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Analisi di incidentalità e Piani comunali di sicurezza stradale: priorità, interventi e finanziamenti


Come passare dai dati sugli incidenti a un Piano comunale di sicurezza stradale operativo: analisi, diagnosi, priorità, finanziamenti e monitoraggio degli interventi.


Dai dati alle priorità: schema del PCSS con quattro passaggi — raccolta dei dati, diagnosi delle criticità, definizione delle priorità e scelta degli interventi.
Dalle priorità alle risorse: principali fonti di finanziamento per la sicurezza stradale, tra risorse comunali, proventi del Codice della strada, programmi pubblici, fondi europei e partenariati.
Il percorso del PCSS: processo in sei fasi, dall’acquisizione e analisi dei dati ai sopralluoghi, alla definizione delle misure, al finanziamento e al monitoraggio.

Analisi di incidentalità · PCSS · finanziamenti

Dai dati agli interventi: un Piano comunale di sicurezza stradale deve costruire priorità finanziabili e verificabili

Un’analisi di incidentalità utile non si limita a contare gli incidenti. Deve acquisire e controllare i dati, localizzare correttamente gli eventi, distinguere gravità e utenti coinvolti, confrontarli con traffico, velocità e caratteristiche della rete, individuare hotspot e fattori di rischio e trasformare le evidenze in priorità, misure e programmi verificabili.

Il Piano comunale di sicurezza stradale, quando è ben impostato, collega conoscenza, decisioni, bilancio e monitoraggio. Permette di motivare le priorità, preparare un portafoglio di interventi con diverso livello di maturità e utilizzare in modo più consapevole risorse ordinarie, proventi delle sanzioni e opportunità di finanziamento.

Nota: il PCSS non è, in via generale, un piano autonomo obbligatorio per ogni Comune. Obblighi, contenuti e procedure dipendono dal quadro applicabile, dal rapporto con PUT e PUMS e dagli atti di programmazione dell’ente.

1 · Conoscere

Base dati affidabile

Incidenti georiferiti, morti e feriti, utenti coinvolti, circostanze, traffico, velocità, rete e contesto urbano devono essere letti insieme, con controlli di qualità e tracciabilità delle fonti.

2 · Comprendere

Diagnosi del rischio

Le concentrazioni di incidenti sono un punto di partenza. Servono sopralluoghi, analisi dei conflitti, lettura delle funzioni stradali e verifica dei comportamenti.

3 · Decidere

Priorità motivate

Ogni misura deve essere confrontata per rischio, efficacia attesa, fattibilità, costo, tempi, utenti protetti e coerenza con gli altri piani.

4 · Verificare

Risultati misurabili

Stato di attuazione, velocità, conflitti, incidenti, morti e feriti devono essere monitorati con indicatori, responsabilità e scadenze definite.

Il principio guida

Non si parte dal bando. Si parte dagli incidenti, dall’esposizione, dalle caratteristiche della rete e dai bisogni delle persone. Si costruisce un portafoglio di interventi ordinato per priorità e maturità; solo dopo si associa ogni intervento al canale di finanziamento più coerente.

Perché serve un metodo stabile, non una risposta occasionale

Nel 2025, in Italia, sono stati rilevati 177.207 incidenti stradali con lesioni a persone, 2.868 morti e 237.822 feriti. Il dato nazionale è indispensabile per capire l’ordine di grandezza del problema, ma non dice automaticamente dove e come intervenire in un determinato territorio.

Un Comune o una Provincia deve ricostruire il proprio profilo di rischio: quali utenti subiscono le conseguenze più gravi, su quali strade, in quali condizioni, con quale ricorrenza e in rapporto a quali volumi di mobilità. La risposta può essere diversa tra centro urbano, strada di attraversamento, quartiere residenziale, zona scolastica, area produttiva, asse extraurbano o intersezione complessa.

Il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030 adotta l’approccio del sistema sicuro e fissa l’obiettivo di ridurre del 50% morti e feriti gravi entro il 2030 rispetto al 2019. Per rendere locale questo obiettivo occorrono programmi che integrino infrastruttura, velocità, comportamenti, veicoli, controlli, soccorso, dati e capacità organizzativa.

Per il quadro nazionale aggiornato consulta l’approfondimento sui dati ISTAT degli incidenti stradali.

Analisi di incidentalità e PCSS: due livelli collegati ma distinti

L’analisi di incidentalità

L’analisi di incidentalità ricostruisce distribuzione, gravità e caratteristiche degli incidenti. Può essere svolta sull’intera rete, su un corridoio, su una zona o su singoli punti critici. Un’analisi completa combina almeno quattro letture:

  • temporale: andamento pluriennale, stagionalità, giorno della settimana e fascia oraria;
  • spaziale: localizzazione, concentrazioni, tratte e intersezioni ricorrenti;
  • tipologica: natura dell’incidente, manovre, veicoli e utenti coinvolti;
  • di gravità ed esposizione: morti, feriti, vulnerabilità degli utenti e rapporto con traffico, popolazione o percorrenze.

Il data management è già parte dell’analisi

Prima delle graduatorie e delle mappe serve spesso un lavoro tecnico autonomo sui dati: richiesta e acquisizione delle basi disponibili, verifica dei tracciati, pulizia e normalizzazione, controllo di duplicati e campi mancanti, georeferenziazione e associazione degli eventi alla rete. Quando le coordinate non sono disponibili o non sono affidabili, può essere necessario ricostruire la posizione mediante informazioni descrittive e matching spaziale.

Questo lavoro può costituire anche un incarico autonomo. Un ente può partire dalla costruzione di una base dati controllata, da una mappa degli hotspot o da un primo quadro delle priorità, senza dover avviare contestualmente un PCSS completo.

La mappa degli incidenti non coincide con la diagnosi. Una concentrazione può dipendere da flussi elevati, caratteristiche geometriche, velocità non compatibili, scarsa leggibilità, attraversamenti, accessi, sosta, illuminazione, manutenzione o combinazioni di fattori. Per questo i risultati statistici devono essere verificati sul campo.

Il Piano comunale di sicurezza stradale

Il PCSS organizza gli esiti dell’analisi in una strategia di medio periodo. Definisce obiettivi, ambiti prioritari, interventi, responsabilità, risorse, tempi e indicatori. Il valore del piano non sta nel volume del documento, ma nella capacità di rendere coerenti decisioni che altrimenti resterebbero separate tra lavori pubblici, mobilità, manutenzione, Polizia locale, scuole, servizi sociali e bilancio.

Tre possibili livelli di incarico

Modulo 1

Analisi mirata

Dati, georeferenziazione, hotspot, sopralluoghi o approfondimenti su un corridoio, una zona, un’intersezione o una specifica categoria di utenti.

Modulo 2

Programma o PCSS

Quadro conoscitivo, diagnosi, priorità, pacchetti di misure, responsabilità, costi, tempi, maturità progettuale e collegamento con gli altri strumenti di piano.

Modulo 3

Monitoraggio continuativo

Aggiornamento periodico dei dati, indicatori, stato di attuazione, verifiche prima/dopo e revisione delle priorità, anche con strumenti GIS o piattaforme digitali.

Attenzione alla parola “piano”

Il PCSS non deve essere presentato come obbligo autonomo generalizzato per tutti i Comuni. Le Linee guida ministeriali del 2001 collegano la pianificazione locale della sicurezza stradale al Piano urbano del traffico. Per i Comuni obbligati al PUT, la sicurezza deve essere esplicitamente affrontata nel piano generale e nei relativi piani di dettaglio. Negli altri casi, un PCSS autonomo può comunque essere adottato come strumento tecnico e programmatorio.

Quadro normativo e metodologico: cosa è obbligatorio e cosa è una buona pratica

RiferimentoNaturaImplicazione operativa
Articolo 36 del Codice della stradaObbligo cogente nei casi previstiImpone il PUT ai Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti e agli altri Comuni individuati secondo la disciplina applicabile; prevede inoltre i piani del traffico per la viabilità extraurbana provinciale.
Linee guida ministeriali 2001 per i piani della sicurezza stradale urbanaLinea guida tecnica nazionaleCollega la sicurezza al sistema dei PUT e propone piani direttori, attuativi e di dettaglio, con obiettivi quantitativi, interventi e monitoraggio.
PNSS 2030Atto strategico nazionaleIndica obiettivi, categorie a rischio, approccio Safe System, linee strategiche e criteri di attuazione e valutazione.
DM 397/2017 e DM 396/2019 sui PUMSDisciplina nazionale dei PUMSRichiede una pianificazione sostenibile basata su obiettivi, indicatori, scenari e monitoraggio; la sicurezza stradale deve essere coordinata con il PUMS quando il piano è applicabile.
PCSS autonomoStrumento volontario o programmatorio dell’entePuò integrare o dettagliare PUT, PUMS e programmi delle opere, anche nei Comuni non soggetti a un obbligo specifico di piano autonomo.
La denominazione formale del documento è meno importante della coerenza tra obblighi, analisi, atti di pianificazione, bilancio e attuazione.

Il PCSS deve quindi essere costruito nel contesto reale dell’ente. Può costituire una parte del PUT, una componente del PUMS, un piano settoriale, un programma attuativo oppure un documento autonomo collegato agli altri strumenti. L’impostazione va dichiarata, evitando duplicazioni e conflitti tra obiettivi, classificazione della rete e priorità.

Per il rapporto con mobilità, urbanistica e scenari di trasformazione consulta la pagina su PUMS e pianificazione urbanistica e territoriale dei trasporti.

Quali dati servono davvero

La rilevazione ISTAT considera gli incidenti stradali che hanno causato lesioni a persone. L’unità statistica è il singolo incidente e comprende informazioni su circostanze, conseguenze, persone e veicoli. È una base fondamentale, ma per una diagnosi locale va integrata con altre fonti.

Famiglia di datiA cosa serveCautele principali
Incidenti con lesioniLocalizzare eventi, gravità, utenti, veicoli, manovre e circostanzeControllare completezza, coordinate, omogeneità temporale e modifiche nella rilevazione
Sinistri con soli danniIndividuare conflitti ricorrenti non visibili nei dati ISTATDisponibilità e qualità non uniformi; evitare confronti diretti senza normalizzazione
Flussi e percorrenzeRapportare gli incidenti all’esposizione e distinguere volume elevato da rischio anomaloVerificare periodo, copertura, stagionalità e rappresentatività
VelocitàConoscere distribuzioni, velocità operative e variazioni nel tempoNon usare una singola rilevazione come rappresentazione permanente del tratto
Rete e geometriaClassificare strade, intersezioni, attraversamenti, accessi, piste, marciapiedi e fermateMantenere allineati GIS, catasto strade e stato reale dei luoghi
Popolazione, scuole e poli attrattoriValutare vulnerabilità, domanda e funzioni urbaneDistinguere residenti, presenti, utenti occasionali e fasce orarie
Segnalazioni e conoscenza localeIntercettare quasi incidenti, criticità percepite e problemi operativiLa percezione integra ma non sostituisce i dati; va verificata tecnicamente
Interventi già realizzatiValutare cambiamenti e risultati prima/dopoRegistrare date, perimetro, costi, modifiche concomitanti e indicatori disponibili
Una base dati più ampia non è automaticamente migliore: deve essere coerente, documentata e utilizzabile per le decisioni.

La piattaforma WeTraffic Safety Manager consente agli enti che dispongono dei presupposti necessari di importare ed elaborare dati degli incidenti in coerenza con il tracciato ISTAT. La piattaforma WeTraffic permette inoltre di integrare fonti come sensori, telecamere, radar, dati da veicoli connessi e basi storiche. Lo strumento non sostituisce la diagnosi tecnica: la rende più tracciabile e aggiornabile.

Il percorso operativo: dall’acquisizione dei dati al monitoraggio

  1. Definire governance, perimetro e finalità. Chiarire chi decide, chi fornisce i dati, quali reti e periodi sono analizzati, quali piani devono essere coordinati e quali risultati deve produrre il lavoro.
  2. Acquisire e verificare i dati. Costruire un inventario delle fonti, documentare provenienza e periodo, controllare duplicati, campi mancanti, coordinate, classificazioni e discontinuità.
  3. Georiferire e organizzare il quadro conoscitivo. Associare gli eventi alla rete, ricostruire quando necessario le localizzazioni mancanti o dubbie e predisporre mappe e indicatori leggibili per strada, tratta, intersezione, quartiere, tipologia e categoria di utente.
  4. Analizzare frequenza, gravità ed esposizione. Distinguere numero di eventi, conseguenze, tassi, trend e costo sociale; evitare graduatorie fondate su un solo indicatore.
  5. Effettuare sopralluoghi e diagnosi. Verificare sul campo visibilità, velocità, attraversamenti, traiettorie, accessi, sosta, illuminazione, manutenzione, comportamento degli utenti e coerenza della funzione stradale; quando utile, programmare osservazioni in condizioni e orari differenti e con attenzione specifica agli utenti vulnerabili.
  6. Definire pacchetti di misure. Combinare interventi infrastrutturali, gestione della velocità, regolazione, segnaletica, manutenzione, controlli, educazione, tecnologia e gestione dei dati.
  7. Stabilire priorità e costruire il portafoglio. Valutare rischio, benefici attesi, costo, fattibilità, maturità progettuale, tempi, autorizzazioni, utenti protetti e possibili fonti di copertura.
  8. Attuare, monitorare e aggiornare. Assegnare responsabilità, verificare avanzamento e risultati, registrare le modifiche e aggiornare periodicamente analisi e programma.

Localizzare gli incidenti non basta: occorre diagnosticare il sistema

Un punto con molti incidenti può richiedere una soluzione diversa da quella suggerita dalla sola mappa. In alcuni casi il problema principale è la velocità; in altri è la leggibilità dell’intersezione, la presenza di svolte, la continuità pedonale, la sosta in prossimità degli attraversamenti, l’illuminazione o l’organizzazione degli accessi. Più fattori possono concorrere.

La diagnosi deve inoltre considerare il rischio diffuso. Se si interviene solo sui punti con maggiore concentrazione storica, si possono trascurare itinerari pericolosi, utenti vulnerabili e criticità emergenti. Per questo sono utili analisi di rete, indicatori di prestazione della sicurezza e controlli mirati su velocità, attraversamenti, scuole, fermate, itinerari ciclabili e assi ad alta esposizione.

Errore ricorrente: trasformare ogni concentrazione di incidenti in una richiesta immediata di nuova segnaletica, semaforo, rotatoria o autovelox. Prima della scelta occorre verificare cause, funzione della strada, geometria, flussi, velocità, alternative e compatibilità normativa.

Costo sociale e priorità: un indicatore importante, non l’unico criterio

Il costo sociale traduce in termini economici una parte rilevante delle conseguenze collettive degli incidenti. Può supportare confronti, analisi costo-beneficio e comunicazione delle priorità. Non deve però essere utilizzato come automatismo che sostituisce il giudizio tecnico.

Una graduatoria fondata soltanto sul costo storico può penalizzare luoghi con eventi ancora poco numerosi ma condizioni di rischio evidenti, oppure sottovalutare bambini, pedoni, ciclisti e persone anziane. È quindi opportuno combinarlo con gravità, esposizione, vulnerabilità, ricorrenza, rischio potenziale e fattibilità degli interventi.

Per metodologia, parametri ufficiali e calcolo consulta l’approfondimento autonomo sul costo sociale degli incidenti stradali.

Come ordinare gli interventi

CriterioDomanda da porrePossibile evidenza
GravitàQuali conseguenze si sono verificate o sono plausibili?Morti, feriti gravi, costo sociale, velocità d’urto potenziale
EsposizioneQuante persone e quanti veicoli sono esposti?Flussi, percorrenze, pedoni, ciclisti, frequentazione scolastica
VulnerabilitàChi subisce maggiormente le conseguenze?Bambini, anziani, pedoni, ciclisti, motociclisti, persone con disabilità
RicorrenzaIl fenomeno è stabile, occasionale o emergente?Serie pluriennale, eventi simili, segnalazioni verificate
Efficacia attesaLa misura interviene sui fattori di rischio individuati?Letteratura, casi analoghi, simulazioni, audit e valutazioni prima/dopo
FattibilitàL’intervento è tecnicamente e amministrativamente realizzabile?Spazi, proprietà, sottoservizi, vincoli, autorizzazioni, consenso istituzionale
Costo e tempiQuali risorse e quali tempi servono?Stima economica, progettazione, gara, cantiere, manutenzione
MaturitàIl progetto è pronto per essere finanziato e attuato?Idea, studio di fattibilità, progetto, pareri, quadro economico
CoerenzaL’intervento è compatibile con PUMS, PUT, urbanistica e rete?Obiettivi, classificazione funzionale, itinerari e programmi dell’ente
I pesi dei criteri devono essere dichiarati e condivisi: la graduatoria deve poter essere spiegata e aggiornata.

Dal PCSS al finanziamento degli interventi

La possibilità di cogliere un finanziamento dipende spesso dal lavoro fatto prima della pubblicazione del bando. Un ente che dispone di una diagnosi aggiornata, di priorità motivate, di stime economiche e di progetti con diverso livello di maturità può selezionare rapidamente le opportunità coerenti. In assenza di questo quadro, il rischio è costruire proposte occasionali, scollegate dai problemi principali o difficili da attuare nei tempi richiesti.

Costruire un portafoglio per livelli di maturità

LivelloContenuto minimoUso principale
Esigenza documentataProblema, dati, localizzazione, utenti e obiettivoProgrammazione preliminare e ricerca del canale adatto
Soluzione impostataAlternative, misura preferita, vincoli e prima stimaInserimento nei programmi e sviluppo progettuale
Studio di fattibilitàConfigurazione, benefici, costi, tempi, autorizzazioni e rischiDecisione di investimento e candidatura a misure compatibili
Progetto prontoLivello progettuale richiesto, quadro economico, pareri e cronoprogrammaPartecipazione a bandi con tempi brevi e avvio dell’attuazione
Intervento realizzatoDocumentazione finale, indicatori e dati prima/dopoRendicontazione, verifica dell’efficacia e apprendimento
Non tutti gli interventi devono essere portati subito allo stesso livello: è utile mantenere una pipeline equilibrata.

Principali famiglie di risorse

CanalePossibili applicazioniVerifica necessaria
Bilancio ordinario e programmi delle opereManutenzione, adeguamenti, segnaletica, illuminazione, attraversamenti, progettazione e monitoraggioCoerenza con programmazione, competenze, capitoli e procedure dell’ente
Proventi ex articolo 208 CdSFinalità previste dalla norma, tra cui sicurezza, segnaletica, controlli, utenze vulnerabili e pianiDestinazione, quote, delibere e ammissibilità contabile della singola spesa
Proventi ex articolo 142 CdSManutenzione e messa in sicurezza, segnaletica, controlli e altre finalità indicate dalla disciplinaRipartizione tra enti, destinazione vincolata, rendicontazione e titolarità della strada
Programmi regionali e nazionaliInterventi infrastrutturali, mobilità sicura, moderazione del traffico, ciclabilità, scuole e innovazioneBeneficiari, territorio, livello progettuale, cofinanziamento, tempi e indicatori
Fondi europei e programmi di cooperazioneInnovazione, dati, dimostrazione, reti, mobilità urbana sostenibile e capacity buildingObiettivi del programma, partenariato, replicabilità, gestione e rendicontazione
Accordi, partenariati e risorse collegate a trasformazioni urbaneOpere connesse a nuovi insediamenti, riqualificazioni, poli attrattori e programmi territorialiInteresse pubblico, titolarità, convenzioni, manutenzione futura e assenza di sovrapposizioni
Le opportunità cambiano nel tempo. Il PCSS deve conservare principi e priorità; l’elenco dei bandi va gestito come attività separata e aggiornata.

Proventi delle sanzioni: non confondere finalità generale e ammissibilità della singola spesa

Gli articoli 208 e 142 del Codice della strada prevedono destinazioni specifiche e obblighi di rendicontazione. Questo non significa che qualsiasi attività collegata alla sicurezza possa essere automaticamente imputata a tali risorse. L’ente deve verificare caso per caso classificazione della spesa, nesso con le finalità normative, atti di destinazione, competenza, titolarità della strada e regole contabili applicabili.

Monitorare attuazione ed efficacia

Il monitoraggio deve distinguere ciò che l’ente ha fatto dai risultati ottenuti. Numero di progetti o chilometri di segnaletica sono indicatori di attività; velocità operative, comportamenti, conflitti, incidenti e conseguenze sono indicatori di prestazione o di esito.

Attuazione

Il programma avanza?

Progetti avviati, risorse impegnate, pareri, gare, cantieri, interventi conclusi e scostamenti rispetto alle scadenze.

Prestazioni

Il sistema cambia?

Velocità, rispetto delle precedenze, uso degli attraversamenti, conflitti, flussi, accessibilità e condizioni della rete.

Esiti

Il danno si riduce?

Incidenti, morti, feriti, gravità, utenti vulnerabili coinvolti e costo sociale, letti su periodi adeguati.

Le valutazioni prima/dopo devono considerare variazioni dei flussi, modifiche della rete, tendenze generali e regressione verso la media. Nei siti con pochi eventi gravi, indicatori intermedi e osservazioni dei conflitti possono fornire segnali anticipatori, ma non devono essere presentati come equivalenti alla riduzione degli incidenti.

Errori frequenti

  • Usare un solo anno di dati. Le oscillazioni casuali possono modificare molto le graduatorie locali.
  • Contare gli incidenti senza considerarne gravità ed esposizione. Un asse trafficato e un luogo con rischio anomalo non sono la stessa cosa.
  • Fermarsi alla mappa. Il dato localizza il problema, ma la scelta della misura richiede diagnosi e sopralluogo.
  • Confondere causa statistica e responsabilità. Le variabili disponibili non ricostruiscono da sole tutte le dinamiche del singolo evento.
  • Proporre soluzioni standard. Segnaletica, semaforo, rotatoria o controllo della velocità devono derivare dal problema specifico.
  • Inseguire i bandi. Il finanziamento non deve determinare a posteriori una priorità non presente nel piano.
  • Inserire troppi interventi senza ordinarli. Un elenco non è un programma se mancano priorità, responsabilità, costi e tempi.
  • Misurare soltanto quanto è stato speso. Rendicontazione finanziaria ed efficacia di sicurezza sono controlli diversi.
  • Non aggiornare il quadro conoscitivo. Nuovi insediamenti, cantieri, modifiche dei flussi e interventi realizzati cambiano il rischio.

Checklist operativa per un PCSS utilizzabile

  • Perimetro, periodo di analisi e rete di competenza definiti.
  • Responsabile del procedimento e gruppo di lavoro individuati.
  • Fonti dei dati censite, documentate e sottoposte a controlli di qualità.
  • Incidenti georiferiti e collegati correttamente alla rete.
  • Analisi pluriennale per frequenza, gravità, utenti, tipologie e fasce temporali.
  • Indicatori rapportati, dove possibile, a traffico, percorrenze o popolazione esposta.
  • Punti, tratte e problemi diffusi verificati con sopralluoghi.
  • Fattori di rischio e obiettivi esplicitati prima di scegliere le misure.
  • Interventi organizzati in pacchetti e non come azioni isolate.
  • Criteri di priorità e relativi pesi dichiarati.
  • Stima economica, tempi, vincoli, autorizzazioni e manutenzione futura considerati.
  • Portafoglio suddiviso per livello di maturità progettuale.
  • Possibili fonti di copertura associate senza forzare l’ammissibilità.
  • Coerenza verificata con PUT, PUMS, urbanistica, lavori pubblici e bilancio.
  • Indicatori di attuazione, prestazione ed esito definiti.
  • Frequenza di monitoraggio e aggiornamento stabilita.
  • Risultati comunicabili in modo comprensibile a decisori e cittadini.

Cosa potete ottenere con una consulenza ben impostata

Una consulenza tecnica può essere utile anche senza partire da un piano completo: l’ente può avere bisogno di mettere ordine nei dati, individuare hotspot, approfondire pochi siti, impostare un programma di interventi oppure costruire un sistema stabile di monitoraggio. I moduli possono essere sviluppati separatamente e poi collegati in un percorso più ampio.

Dati e hotspot verificati

Inventario delle fonti, pulizia e normalizzazione, georeferenziazione, analisi geografiche e statistiche, hotspot, indicatori e mappe tematiche coerenti.

Diagnosi e priorità spiegabili

Sopralluoghi e criteri trasparenti per selezionare punti, tratte, utenti e misure, con attenzione a gravità, esposizione, vulnerabilità e fattori di rischio osservati.

Programma attuabile

Interventi ordinati per maturità, costo e tempi, collegati a responsabilità, strumenti di piano e possibili risorse.

Supporto alle decisioni

Materiali tecnici sintetici per Giunta, Consiglio, uffici, Polizia locale e confronto con stakeholder e cittadini.

Preparazione ai finanziamenti

Portafoglio di interventi già motivati, con dati, stime, livelli di progettazione e requisiti da completare.

Monitoraggio continuativo

Cruscotto di indicatori, verifiche prima/dopo, aggiornamento delle priorità e tracciabilità delle decisioni.

Esperienze applicative

Le attività professionali svolte su reti comunali e provinciali mostrano che il valore maggiore nasce dall’integrazione tra dati, pianificazione e gestione operativa. Tra le esperienze documentate:

  • Comune di Pescara: attività di monitoraggio del PUMS e del Piano comunale della sicurezza stradale, con aggiornamento di indicatori, analisi e organizzazione dei dati, ispezioni di sicurezza stradale e supporto alla programmazione.
  • Comune di Busto Arsizio: supporto al PUMS, analisi di incidentalità e attività partecipative collegate al piano.
  • Provincia di Pistoia: analisi di incidentalità della rete stradale provinciale con riferimento al quinquennio 2017–2021.
  • Unione dei Comuni del Fossanese: supporto all’acquisizione e organizzazione dei dati ISTAT per l’implementazione di WeTraffic Safety Manager e utilizzo delle analisi di incidentalità come base tecnica per successive valutazioni sul controllo della velocità.

Questi riferimenti sono riportati per descrivere tipologie di attività effettivamente svolte. Ogni nuovo incarico deve essere dimensionato sul patrimonio informativo disponibile, sull’organizzazione dell’ente e sugli strumenti di pianificazione già adottati.

Domande frequenti

Il Piano comunale di sicurezza stradale è obbligatorio per tutti i Comuni?

No. Non esiste un obbligo generalizzato di adottare un documento autonomo denominato PCSS per ogni Comune. Le Linee guida ministeriali collegano la pianificazione della sicurezza urbana al PUT; gli enti devono verificare gli obblighi applicabili e il rapporto con PUT, PUMS e altri strumenti.

Quanti anni di incidenti è opportuno analizzare?

Di norma è utile una serie pluriennale, spesso almeno quinquennale, accompagnata da un aggiornamento sugli anni più recenti. La durata corretta dipende dalla numerosità degli eventi, dalle modifiche della rete e dalla continuità dei dati. Un solo anno è raramente sufficiente per stabilire priorità stabili.

I microdati ISTAT sono sufficienti?

Sono una base essenziale per gli incidenti con lesioni, ma non rappresentano da soli esposizione, velocità, quasi incidenti, sinistri con soli danni, condizioni dell’infrastruttura o trasformazioni della mobilità. Vanno integrati con dati locali e sopralluoghi.

Come si individuano i punti neri?

Non esiste un’unica soglia valida per ogni rete. Occorre definire metodo, periodo, unità spaziale e indicatori, distinguendo frequenza, gravità ed esposizione. L’analisi dei punti deve essere affiancata da quella delle tratte e del rischio diffuso.

Il costo sociale decide automaticamente quali interventi finanziare?

No. È un indicatore utile per valutare l’impatto collettivo e confrontare scenari, ma deve essere integrato con esposizione, vulnerabilità, fattibilità, efficacia attesa e rischio potenziale.

Le entrate da sanzioni possono finanziare l’analisi o il piano?

Gli articoli 208 e 142 prevedono destinazioni vincolate e obblighi specifici. La possibilità di imputare una determinata attività tecnica deve essere verificata dall’ente in relazione alla natura della spesa, alle finalità normative, agli atti di destinazione e alle regole contabili applicabili. Non è corretto affermare un’ammissibilità automatica.

È meglio attendere un bando prima di sviluppare i progetti?

No. È preferibile mantenere un portafoglio con interventi a diversi livelli di maturità. In questo modo l’ente può scegliere le opportunità coerenti senza modificare le priorità solo per adattarsi a un avviso contingente.

È necessario affidare subito un PCSS completo?

No. Il lavoro può essere articolato per moduli: data management e georeferenziazione, analisi hotspot, ispezioni, approfondimenti su velocità o utenti vulnerabili, programma di interventi oppure monitoraggio. La scelta dipende dal problema da risolvere, dai dati disponibili e dagli strumenti di pianificazione già esistenti.

Quando è utile una piattaforma digitale?

Quando consente di integrare fonti, aggiornare mappe e indicatori, condividere il quadro tra uffici e tracciare interventi e risultati. La piattaforma è un supporto alla governance: non sostituisce qualità del dato, competenze e responsabilità decisionali.

Approfondimenti collegati

Dovete aggiornare l’analisi di incidentalità o trasformarla in un programma operativo?

Posso supportare Comuni, Province e gestori con incarichi modulari — dalla verifica e georeferenziazione dei dati alle analisi hotspot e ai sopralluoghi — oppure nella redazione o revisione del PCSS, nella costruzione delle priorità e nell’impostazione di un portafoglio di interventi monitorabile e coerente con gli strumenti di piano.