Dal 12 luglio 2026 il D.M. MIT 8 giugno 2026 disciplina omologazione, taratura e verifiche degli autovelox. Il MIT ha comunicato che, su 3.305 dispositivi censiti, 2.593 risultano omologati e 712 sono stati disinseriti. La guida spiega cosa devono verificare Comuni, Province e Polizie locali su apparecchi, postazioni, istruttorie, contratti e gestione nel tempo.
GUIDA OPERATIVA AGGIORNATA AL 2 OTTOBRE 2026
Autovelox 2026: dal nuovo decreto alla gestione concreta di dispositivi e postazioni
Dal 12 luglio 2026 il D.M. MIT 8 giugno 2026 disciplina omologazione, taratura e verifiche di funzionalità dei dispositivi per il controllo della velocità. Nel luglio 2026 il MIT ha comunicato una fotografia nazionale di 3.305 apparecchi, dei quali 2.593 indicati come omologati e 712 disinseriti. Per Comuni, Province e Polizie locali, però, il lavoro non si esaurisce nel dato nazionale: occorre verificare il singolo esemplare, la postazione, gli atti applicabili e, per nuove installazioni o modifiche, i presupposti tecnico-amministrativi prima di scegliere apparecchiatura e posizione.
3.305
dispositivi considerati nella fotografia MIT di luglio 2026
2.593
apparecchi indicati dal MIT come omologati nella stessa comunicazione
712
dispositivi indicati come disinseriti nella fotografia di luglio
Avvertenza sull’ambito dell’attività professionale
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza legale. Non svolgo consulenza diretta a privati per verificare singoli verbali, contestare sanzioni o predisporre ricorsi. La mia attività è rivolta a Comuni, Province, Polizie locali, enti proprietari e gestori delle strade, aziende e studi legali, ai quali offro supporto tecnico-documentale in materia di dispositivi, postazioni, tarature, analisi dei dati e istruttorie.
Per valutare una singola sanzione o l’opportunità di un ricorso è necessario rivolgersi a un legale.
Premessa: il decreto è il punto zero, non il punto finale
Dal 12 luglio 2026 è in vigore il D.M. del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 8 giugno 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 159 dell’11 luglio 2026. Il provvedimento definisce caratteristiche, requisiti e procedure di omologazione del prototipo, taratura e verifica di funzionalità dei dispositivi e dei sistemi impiegati per accertare le violazioni dei limiti di velocità.
Dopo anni di incertezza sulla distinzione tra apparecchi approvati e omologati, esiste finalmente un quadro tecnico nazionale. Il decreto disciplina il prototipo, la conformità degli esemplari prodotti, le prestazioni metrologiche, i controlli iniziali e periodici e il regime transitorio per i dispositivi già approvati.
Per gli enti, tuttavia, la regolarità dell’apparecchio è soltanto una parte del procedimento. Restano da verificare la classificazione della strada, le condizioni per il controllo a distanza, gli atti dell’ente proprietario e della Prefettura nei casi previsti, la segnalazione, la visibilità, le distanze, la coerenza del limite e le ragioni di sicurezza stradale che giustificano il controllo proprio in quel tratto.
Principio guida. L’omologazione riguarda l’idoneità tecnica del dispositivo. Gli atti relativi alla postazione riguardano la possibilità di utilizzare il controllo a distanza su uno specifico tratto. L’istruttoria tecnica deve collegare la scelta della postazione alle caratteristiche della strada, ai presupposti normativi applicabili e alle evidenze disponibili.
Per la ricostruzione storica della vicenda, dal Codice della Strada alle pronunce della Cassazione e al decreto del 2026, rimando all’approfondimento Autovelox: approvazione, omologazione e taratura. La cronologia normativa e giurisprudenziale. In questa pagina mi concentro sul quadro operativo attuale.
La fotografia MIT di luglio 2026: 712 dispositivi disinseriti
Con il comunicato del 18 luglio 2026, successivamente aggiornato sul sito ministeriale, il MIT ha indicato 712 apparecchi disinseriti, a fronte di 2.593 considerati omologati, su un totale di 3.305 dispositivi considerati nella comunicazione. Gli apparecchi disinseriti potranno eventualmente tornare in funzione quando ricorreranno le condizioni previste dal nuovo quadro.
Questi numeri vanno letti come una fotografia riferita al luglio 2026, non come un inventario immutabile. La piattaforma nazionale continua a essere aggiornata dagli enti: per ogni verifica operativa occorre quindi consultare il dato live e ricostruire la documentazione dello specifico esemplare.
“Disinserito” non significa automaticamente “non conforme a una prova tecnica”. Il dato ministeriale descrive lo stato comunicato dal MIT e la necessità di verificare le condizioni per l’eventuale riattivazione. Non sostituisce il controllo di matricola e configurazione, la corrispondenza con il prototipo e il decreto, la taratura, la verifica di funzionalità e gli atti relativi alla postazione.
Quattro piani da verificare separatamente
Per evitare errori occorre distinguere dispositivo, postazione, istruttoria tecnica e gestione nel tempo.
| Piano | Domanda principale | Atti ed evidenze da controllare |
|---|---|---|
| Dispositivo | L’apparecchio può essere legittimamente utilizzato? | Decreto applicabile, modello, versione, configurazione, conformità al prototipo, matricola, taratura, funzionalità e censimento MIT. |
| Postazione | Il controllo può essere effettuato in quel punto e con quelle modalità? | Classificazione della strada, titolarità, atti dell’ente proprietario, decreto prefettizio ove previsto, segnalazione, visibilità e distanze. |
| Istruttoria tecnica | Perché il controllo è necessario proprio in quel tratto? | Incidenti, velocità operative, traffico, caratteristiche della strada, limite vigente, alternative e difficoltà della contestazione immediata. |
| Gestione nel tempo | Il sistema continua a essere regolare ed efficace? | Scadenziario, certificati, verifiche, manutenzioni, aggiornamento degli atti, anomalie e monitoraggio dei risultati. |
Il D.M. 8 giugno 2026 interviene soprattutto sul primo piano. Le modalità di collocazione e uso delle postazioni restano disciplinate, tra l’altro, dal Codice della Strada, dal D.L. 20 giugno 2002, n. 121 e dal D.M. MIT–Interno 11 aprile 2024.
Due percorsi operativi, con una fase zero comune
Il percorso cambia a seconda che l’ente debba verificare un sistema già esistente oppure stia valutando una nuova postazione o una modifica dell’assetto. In entrambi i casi è utile partire da un check-up tecnico-documentale preliminare, prima di rilievi, acquisti o atti formali.
| Percorso | Punto di partenza | Obiettivo della fase zero |
|---|---|---|
| A. Impianti esistenti | Uno o più dispositivi già installati o utilizzati. | Ricostruire identità dell’esemplare, decreto applicabile, stato MIT, taratura e funzionalità, atti della postazione, manutenzione e criticità da risolvere. |
| B. Nuove postazioni o modifiche | Un problema di velocità o la necessità di attivare, spostare o modificare un controllo. | Verificare strada e tratto, classificazione e titolarità, limiti e segnaletica, atti dell’ente proprietario/gestore, decreto prefettizio vigente ove previsto e documenti mancanti prima di scegliere apparecchiatura e posizione. |
Output della fase zero. Non una generica dichiarazione di “conformità”, ma una sintesi tracciabile di punti certi, elementi da verificare, documenti mancanti e percorso successivo. Solo dopo questo passaggio si definiscono, se necessari, rilievi di traffico e velocità, sopralluoghi, approfondimenti GIS, confronto con ente proprietario/gestore e supporto all’eventuale istruttoria prefettizia.
Cosa cambia per gli autovelox già installati
Il regime transitorio richiede una verifica puntuale degli apparecchi in uso. Non basta controllare la marca o un nome commerciale simile a quello riportato nell’Allegato B.
| Situazione | Effetto del nuovo quadro | Verifica richiesta all’ente |
|---|---|---|
| Prototipo compreso nell’Allegato B | Il dispositivo conforme al prototipo indicato si intende omologato ai fini del decreto. | Verificare esatta corrispondenza tra titolare, decreto, modello, versione, configurazione e singolo esemplare. |
| Prototipo non compreso nell’Allegato B | Non opera l’automatica equiparazione all’omologazione. | Acquisire informazioni documentate sull’eventuale procedimento di omologazione attivato dal titolare del decreto. |
| Procedimento di approvazione già pendente | La pratica è convertita d’ufficio nel nuovo procedimento di omologazione. | Verificare con il titolare del provvedimento e con il MIT lo stato dell’istanza. |
| Dispositivo indicato dal MIT tra i 712 disinseriti nella fotografia di luglio 2026 | L’apparecchio non deve essere utilizzato finché non ricorrono le condizioni per la riattivazione. | Verificare lo stato live, documentare la sospensione, acquisire lo stato dell’iter di omologazione e aggiornare fascicolo, piattaforma e contratto. |
| Dispositivo già in servizio e non disinserito | Restano necessari conformità, taratura, funzionalità, manutenzione, censimento e atti della postazione. | Ricostruire il fascicolo completo e verificare le scadenze senza limitarsi allo stato aggregato MIT. |
| Esito negativo di taratura o funzionalità | Il dispositivo non può essere utilizzato fino a un nuovo esito positivo. | Sospendere l’impiego, intervenire e conservare l’evidenza del ripristino. |
La presenza nell’Allegato B di un nome appartenente alla stessa famiglia commerciale non è sufficiente. La verifica deve riguardare la denominazione esatta, il titolare del provvedimento, il decreto, il modello, la versione, la configurazione e gli eventuali componenti hardware e software rilevanti.
Telelaser: stesso quadro tecnico, verifica sul modello concreto
Il D.M. 8 giugno 2026 riguarda i dispositivi e i sistemi impiegati per accertare le violazioni dei limiti massimi di velocità e non crea un regime tecnico separato per i telelaser. Nell’Allegato B compaiono espressamente TRUCAM HD, TELELASER TRUSPEED e TRUCAM, richiamando rispettivamente i decreti dirigenziali MIT n. 42, 41 e 40 del 17 febbraio 2026. Per gli esemplari conformi ai relativi prototipi opera quindi il regime previsto dal nuovo decreto.
Operativamente, però, la sola indicazione “telelaser” non è sufficiente. Anche per uno strumento portatile o utilizzato da una pattuglia occorre verificare modello, versione, configurazione e matricola, decreto applicabile, censimento MIT, taratura e funzionalità. Quando il controllo è organizzato come postazione mobile o consente l’accertamento a distanza senza contestazione immediata, devono inoltre essere verificati i presupposti di collocazione e uso applicabili al tratto secondo il D.M. 11 aprile 2024 e gli atti prefettizi eventualmente necessari.
Per l’ente. Il telelaser può essere una soluzione operativa diversa da una postazione fissa, ma non è una scorciatoia documentale: cambia la modalità di impiego, non la necessità di identificare e gestire correttamente il dispositivo.
Riattivazione: cosa documentare prima del ritorno in servizio
L’istanza di omologazione compete normalmente al titolare del decreto di approvazione del prototipo, quindi in genere al produttore o al soggetto che detiene il provvedimento, non al Comune utilizzatore. Prima di rimettere in servizio un apparecchio sospeso, l’ente deve però ricostruire il proprio fascicolo e verificare che le condizioni tecniche e amministrative siano effettivamente soddisfatte.
Prima della riattivazione. Verificare decreto o inclusione nell’Allegato B, corrispondenza dello specifico esemplare al prototipo, taratura e funzionalità valide, aggiornamento della piattaforma MIT e regolarità degli atti della postazione; quindi formalizzare data, responsabilità ed evidenze del ritorno in servizio.
Taratura, funzionalità e manutenzione non sono la stessa cosa
| Attività | Finalità | Quando presidiare il requisito |
|---|---|---|
| Taratura iniziale | Verificare le prestazioni metrologiche prima della messa in servizio. | Prima del primo impiego e nei casi in cui sia richiesta una nuova verifica iniziale. |
| Taratura periodica | Confermare nel tempo l’affidabilità della misura. | Alla scadenza e successivamente secondo la periodicità applicabile, almeno annuale nel nuovo quadro. |
| Verifica di funzionalità | Controllare il corretto funzionamento complessivo del dispositivo. | Dopo o contestualmente alla taratura e prima dell’impiego, oltre alle verifiche periodiche previste. |
| Manutenzione | Conservare l’apparecchio nelle condizioni previste dal costruttore. | Secondo il manuale e ogni volta che emergano anomalie o intervengano modifiche. |
| Controllo identificativo | Assicurare la tracciabilità dell’esemplare e dei componenti metrologicamente rilevanti. | Alla messa in servizio, nelle verifiche, dopo interventi e a ogni variazione di configurazione. |
Una verifica di funzionalità non sostituisce la taratura. La manutenzione non sostituisce né la taratura né la verifica di funzionalità. Ogni attività deve essere documentata e ricondotta senza ambiguità al singolo esemplare.
Le indicazioni Accredia per i laboratori
Accredia ha pubblicato la Circolare tecnica DT n. 02/2026, approvata il 13 luglio 2026, dedicata all’adeguamento dei laboratori accreditati al nuovo decreto. Per gli enti la conseguenza pratica è che non basta controllare soltanto la data del certificato.
- verificare che il laboratorio disponga dello scopo di accreditamento pertinente e aggiornato;
- controllare che il certificato identifichi dispositivo, sistema e componenti metrologicamente rilevanti;
- verificare modello, matricole, modalità e luogo della taratura;
- controllare risultati, incertezze di misura e dichiarazione di conformità;
- accertare che sia esplicitata la regola decisionale applicata.
Il censimento nazionale sulla piattaforma MIT
Le amministrazioni e gli enti dai quali dipendono gli organi di Polizia stradale devono comunicare nella piattaforma ministeriale i dati degli apparecchi utilizzati, compresi marca, modello, tipo, versione, matricola ed estremi del decreto MIT. Ogni variazione deve essere aggiornata tempestivamente.
I dati sono consultabili nell’elenco nazionale dei dispositivi per il rilevamento della velocità. L’inserimento nella piattaforma è una condizione necessaria per il legittimo utilizzo, ma non sostituisce omologazione, conformità, taratura, verifiche di funzionalità o atti relativi alla postazione. Gli aggiornamenti proseguono anche dopo il primo censimento: per questo i numeri nazionali comunicati nel luglio 2026 non vanno usati come sostituto della verifica live del singolo apparecchio.
Il MIT ha inoltre pubblicato il 13 luglio 2026 una nota sull’operatività della piattaforma dopo l’entrata in vigore del D.M. n. 125/2026, chiarendo il trattamento dei dispositivi censiti riconducibili ai decreti elencati nell’Allegato B e le modalità di aggiornamento dei dati.
Verifica minima. Il dato pubblicato deve coincidere con l’apparecchio reale. Modello, versione, matricola, decreto, ente utilizzatore e stato operativo devono essere coerenti. In caso di sospensione, sostituzione, trasferimento o riattivazione, l’ente deve aggiornare le informazioni e conservarne evidenza.
Per gli impianti esistenti: audit di dispositivi e postazioni
Quando l’ente utilizza già uno o più sistemi, la prima attività operativa è una ricognizione completa di apparecchi, documentazione e postazioni. L’esito non dovrebbe essere una generica dichiarazione di conformità, ma una matrice che distingua ciò che risulta documentato, ciò che deve essere integrato e ciò che richiede sospensione, approfondimento o adeguamento.
1. Identificazione e omologazione
- ente e organo di Polizia utilizzatore;
- produttore e titolare del decreto;
- marca, modello, versione e configurazione;
- matricola e componenti rilevanti;
- decreto originario;
- presenza nell’Allegato B o nuovo decreto di omologazione.
2. Conformità e controlli
- conformità dell’esemplare al prototipo;
- manuale e configurazione autorizzata;
- certificato di taratura e scadenza;
- laboratorio e scopo di accreditamento;
- verifiche di funzionalità;
- manutenzioni, riparazioni e modifiche.
3. Piattaforma e stato operativo
- corrispondenza con il portale MIT;
- data della verifica e screenshot o estratto;
- eventuali difformità da correggere;
- data di disattivazione o sospensione;
- data e condizioni della riattivazione;
- verbale interno di messa in servizio.
4. Postazione, governance e contratti
- strada, classificazione, coordinate e direzioni;
- atti dell’ente proprietario e della Prefettura;
- segnalazione, visibilità e distanze;
- responsabile interno e procedura operativa;
- contratti di noleggio, gestione e manutenzione;
- obblighi e responsabilità di produttore e manutentore.
Output consigliati dell’audit
| Ambito | Controlli principali | Output |
|---|---|---|
| Dispositivo | Marca, modello, versione, configurazione, matricola, decreto e stato MIT. | Scheda anagrafica per ogni esemplare. |
| Documentazione tecnica | Conformità, manuale, taratura, funzionalità, manutenzioni e aggiornamenti. | Fascicolo tecnico ordinato. |
| Postazione | Classificazione, titolarità, atti, coordinate, segnalazione, visibilità e distanze. | Fascicolo amministrativo e scheda di sopralluogo. |
| Istruttoria | Incidenti, velocità, traffico, motivazione e alternative. | Nota di validazione o piano di aggiornamento. |
| Gestione operativa | Procedure della Polizia, dati, anomalie, responsabilità e sospensioni. | Procedura interna aggiornata. |
| Adeguamento | Documenti mancanti, scadenze e criticità. | Piano d’azione con responsabili e termini. |
Per una nuova postazione si parte dal problema, non dall’apparecchio
L’errore più frequente consiste nel partire dalla disponibilità di un autovelox o dalla volontà di installarlo, cercando soltanto dopo i dati necessari per giustificare la scelta. Il procedimento corretto è inverso: prima si chiariscono problema, strada, competenze e presupposti amministrativi; poi si raccolgono le evidenze tecniche necessarie, si confrontano le alternative e solo alla fine si sceglie il sistema di controllo più appropriato.
| Fase | Domanda | Risultato atteso |
|---|---|---|
| 1. Inquadramento | Qual è la funzione della strada e quali utenti la percorrono? | Descrizione tecnico-funzionale del tratto. |
| 2. Analisi del rischio | Dove e come si verificano gli incidenti? | Mappa delle criticità e analisi del quinquennio. |
| 3. Analisi delle velocità | Quali velocità vengono praticate? | Distribuzioni, V85, superamenti e variazioni temporali. |
| 4. Analisi del traffico | Quali flussi e categorie di veicoli interessano il tratto? | Volumi, composizione e condizioni operative. |
| 5. Verifica del limite | Il limite è coerente con strada e contesto? | Conferma o proposta motivata di revisione. |
| 6. Alternative | Sono possibili contestazione immediata, moderazione o interventi infrastrutturali? | Confronto tra misure. |
| 7. Scelta | Dove il controllo può produrre il maggiore beneficio? | Posizione tecnicamente motivata. |
| 8. Istruttoria | Quali atti e allegati sono necessari? | Fascicolo per ente proprietario/gestore e, ove previsto, Prefettura. |
| 9. Attivazione | Dispositivo e postazione sono pronti? | Verbale di messa in servizio. |
| 10. Monitoraggio | L’intervento riduce velocità e rischio? | Confronto prima-dopo e riesame. |
Analizzare la strada e la coerenza del limite
La valutazione deve partire dalla funzione che la strada svolge nella rete. Una direttrice di attraversamento, una strada urbana con attività commerciali, un asse extraurbano e un tratto in prossimità di una scuola presentano condizioni, utenti e rischi differenti.
L’analisi dovrebbe comprendere geometria, visibilità, margini laterali, intersezioni, accessi, attraversamenti, fermate del trasporto pubblico, presenza di pedoni e ciclisti, composizione del traffico e condizioni ambientali. Particolare attenzione deve essere dedicata alla coerenza del limite: quando il limite è poco leggibile rispetto alla strada percepita dagli utenti, il controllo può dover essere accompagnato da interventi sull’infrastruttura, sulla segnaletica o sull’organizzazione della circolazione.
Analizzare gli incidenti nel quinquennio precedente
Quando l’istanza si fonda sull’incidentalità, occorre analizzare numero, gravità, tipologia, localizzazione e cause degli eventi avvenuti nel quinquennio precedente, con particolare attenzione alla velocità come causa o concausa. Non basta riportare il numero complessivo degli incidenti dell’intero Comune: l’analisi deve avvicinarsi il più possibile al tratto interessato.
| Dimensione | Elementi da esaminare |
|---|---|
| Localizzazione | Coordinate, strada, progressiva, direzione, intersezioni e accessi. |
| Gravità | Morti, feriti, indice di lesività e conseguenze complessive. |
| Tipologia | Scontro, tamponamento, investimento, uscita di strada e altre dinamiche. |
| Cause e concause | Velocità, precedenza, distrazione, sorpasso, condizioni stradali e altri fattori. |
| Distribuzione temporale | Anno, mese, giorno, fascia oraria e meteo. |
| Concentrazione spaziale | Ricorrenze nello stesso punto, asse o tratto omogeneo. |
| Qualità del dato | Coordinate mancanti, georeferenziazione, denominazioni incoerenti ed eventi non confluiti nei flussi ufficiali. |
La qualità della mappa dipende dalla qualità del dato. Un incidente collocato sulla strada sbagliata o associato a una progressiva non corretta può modificare le conclusioni, soprattutto quando l’istruttoria riguarda un tratto limitato. I dati istituzionali dovrebbero quindi essere controllati e, ove possibile, confrontati con le informazioni degli organi che hanno rilevato gli eventi.
Integrare incidentalità, velocità e traffico
L’incidentalità descrive ciò che è già accaduto. Per comprendere le condizioni attuali e scegliere una posizione efficace occorre integrarla con velocità operative e flussi di traffico.
| Fonte | Copertura | Informazioni ricavabili | Funzione |
|---|---|---|---|
| Floating Car Data – FCD | Diffusa sulla rete. | Velocità operative, variazioni temporali, code e confronto tra tratti. | Screening e priorità. |
| Videocamere per rilievi | Puntuale. | Velocità, distribuzioni, V85, volumi, classi, direzioni e fasce orarie. | Approfondimento istruttorio. |
| Radar o sensori | Puntuale. | Velocità, flussi e classificazione secondo il sensore. | Verifica e monitoraggio. |
| Dispositivo omologato | Postazione regolare. | Misurazioni utilizzabili nelle condizioni previste. | Accertamento e sanzionamento. |
FCD, videocamere e sensori impiegati nell’analisi tecnica non devono essere confusi con i dispositivi sanzionatori. Il loro valore consiste nel supportare in modo oggettivo l’istruttoria, lo screening della rete, la scelta della sezione e il monitoraggio.
La piattaforma WeTraffic di Trafficlab consente di integrare dati provenienti da veicoli connessi, sensori, telecamere, basi statistiche e rilievi. Il modulo Mappa supporta la lettura diffusa mediante FCD, il Safety Manager organizza lo storico degli incidenti e FLOW utilizza dati puntuali raccolti con videocamere.
Combinazione consigliata: screening di rete + approfondimento puntuale. I dati FCD aiutano a individuare le priorità; i rilievi puntuali verificano nel dettaglio i tratti selezionati.
Scegliere il tratto e la posizione ottimale
La posizione non dovrebbe coincidere automaticamente con il punto più semplice da attrezzare o con quello in cui si prevedono più violazioni. Deve derivare dall’incrocio tra rischio, velocità, traffico, geometria, condizioni operative e possibilità di intervento.
Rischio
Incidenti, gravità, utenti vulnerabili, cause, intersezioni e accessi.
Comportamenti
Velocità operative, V85, superamenti, fasce orarie, flussi e mezzi pesanti.
Fattibilità
Visibilità, distanze, contestazione, energia, connettività, manutenzione e protezione.
L’obiettivo non è individuare il punto che massimizza le sanzioni, ma quello in cui il controllo può produrre il maggiore beneficio in termini di riduzione delle velocità e del rischio, evitando anche possibili spostamenti del problema su itinerari limitrofi.
Una metodologia applicata in un caso reale nel 2026
Nel 2026 questa metodologia è stata applicata a un caso riguardante più Comuni e una rete composta da tratti urbani ed extraurbani. Il punto di partenza era ottenere dati attendibili sugli incidenti e trasformarli in elementi tecnici utilizzabili per valutare possibili postazioni di controllo della velocità.
| Passaggio | Attività | Valore prodotto |
|---|---|---|
| 1. Reperimento | Verifica delle fonti e acquisizione dei microdati attraverso il canale competente. | Base dati ufficiale e tracciabile. |
| 2. Controllo qualità | Completezza, coordinate, strade, progressive e denominazioni. | Individuazione di errori e lacune. |
| 3. Georeferenziazione | Correzione o ricostruzione della posizione mediante coordinate, indirizzi e progressive. | Mappa attendibile degli incidenti. |
| 4. Integrazione | Confronto con dati locali e verbali non sempre presenti nei flussi statistici. | Riduzione delle lacune informative. |
| 5. Analisi | Filtri per Comune, periodo, strada e tratto; gravità, cause e condizioni. | Concentrazioni e priorità. |
| 6. Velocità | Dati diffusi e rilievi puntuali sulle velocità operative. | Collegamento tra incidenti e comportamento del traffico. |
| 7. Allegati | Mappe, tabelle, grafici e rapporti PDF. | Materiale utilizzabile nell’istruttoria. |
| 8. Decisione | Confronto tra postazioni, alternative e condizioni normative. | Scelta più trasparente e motivata. |
Catena metodologica: dati istituzionali → controllo di qualità → georeferenziazione → analisi degli incidenti → analisi delle velocità → priorità → allegati tecnici → istruttoria amministrativa.
La piattaforma non serve a “giustificare” una decisione già presa. Serve a costruire il percorso tecnico che consente all’ente di decidere se, dove e con quali modalità il controllo sia realmente necessario.
Quando serve il passaggio prefettizio: cosa dovrebbe contenere il fascicolo
Modulistica e indicazioni operative possono variare tra le Prefetture. Prima di predisporre la pratica occorre verificare il provvedimento prefettizio vigente, eventuali aggiornamenti successivi e le istruzioni dell’Ufficio territoriale del Governo competente, chiarendo se il tratto sia già ricompreso negli atti esistenti o se occorra una nuova individuazione o integrazione. Il fascicolo dovrebbe comunque consentire di ricostruire senza ambiguità il collegamento tra strada, presupposti applicabili, dati, rischio e soluzione proposta.
| Sezione | Contenuti principali |
|---|---|
| Inquadramento amministrativo | Ente richiedente, organo di Polizia, ente proprietario, classificazione, centro abitato, ordinanze e nulla osta. |
| Postazione | Strada, progressiva, coordinate, direzione, limite, tipologia di controllo, planimetria, ortofoto e fotografie. |
| Incidentalità | Periodo, fonte, criteri, numero e gravità, dinamiche, cause, mappe e tabelle. |
| Velocità | Metodo, periodo, campione, media, distribuzioni, V85, superamenti e differenze temporali. |
| Traffico | Volumi, composizione, direzioni, mezzi pesanti, utenti vulnerabili e code. |
| Caratteristiche del tratto | Geometria, visibilità, intersezioni, accessi, margini, attraversamenti e condizioni ambientali. |
| Contestazione immediata | Possibilità di fermare i veicoli e condizioni di sicurezza. |
| Alternative | Pattuglie, interventi infrastrutturali, moderazione, segnaletica e misure organizzative. |
| Collocazione | Distanze, visibilità, coordinamento con altri dispositivi e accessibilità tecnica. |
| Conclusioni e allegati | Problema, motivazione, posizione, benefici attesi, report, rilievi, fotografie, atti e pareri. |
Il fascicolo non dovrebbe essere una semplice raccolta di grafici: deve contenere un percorso argomentativo comprensibile anche a chi non ha partecipato alle analisi.
Dopo il decreto prefettizio: installazione e messa in servizio
L’eventuale provvedimento prefettizio non conclude il percorso. Prima dell’avvio occorre verificare la corrispondenza tra postazione autorizzata e installazione reale, dispositivo e decreto applicabile, modello, configurazione e matricola, censimento MIT, taratura e funzionalità, segnalazione, visibilità e distanze, oltre alle procedure dell’organo di Polizia e al trattamento dei dati.
Evidenza finale. Coordinate, fotografie, certificati e controlli devono confluire in un verbale di messa in servizio che fissi lo stato iniziale della postazione.
Gestire scadenze, anomalie e contratti nel tempo
Ogni dispositivo dovrebbe avere un fascicolo tecnico e uno scadenziario digitale. Decreto, modello, matricola e configurazione vanno aggiornati a ogni variazione; taratura e funzionalità alle scadenze previste; manutenzioni, anomalie, sospensioni, riattivazioni e modifiche della postazione al verificarsi dell’evento. Anche il dato pubblicato sulla piattaforma MIT deve restare coerente con lo stato reale.
Contratti di gestione, manutenzione e noleggio
Se un apparecchio viene sospeso o deve essere adeguato, vanno riesaminati anche i contratti: garanzie sull’utilizzabilità, obblighi di aggiornamento normativo e documentale, ripartizione delle responsabilità, canoni durante il fermo ed eventuale sostituzione. Gli effetti non sono automatici e dipendono dalle clausole applicabili.
Monitorare l’efficacia, non soltanto le sanzioni
Il numero di verbali non è l’unico indicatore con cui valutare una postazione. Un sistema efficace dovrebbe ridurre progressivamente velocità e rischio. Se gli eccessi rimangono elevati o gli incidenti non diminuiscono, l’ente dovrebbe riesaminare la postazione e valutare misure complementari.
| Indicatore | Confronto |
|---|---|
| Velocità media | Prima e dopo l’attivazione. |
| V85 | Variazione della velocità non superata dall’85% dei veicoli. |
| Superamenti | Numero, percentuale e gravità degli eccessi. |
| Distribuzione temporale | Giorni, orari e periodi critici. |
| Incidenti e gravità | Numero, morti, feriti e indice di lesività, tenendo conto dell’esposizione. |
| Flussi ed effetto sulla rete | Deviazioni e spostamento del problema su tratti vicini. |
| Disponibilità del dispositivo | Anomalie, tempi di fermo e manutenzioni. |
| Misure complementari | Necessità di segnaletica, moderazione o interventi infrastrutturali. |
Gli errori da evitare
| Errore | Conseguenza |
|---|---|
| Partire dall’apparecchio anziché dal problema | La postazione appare priva di una motivazione tecnica autonoma. |
| Controllare solo nome commerciale o stato aggregato MIT | Si può attribuire al singolo esemplare un titolo che non gli corrisponde. |
| Confondere omologazione e regolarità della postazione | Un apparecchio idoneo può essere usato in un luogo o con modalità non conformi. |
| Usare incidentalità troppo aggregata o velocità senza metodo e campione | L’istruttoria diventa poco verificabile rispetto allo specifico tratto. |
| Confondere strumenti analitici e dispositivi sanzionatori | Si attribuisce a FCD, videocamere o sensori una funzione che non possiedono. |
| Non formalizzare sospensioni, riattivazioni e modifiche | Diventa difficile ricostruire lo stato operativo nelle diverse date. |
| Valutare solo entrate o numero di verbali | Non viene verificato l’effetto reale sulla sicurezza stradale. |
Domande frequenti
I telelaser sono soggetti al D.M. 8 giugno 2026?
Sì, quando sono impiegati come dispositivi per l’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità. L’Allegato B comprende anche TRUCAM HD, TELELASER TRUSPEED e TRUCAM. Va comunque verificato il singolo esemplare e non la sola categoria commerciale “telelaser”.
I 712 apparecchi indicati come disinseriti dal MIT nel luglio 2026 possono tornare in funzione?
Sì, quando avranno ottenuto l’omologazione prevista e quando, per il singolo esemplare e per la postazione, risulteranno soddisfatti tutti gli altri requisiti applicabili. La riattivazione deve essere documentata.
Chi deve chiedere l’omologazione?
Normalmente il titolare del decreto di approvazione del prototipo, quindi in genere il produttore o il soggetto che detiene il provvedimento. L’ente utilizzatore deve acquisire e verificare la documentazione.
È obbligatorio un provvedimento interno denominato “disattivazione”?
Il decreto non sembra imporre uno specifico atto con questa denominazione. È però prudente che l’ente possa dimostrare quando l’impiego è cessato, chi ha disposto la sospensione, quali evidenze sono state controllate e a quali condizioni è avvenuta l’eventuale riattivazione.
Come posso supportare Comuni, Province e Polizie locali
Con Trafficlab posso affiancare gli enti lungo l’intero processo, coordinando analisi tecnica, dati, tecnologia e documentazione amministrativa.
| Ambito | Attività | Output |
|---|---|---|
| Check-up preliminare / fase zero | Verifica degli atti disponibili, strada e tratto, classificazione e titolarità, limiti e segnaletica, provvedimenti applicabili, stato dei dispositivi eventualmente presenti e documenti mancanti. | Nota di prefattibilità con punti certi, elementi da verificare, documenti mancanti e percorso successivo. |
| Audit degli apparecchi | Decreti, matricole, configurazioni, tarature, funzionalità, censimento e stato operativo. | Registro e piano di adeguamento. |
| Audit delle postazioni | Atti, coordinate, segnalazione, visibilità, distanze e condizioni di utilizzo. | Fascicolo per postazione. |
| Dati di incidentalità | Reperimento, controllo, georeferenziazione e analisi per rete, strada e tratto. | Base dati, mappe e report. |
| Velocità e traffico | FCD, videocamere, radar e altri sensori. | Distribuzioni, V85, flussi e classificazione. |
| Scelta delle postazioni | Sopralluoghi, confronto tra alternative e valutazione tecnica. | Relazione motivata. |
| Istruttoria prefettizia | Relazione, allegati, mappe e modulistica, quando il percorso richiede il coinvolgimento della Prefettura. | Fascicolo tecnico-amministrativo. |
| Messa in servizio | Controllo finale coordinato di apparecchio, sito e documentazione. | Verbale di attivazione. |
| Gestione continuativa | Scadenziario, aggiornamento piattaforma, anomalie e monitoraggio prima-dopo. | Registro digitale e report periodici. |
Serve una verifica preliminare su dispositivi o nuove postazioni?
Il supporto può partire da un check-up tecnico-documentale preliminare, anche da remoto quando il caso lo consente, per capire quali presupposti sono già documentati, quali elementi mancano e quale sia il percorso successivo. Da lì posso affiancare l’ente nella ricognizione degli apparecchi già installati, nell’analisi di incidenti, velocità e traffico, nella scelta delle postazioni e nella predisposizione dell’eventuale istruttoria. L’obiettivo è costruire decisioni fondate, documentabili e gestibili nel tempo.
Riferimenti principali
- Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – D.M. 8 giugno 2026 – G.U. Serie Generale n. 159 dell’11 luglio 2026: omologazione, taratura e verifiche di funzionalità.
- MIT – testo integrale del D.M. 8 giugno 2026, n. 125, con Allegati A e B.
- MIT – decreti dirigenziali del 17 febbraio 2026 di conferma di approvazione: n. 40 – TRUCAM, n. 41 – TELELASER TRUSPEED e n. 42 – TRUCAM HD.
- MIT – “Autovelox, disattivati i dispositivi non in regola” – comunicato del 18 luglio 2026, successivamente aggiornato sul sito ministeriale.
- MIT – operatività della piattaforma telematica dopo l’entrata in vigore del D.M. n. 125/2026 – 13 luglio 2026.
- MIT – elenco regionale dei dispositivi spenti, aggiornato al 18 luglio 2026.
- MIT–Ministero dell’Interno – D.M. 11 aprile 2024 – G.U. Serie Generale n. 123 del 28 maggio 2024: collocazione e uso delle postazioni.
- MIT – elenco nazionale dei dispositivi per il rilevamento della velocità.
- Accredia – Circolare tecnica DT n. 02/2026 del 13 luglio 2026.
- Marco De Mitri – cronologia normativa e giurisprudenziale sugli autovelox.
- Trafficlab – WeTraffic: piattaforma per incidentalità, FCD, sensori e gestione del traffico.


