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Intelligenza artificiale, big data e ITS per monitorare traffico e sicurezza stradale

L’uso strategico dei dati è essenziale per affrontare la complessità urbana e migliorare la mobilità. Tecnologie come veicoli connessi, intelligenza artificiale e reti di sensori ottimizzano flussi e sicurezza, favorendo sostenibilità e inclusività. Una governance efficace e un approccio sistematico ai dati consentono di pianificare città più resilienti, vivibili e in sintonia con le esigenze dei cittadini.


Questo tema non è solo teorico. Con Trafficlab lavoriamo quotidianamente proprio sul passaggio dal dato alla decisione: monitoraggio dei flussi, analisi dell’incidentalità, gestione semaforica, lettura delle condizioni operative della rete, supporto a Comuni ed enti gestori nella costruzione di dashboard e strumenti di monitoraggio. L’obiettivo non è “fare tecnologia” in astratto, ma aiutare chi governa la mobilità a capire meglio cosa accade sulla rete stradale, dove si concentrano le criticità e quali interventi possono produrre effetti misurabili.

Smart City e Smart Mobility: l’importanza dell’uso dei dati.

La complessità dei sistemi urbani sta crescendo, soprattutti nelle grandi città. Le amministrazioni che non affrontano questa complessità causano inefficienze e problemi a residenti e visitatori, danneggiando l’immagine della città stessa. Come gestire adeguatamente questo aspetto?

Con le possibilità oggi offerte dalla grande quantità di dati disponibili (e qui entriamo nel mondo dei Big Data) è possibile ottenere risultati una volta impensabili. Come è noto, ci sono forti dipendenze tra uso del territorio e pianificazione dei trasporti, dal momento che l’uso del territorio determina la distribuzione spaziale e temporale delle attività socioeconomiche (che a loro volta generano le esigenze del viaggio che deve essere “servito” dal sistema di trasporto). Tanto migliore è la conoscenza dei modelli di viaggio e di ciò che li genera, tanto maggiori saranno le probabilità di prendere le giuste decisioni.

In questo contesto, le applicazioni delle ICT (tecnologie di informazione e comunicazione) consentono oggi una stima tempestiva e accurata della domanda di trasporto, che porta ad una migliore comprensione delle implicazioni reciproche tra uso del suolo e uso dei trasporti. Il modo migliore per le amministrazioni di affrontare la questione è procedere passo dopo passo, in quanto le città sono sistemi complessi, e per gestire adeguatamente un sistema complesso è necessario sviluppare una buona comprensione di come il sistema stesso si comporta ed evolve. In altre parole, è necessario che il sistema urbano e territoriale diventi “osservabile”, e che consenta di ricavare dati sufficienti per stimare tanto il suo stato quanto la sua probabile evoluzione a breve termine.

Una delle principali strade che una città deve seguire per diventare “intelligente” (smart) è creare un ambiente ricco di reti di comunicazione che supporti applicazioni digitali. E consideriamo che i dispositivi mobili e vari altri sistemi consentono già oggi la raccolta e l’analisi dei dati in modo massiccio, la cui analisi permette di migliorare notevolmente la capacità di gestione e previsione dei flussi urbani, e dunque di promuovere una gestione intelligente delle città. Esiste una vasta gamma di fonti di dati per misurare le variabili di traffico (sensori sulle strade, immagini video, antenne Bluetooth / WiFi, fonti GPS, ecc.…). Tali dati devono poi essere “puliti”, filtrati e opportunamente aggregati per sfruttare appieno le informazioni che da essi possono essere ottenute. Diventa quindi fondamentale l’analisi dei dati, da cui deriva il vero valore, che porta alla conoscenza dei fenomeni del sistema e quindi alla possibilità di poterlo gestire.

Nel caso dei flussi veicolari, la possibilità di conoscere (e prevedere) in tempo reale il traffico gravante su ogni ramo stradale (rilevato o stimato) offre informazioni preziose a diversi soggetti: cittadini, gestori delle flotte, operatori dei servizi, ecc. Gia oggi percepiamo molti benefici da tutto questo (ad esempio grazie ad applicazioni come Google Maps o Moovit), e dobbiamo considerare che in futuro saranno ancora maggiori, anche se non siamo in grado di prevedere in anticipo la maggior parte di essi. Quali sono nel concreto i possibili benefici?

Non solo i dati raccolti in tempo reale possono aiutare a gestire la mobilità delle città: molto può essere fatto anche attraverso una analisi di dati ed informazioni raccolte in modo pianificato.

Vi invito a questo proposito a studiare l’iniziativa Mobility Data Spaces: è uno studio condotto da EIT Urban Mobilityi2CAT Foundation e FACTUAL sullo scambio di dati nel settore della mobilità. Lo studio esplora gli incentivi e le barriere dei principali attori dei futuri spazi dati, tra cui autorità di trasporto, operatori, urbanisti, fornitori di MaaS, fornitori di logistica, OEM e operatori di infrastrutture. La Commissione Europea ha inoltre avviato i lavori sulla creazione di uno spazio comune europeo per i dati sulla mobilità, e sta invitando le parti interessate a fornire input con l’obiettivo finale di facilitare l’accesso e la condivisione dei dati per un trasporto più efficiente, sicuro, sostenibile e resiliente.

Di chi sono i dati generati dai veicoli connessi? Chi e come li deve gestire? Perchè possono essere utili?

Nell’ottobre 2024 si è tenuto a Firenze, presso lo European University Institute, il 14th Florence Intermodal Forum, incentrato sul tema “Road Safety: Making Use of Data Generated from Connected Vehicles for the Public Interest”. Su invito della Florence School of Regulation, ho partecipato alla tavola rotonda in rappresentanza di Trafficlab.

I partecipanti della tavola rotonda del 14th Florence Intermodal Forum

L’incontro era co-organizzato anche dalla DG MOVE della European Commission, per la quale erano presenti Kristian Schmidt (Director Land Transport and European Road Safety Coordinator) e Claire Depré (Head of Unit for Road Safety). Vi illustro il contesto dell’iniziativa e le principali conclusioni.

La Cooperative, Connected and Automated Mobility (CCAM) rappresenta un’opportunità unica per rendere i sistemi di trasporto dell’UE più sicuri, puliti, efficienti e user-friendly. I veicoli connessi e automatizzati, che possono operare senza intervento umano, sono alla base di questa evoluzione, offrendo nuove possibilità grazie ai dati generati. La collaborazione tra Stati membri, industria e Commissione Europea è fondamentale per realizzare questa visione, tenendo conto degli interessi delle autorità pubbliche, dei cittadini, delle città e dell’industria.

La Sustainable and Smart Mobility Strategy (SSMS) sottolinea l’importanza di questi sistemi per migliorare i trasporti e promuovere sostenibilità e sicurezza. Tuttavia, per mantenere la connettività dei veicoli anche attraverso le frontiere, è necessaria una coordinazione a livello europeo. Ad esempio, il Regolamento (UE) 2019/2144 impone l’uso di tecnologie di sicurezza obbligatorie su tutti i nuovi veicoli, mentre il Regolamento (UE) 2022/1426 stabilisce norme tecniche uniformi per l’approvazione dei sistemi di guida automatizzata.

Un’altra normativa rilevante è il Data Act (DA), che regola i contratti tra imprese, fornendo certezza legale sull’uso dei dati nel settore dei trasporti. Questo atto consente anche alle autorità pubbliche di accedere ai dati detenuti da privati per scopi di interesse pubblico, come la pianificazione urbana e la gestione delle infrastrutture.

Il 14° Florence Intermodal Forum ha affrontato questi temi, concentrandosi su come i dati generati dai veicoli connessi possano migliorare la sicurezza stradale.

Ecco le principali conclusioni del confronto, che condivido a beneficio di tutti:

  • È necessario regolamentare l’uso dei dati di mobilità generati dalle diverse tecnologie (dai dispositivi a bordo mezzo o su strada, dalle app, ecc.), connotati sia da un aspetto “commerciale” che da un aspetto di pubblico interesse.
  • È quindi fondamentale che la governance rimanga a livello europeo, con un’attenta gestione per garantire coordinamento e uniformità tra i vari Paesi e attori.
  • Va inoltre stabilito il livello appropriato di regolamentazione per garantire coerenza ed efficacia, tenendo presente tra l’altro l’importanza di accedere ai dati dei veicoli per migliorare la sicurezza stradale e l’efficienza delle infrastrutture.
  • Vanno individuati i possibili “colli di bottiglia” relativi alla gestione dei dati (cercando anche di rispondere alla domanda, non banale, se tutti i dati raccolti siano effettivamente necessari).
  • Bisogna distinguere chiaramente tra dati pubblici e dati commerciali, poiché entrambi hanno diverse implicazioni e devono essere regolamentati in modo adeguato.
  • È emersa quindi la proposta di creare un’agenzia per i “dati stradali” per coordinare e gestire il flusso dei dati tra tutti gli attori coinvolti.

Qui, infine, il Policy Brief risultato dell’evento: 2024 – RSC – Public Interest Data from Connected Vehicles (pdf).

Dal dato ITS alla gestione della sicurezza stradale

Il tema della governance dei dati è destinato a diventare sempre più centrale anche nello sviluppo dei Sistemi Intelligenti di Trasporto. Nel nuovo quadro europeo e nazionale sugli ITS, infatti, non si ragiona più soltanto in termini di tecnologie disponibili, ma anche di dati da rendere accessibili, aggiornati, interoperabili e utilizzabili per finalità di interesse pubblico.

Questo passaggio è particolarmente importante per la sicurezza stradale. Sensori, telecamere, veicoli connessi, sistemi semaforici, piattaforme di monitoraggio, dati FCD e sistemi di gestione del traffico producono già oggi una grande quantità di informazioni. Il punto decisivo, però, non è solo raccoglierle, ma trasformarle in conoscenza utile per enti proprietari, gestori, amministrazioni pubbliche e utenti della strada.

Dal mio punto di vista, i servizi ITS per la sicurezza stradale dovrebbero essere sviluppati attorno ad alcune funzioni essenziali: monitorare le condizioni operative della rete, individuare eventi e anomalie, rendere disponibili informazioni universali di sicurezza, supportare la protezione degli utenti vulnerabili e misurare nel tempo gli effetti degli interventi realizzati. In altre parole, il dato dovrebbe diventare parte di un processo stabile di safety management, e non rimanere confinato alla sola dimensione tecnologica.

Per fare questo occorre lavorare su alcuni requisiti di base: georeferenziazione corretta delle informazioni, classificazione omogenea degli eventi, aggiornamento tempestivo, tracciabilità delle fonti, qualità del dato, interoperabilità tra piattaforme e possibilità di costruire indicatori utili alla valutazione degli effetti. Un’informazione su un incidente, un ostacolo in carreggiata, un veicolo fermo, un cantiere improvviso, una condizione meteo critica o una situazione di visibilità ridotta è realmente utile solo se è tempestiva, affidabile e comprensibile.

Lo stesso vale per il monitoraggio delle infrastrutture stradali. Non dovrebbe essere inteso solo come controllo dello stato fisico della rete, ma come integrazione tra dati infrastrutturali, dati di traffico, velocità operative, incidentalità, cantieri, criticità ricorrenti e interventi già realizzati. Questo consente di individuare tratte, intersezioni o ambiti urbani dove il rischio si manifesta con maggiore frequenza, aiutando gli enti a decidere dove intervenire prima e con quali priorità.

Un’attenzione specifica dovrebbe essere rivolta anche agli utenti vulnerabili: pedoni, ciclisti, motociclisti, persone anziane, bambini, persone con disabilità o con ridotta mobilità. Le tecnologie ITS possono contribuire alla loro sicurezza, ma solo se i dati vengono letti rispetto ai luoghi e alle condizioni in cui il rischio si manifesta concretamente: attraversamenti pedonali, aree scolastiche, zone 30, fermate del trasporto pubblico, intersezioni complesse, piste ciclabili e spazi urbani condivisi.

La vera sfida, quindi, non è semplicemente avere più dati, ma costruire sistemi capaci di trasformare i dati in decisioni. Una rete stradale o una città diventano davvero intelligenti quando riescono a usare le informazioni disponibili per capire quali rischi ridurre, quali interventi finanziare, quali risultati monitorare e quali benefici comunicare ai cittadini.

A partire da queste considerazioni, aggiungo ora alcune riflessioni più specifiche sul rapporto tra intelligenza artificiale, monitoraggio del traffico e gestione della mobilità urbana.

Intelligenza artificiale e traffico stradale.

Una delle più grandi innovazioni tecnologiche può supportare le città nella gestione del traffico, un problema particolarmente sentito dai cittadini. Tuttavia, è fondamentale non basarsi esclusivamente su soluzioni tecnologiche per risolvere la congestione stradale. Il primo passo consiste nel migliorare la gestione dello spazio urbano, destinando aree ben definite a tutte le tipologie di utenti e veicoli. Ridurre lo spazio riservato alle automobili, essendo il mezzo che maggiormente contribuisce alla congestione, è un elemento chiave per migliorare la mobilità.

Le innovazioni tecnologiche giocano comunque un ruolo importante, non solo nel rendere il traffico più fluido, ma anche nel proteggere gli utenti vulnerabili. Tecnologie come il riconoscimento automatico degli utenti della strada (ad esempio, pedoni o ciclisti) consentono di attivare semafori intelligenti o avvisi acustici per garantire la sicurezza di tutti. Queste nuove opportunità aprono scenari promettenti, richiedendo però un continuo impegno e lavoro.

Un aspetto cruciale è il monitoraggio preciso dei flussi di veicoli e pedoni, che consente di comprendere la complessità urbana e di orientare le politiche di mobilità verso soluzioni efficaci. Non si tratta solo di raccogliere dati, ma di analizzare in modo approfondito il come, quando e perché degli spostamenti urbani. Attraverso questa analisi, è possibile identificare i nodi critici e intervenire con misure mirate, come la modifica della segnaletica o l’ottimizzazione dei tempi semaforici, migliorando significativamente la viabilità e la qualità della vita cittadina.

L’efficacia di queste misure si riflette non solo in tempi di percorrenza ridotti e minori emissioni, ma anche in una maggiore sicurezza e comfort per chi vive e si sposta in città. Il monitoraggio dei flussi diventa quindi uno strumento indispensabile per pianificare città più resilienti, efficienti e in sintonia con la mobilità sostenibile.

Segnalazione: Mapillary

Mapillary è una piattaforma pensata per raccogliere, gestire e condividere immagini stradali, con l’obiettivo di migliorare mappe e dati geografici. Funziona grazie alla collaborazione di utenti di tutto il mondo, che possono caricare foto scattate con smartphone, action camera o dashcam per mappare aree di interesse.

La piattaforma utilizza tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per analizzare automaticamente le immagini e identificare elementi dell’ambiente urbano, come segnali stradali, marciapiedi, piste ciclabili o altre infrastrutture. Questi dati, una volta elaborati, possono essere integrati nelle mappe e nei sistemi GIS (Geographic Information Systems), rendendoli più precisi e aggiornati.

Mapillary è uno strumento utile per chi lavora nel campo della mappatura, dell’urbanistica o della mobilità, come enti pubblici, aziende o sviluppatori, offrendo la possibilità di creare mappe più dettagliate grazie al contributo di una comunità globale.

Conclusioni

L’uso strategico dei dati è il fulcro per costruire città più intelligenti, sostenibili e sicure. In un contesto urbano sempre più complesso, la capacità di raccogliere, analizzare e applicare i dati permette non solo di migliorare la mobilità, ma anche di affrontare sfide come la congestione, la sicurezza stradale e l’impatto ambientale. Tecnologie avanzate, come i veicoli connessi, l’intelligenza artificiale e le reti di sensori, offrono nuove opportunità per ottimizzare i flussi urbani, ridurre le inefficienze e proteggere gli utenti più vulnerabili.

Tuttavia, per massimizzare questi benefici, è essenziale una governance efficace che garantisca una gestione coordinata dei dati, distinguendo tra interessi pubblici e commerciali e regolamentando il loro utilizzo in modo trasparente. In particolare, per la sicurezza stradale, i dati devono essere corretti, aggiornati, interoperabili e collegati a processi decisionali chiari: solo così le tecnologie ITS possono diventare strumenti concreti per individuare criticità, proteggere gli utenti vulnerabili, programmare interventi e misurare gli effetti delle politiche adottate.

Le città devono quindi adottare un approccio sistematico e basato sui dati per pianificare interventi mirati e promuovere una mobilità realmente sostenibile e inclusiva. L’innovazione tecnologica, combinata con una visione strategica, rappresenta la chiave per trasformare le città in luoghi più vivibili e resilienti, a misura di cittadini e imprese.


Per approfondire:

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