionario (la domanda di mobilità) il mobility manager individua le azioni che possono risultare più efficaci per raggiungere gli scopi del PSCL (che, lo ricordo, sono relativi alla riduzione dell’impatto ambientale causato dalla mobilità in itinere, alla riduzione della congestione stradale ed all’aumento dell’accessibilità del sito). Azioni che, ricordiamolo, non prevedono obblighi a carico di nessuno, ma solo misure incentivanti di forme di mobilità sostenibile. Fortunatamente, molte organizzazioni prendono sul serio la nomina del Mobility Manager e la redazione del PSCL, con analisi della mobilità fatte in modo professionale e con misure di intervento ragionate ed efficaci.

La definizione delle azioni da implementare

Una delle azioni maggiormente in grado di ridurre gli impatti ambientali della mobilità privata casa-lavoro riguarda la facilitazione della condivisione dei mezzi di trasporto, e cioè la rinuncia all’uso dell’auto privata, quando possibile, a favore dei mezzi pubblici urbani ed extraurbani, di navette aziendali (eventualmente da implementare come misura specifica del PSCL) o della condivisione degli spostamenti con i mezzi degli altri colleghi.

L’uso del mezzo pubblico si favorisce sostanzialmente attraverso incentivi economici aziendali (es. con compartecipazione alle spese di abbonamento ai mezzi pubblici), che possono abbinarsi o meno ad analoghi incentivi erogati dal Mobility Manager di Area. Utile in questo caso definire un vero e proprio programma di distribuzione di un mobility budget ai lavoratori.

In contesti particolarmente sfavoriti (es. in zone industriali con scarsa frequenza dei mezzi pubblici), diventa efficace l’istituzione ad hoc di una navetta aziendale, con almeno una coppia di corse tra la sede di lavoro ed uno dei nodi principali del trasporto pubblico (es. stazione ferroviaria, centro città, ecc.).

Infine, non va trascurata la condivisione degli spostamenti tra colleghi. Trattasi di una pratica che, spontaneamente, si verifica in numerose situazioni ed ha avuto origine ben prima che si iniziasse a parlare di Mobility Manager e PSCL. Oggi, comunque, tale pratica è ormai identificata con l’espressione “car-pooling”. L’efficacia dell’azione è evidente: se due persone viaggiano con una sola auto, dimezzano l’impatto ambientale che avrebbero utilizzando ciascuno la propria. Per ottenere tale obiettivo, al di là delle tecniche utilizzate (dal passa-parola alle ormai numerose applicazioni per smartphone), è opportuno sensibilizzare le persone e favorire la socialità interna all’azienda, favorendo la conoscenza reciproca ed i rapporti interpersonali, la cui mancanza diventa spesso una barriera insormontabile per il successo di queste iniziative.

Altra azione che può avere una buona efficacia, soprattutto per gli spostamenti brevi, è la facilitazione della mobilità ciclabile. Em come per altre azioni (come quelle relative al potenziamento del trasporto pubblico), evidenzio che, purtroppo, non tutte le “leve” sono in mano al mobility manager aziendale. Per quanto il PSCL possa prevedere buone iniziative (es. individuazione di spazi aziendali sicuri ed adeguati al ricovero delle bici, distribuzione di dispositivi di visibilità e sicurezza, ecc.), risultano fortemente decisive le condizioni esterne. Se l’azienda è dislocata in un posto raggiungibile con difficoltà o in condizioni non sicure, è ben difficile convincere i dipendenti ad andarci in bici. Bisogna quindi, in tal caso, lavorare – e bene – anche con il Mobility Manager di Area (e, magari, con le altre aziende della zona).

Una misura utile dal punto di vista della riduzione delle emissioni inqunanti (anche se non ha effetti di miglioramento sul traffico) è data dall’installazione di colonnine di ricarica per le auto elettriche dei dipendenti. Molte persone, infatti, non possono rinunciare all’uso dell’auto privata (o, magari semplicemente non ne hanno voglia); e tuttavia un mobility manager deve ragionare su come poter ridurre anche l’impatto ambientale degli spostamenti che continueranno ad essere fatti in auto. E le colonnine elettriche tornano molto utili allo scopo.

Poi c’è il tema dello smart working. In tutta onestà, non ho incontrato nessuna azienda che abbia concesso lo smart working ai propri dipendenti perchè preoccupata dalle loro emissioni in atmosfera durante il tragitto casa-lavoro. Lo smart working si è diffuso in tempi di Covid, e poi è rimasto nell’organizzazione di tutte le aziende che possono implementarlo. Non è quindi nato per motivi ambientali. Tuttavia, è un elemento fondamentale nell’ambito della mobilità casa-lavoro, per cui va comunque considerato. Soprattutto quando poi si fa il calcolo dei benefici ambientali.

La stima dei benefici ambientali

La fase finale nella redazione del PSCL è quella relativa alla stima dei benefici auspicabilmente ottenibili attraverso l’implementazione del Piano. Detto che le linee guida nazionali, per quanto non mi entusiasmino particolarmente, offrono comunque un buon punto di partenza, sta poi ai mobility manager trovare il modo di fare una stima realistica (ripeto, realistica!) di quanto si può ottenere a livello di riduzione delle emissioni ad un anno dalla chiusura del Piano in questione (su come fare questa stima, avrei molto da dire…).

In ogni caso, in merito alla stima dei benefici ambientali, i fattori di emissione di CO2, PM10 e NOx per i veicoli possono essere trovati nella banca dati di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che fornisce informazioni sui fattori di emissione medi per il parco circolante in Italia. Inoltre, è possibile trovare ulteriori informazioni sui fattori di emissione e sulle stime delle emissioni di vari inquinanti, tra cui CO2, PM10 e NOx, nel rapporto ISPRA 363/2022.

Inoltre, un suggerimento ai colleghi mobility manager: nei questionari per la redazione dei Piani Spostamento Casa-Lavoro, provate a fare una analisi specifica su come varia da un anno all’altro l’alimentazione delle auto usate per la mobilità in itinere.

Come conteggiare i lavoratori in outsourcing?

Uno degli aspetti più particolati dei Piani Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL) è determinare chi dovrebbe essere incluso nel piano stesso. Una questione particolarmente delicata riguarda i dipendenti che, pur essendo impiegati da un’azienda, lavorano stabilmente presso una azienda cliente. Immaginiamo il caso in cui entrambe le aziende siano tenute a redigere il PSCL. In quale dei due piani vanno considerate le persone che lavorano fisse presso il cliente?

Dal punto di vista dell’azienda cliente. Includere questi dipendenti nel PSCL potrebbe fornire un quadro più accurato degli spostamenti generati da una specifica sede lavorativa. Dal momento che questi dipendenti contribuiscono al flusso di traffico e alle emissioni, avrebbe senso considerarli nella pianificazione delle strategie di mobilità sostenibile. Tuttavia, alcune aziende potrebbero esitare ad includere dipendenti di aziende esterne nei loro piani, temendo ad esempio che ciò possa complicare la gestione del piano stesso.

Dal punto di vista dell’azienda fornitrice. Per l’azienda che fornisce i dipendenti, escluderli dal proprio PSCL potrebbe sembrare logico, soprattutto se la sede fisica del cliente si trova in un’altra area geografica o addirittura in un altro comune. In questa situazione, i dipendenti potrebbero avere accesso a servizi e convenzioni diverse da quelle disponibili nella sede dell’azienda madre. Inoltre, l’azienda fornitrice potrebbe vedere questa esclusione come un modo per focalizzarsi sui dipendenti che effettivamente lavorano e generano traffico presso la propria sede.

L’importanza dell’aggiornamento annuale

Alcune aziende che conosco e che hanno adottato il PSCL, dopo il primo anno, sono in dubbio se aggiornare il piano, o anche solo se risottoporre il questionario sulle abitudini di mobilità casa-lavoro ai loro dipendenti. Più o meno la motivazione è che “tanto non cambia niente”. Non so, forse hanno fatto poco nei mesi scorsi e temono di trovarsi in imbarazzo rispetto ai dipendenti nel sottoporre di nuovo il questionario, o forse vogliono semplicemente risparmiare sui costi, confidando sul fatto che la normativa non prevede controlli o sanzioni (si rischia al massimo una “non conformità” in sede di eventuale audit per il rinnovo o il mantenimento del certificato ISO 14001). Secondo la normativa, il PSCL deve essere adottato ogni anno.

Io sono naturalmente di parte, vista l’attività di consulenza e supporto a diversi mobility manager. Cerco però di dare un parere imparziale sul tema. Secondo me aggiornare annualmente il PSCL, e farlo in tutte (!) le sue parti, ha pienamente senso. A livello di analisi dei servizi e di analisi della mobilità dei dipendenti, anche se di poco, da un anno all’altro possono infatti cambiare i servizi di trasporto presenti sul territorio, i domicili dei dipendenti (e quindi gli itinerari casa-lavoro), la loro composizione familiare (e quindi le loro abitudini), i mezzi privati di cui dispongono, i dipendenti stessi (per via del normale turnover), l’organizzazione aziendale (orari, turni, smart working), ecc.. Si tratta di variazioni che possono essere anche piccole se prese singolarmente, ma le variabili sono tante. C’è quindi un contesto articolato, che evolve continuamente e che va monitorato e guidato. E poi, riproporre il questionario è anche utile al mobility manager aziendale per esplorare il “gradimento” e l’efficacia delle iniziative eventualmente prese (ma qui torniamo al discorso di prima).

In ogni caso, se anche l’analisi dei servizi e delle abitudini di mobilità dovesse dare risultati simili a quelli dell’anno precedente, il fatto di coinvolgere i dipendenti ogni anno persegue l’obiettivo di tenere alta l’attenzione sul perché (!) si fa tutto questo: rendere più efficienti e sostenibili gli spostamenti casa-lavoro. Che, peraltro, oltre ad essere impattanti sull’ambiente, costano tempo e denaro. Il coinvolgimento periodico dei lavoratori serve quindi anche a sensibilizzarli continuamente (e in modo “attivo”) rispetto al tema della crisi climatica, nella quale siamo pienamente immersi.

I Piani spostamento casa-lavoro (PSCL) guardano anche alla sicurezza stradale?

Trovo utile infine mettere in evidenza il ruolo dei Piani spostamento casa-lavoro con riferimento alla sicurezza stradale. E in relazione a questo metto in evidenza un paio di aspetti.

1 – I PSCL derivano da un decreto di “stampo ambientale”, avente l’obiettivo di ridurre l’uso individuale dell’auto privata in itinere per contenere emissioni inquinanti e di gas serra. Le misure possibili vengono dunque previste e lette in quest’ottica, e non in quella di ridurre il “rischio stradale”. Se dall’auto passo al trasporto pubblico, riduco con una certa sicurezza il mio rischio stradale. Se invece passo alla bici (altra misura incentivata dai PSCL) non è detto che il mio rischio stradale in itinere diminuisca (dipende dalle condizioni e dai percorsi: in alcuni casi potrebbe perfino peggiorare). Il PSCL è un ottimo strumento (su cui peraltro ci lavoro e che personalmente approvo in pieno), ma ha appunto l’obiettivo di ridurre le emissioni atmosferiche nocive e la congestione stradale, non il rischio per i lavoratori. Per usarlo anche a tale scopo, occorre “potenziarlo” con metodi adeguati (es. se come datore di lavoro “convinco” i dipendenti ad andare in bici, è bene che faccia loro una bella formazione specifica relativa ai rischi stradali per i ciclisti, che fornisca loro equipaggiamenti di sicurezza ed indicazioni sui percorsi consigliati e sconsigliati, ecc.).

2 – il PSCL si occupa solo della fase di itinere”. E per numerose categorie di lavoratori il rischio stradale, oltre che in itinere, si manifesta soprattutto proprio in orario di lavoro. Lavoratori che trasportano merci o persone, che si occupano di servizi e manutenzioni, che appartengono ad organi di sicurezza ed emergenza, ecc. L’elenco è lunghissimo. Per tutte queste categorie (ogni datore di lavoro adesso sarà in grado di individuare le mansioni dei propri lavoratori che sono coinvolte nel problema), l’esposizione al rischio stradale è una costante non eliminabile dalla propria attività lavorativa. E la cosa non è banale (e rimando alle statistiche INAIL per ogni considerazione). Qui il PSCL “non arriva”, ed occorre agire in modo serio ed accurato, usando a tale scopo per bene la propria valutazione dei rischi e misure correlate (ex-D.Lgs. 81/08) e, meglio ancora, estendendo allo scopo il proprio sistema di gestione ISO 45001 (ammesso, anzi sperando, che l’azienda lo abbia) per abbracciare anche i requisiti dello standard ISO 39001 (specifico sulla sicurezza stradale).

Conclusioni

Posso capire che dal punto di vista aziendale si debba essere sempre attenti ai costi, specie in questo “periodo complicato” (anche se, da quando io ho memoria, ogni periodo è stato complicato, per un motivo o per l’altro). Ma invito le aziende che dicono di essere attente all’ambiente, se sono serie e coerenti, a comportarsi di conseguenza!

Se volete altre informazioni sul tema, contattatemi pure!