Dal 12 luglio 2026 il D.M. MIT 8 giugno 2026 disciplina omologazione, taratura e verifiche degli autovelox. Il MIT ha comunicato che, su 3.305 dispositivi censiti, 2.593 risultano omologati e 712 sono stati disinseriti. La guida spiega cosa devono verificare Comuni, Province e Polizie locali su apparecchi, postazioni, istruttorie, contratti e gestione nel tempo.
GUIDA OPERATIVA AGGIORNATA AL 21 LUGLIO 2026
Autovelox 2026: dal nuovo decreto alla gestione concreta di dispositivi e postazioni
Dal 12 luglio 2026 il D.M. MIT 8 giugno 2026 disciplina omologazione, taratura e verifiche di funzionalità dei dispositivi per il controllo della velocità. Il 18 luglio, con aggiornamento del 20 luglio, il MIT ha inoltre comunicato che, su 3.305 apparecchi censiti, 2.593 risultano omologati e 712 sono stati disinseriti. Per Comuni, Province e Polizie locali la verifica non può però fermarsi a questo dato: occorre controllare ogni singolo esemplare, la postazione, l’istruttoria, gli atti e la gestione nel tempo.
3.305
dispositivi complessivamente censiti dal MIT
2.593
apparecchi indicati dal MIT come omologati
712
dispositivi disinseriti: circa il 21,5% del totale
Avvertenza sull’ambito dell’attività professionale
Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza legale. Non svolgo consulenza diretta a privati per verificare singoli verbali, contestare sanzioni o predisporre ricorsi. La mia attività è rivolta a Comuni, Province, Polizie locali, enti proprietari e gestori delle strade, aziende e studi legali, ai quali offro supporto tecnico-documentale in materia di dispositivi, postazioni, tarature, analisi dei dati e istruttorie.
Per valutare una singola sanzione o l’opportunità di un ricorso è necessario rivolgersi a un legale.
Premessa: il decreto è il punto zero, non il punto finale
Dal 12 luglio 2026 è in vigore il D.M. del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti 8 giugno 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 159 dell’11 luglio 2026. Il provvedimento definisce caratteristiche, requisiti e procedure di omologazione del prototipo, taratura e verifica di funzionalità dei dispositivi e dei sistemi impiegati per accertare le violazioni dei limiti di velocità.
Dopo anni di incertezza sulla distinzione tra apparecchi approvati e omologati, esiste finalmente un quadro tecnico nazionale. Il decreto disciplina il prototipo, la conformità degli esemplari prodotti, le prestazioni metrologiche, i controlli iniziali e periodici e il regime transitorio per i dispositivi già approvati.
Per gli enti, tuttavia, la regolarità dell’apparecchio è soltanto una parte del procedimento. Restano da verificare la classificazione della strada, le condizioni per il controllo a distanza, gli atti dell’ente proprietario e della Prefettura nei casi previsti, la segnalazione, la visibilità, le distanze, la coerenza del limite e le ragioni di sicurezza stradale che giustificano il controllo proprio in quel tratto.
Principio guida. L’omologazione riguarda l’idoneità tecnica del dispositivo. Gli atti relativi alla postazione riguardano la possibilità di utilizzare il controllo a distanza su uno specifico tratto. L’analisi di sicurezza stradale deve spiegare perché quella postazione è necessaria.
Per la ricostruzione storica della vicenda, dal Codice della Strada alle pronunce della Cassazione e al decreto del 2026, rimando all’approfondimento Autovelox: approvazione, omologazione e taratura. La cronologia normativa e giurisprudenziale. In questa pagina mi concentro sul quadro operativo attuale.
Il MIT comunica la disattivazione di 712 dispositivi
Con il comunicato pubblicato il 18 luglio 2026 e modificato il 20 luglio, il MIT ha dichiarato che risultano disinseriti 712 apparecchi, a fronte di 2.593 indicati come omologati, su un totale di 3.305 dispositivi dislocati sul territorio nazionale. I dispositivi spenti potranno eventualmente tornare in funzione dopo avere ottenuto l’omologazione prevista dal nuovo quadro.
Il dato rende concreta la fase di adeguamento: oltre un apparecchio su cinque tra quelli considerati dal Ministero risulta attualmente disinserito. Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Friuli-Venezia Giulia concentrano complessivamente 569 disattivazioni, circa l’80% del totale comunicato.
Attenzione al dettaglio regionale
Il testo del comunicato contiene incongruenze redazionali: la Basilicata è citata due volte, la Provincia autonoma di Bolzano è associata nel testo a 8 apparecchi mentre l’allegato ne riporta 18, e il Molise è indicato prima con 18 disattivazioni e poi con nessun apparecchio spento. Per i dati territoriali va quindi utilizzato come riferimento l’allegato ufficiale aggiornato al 18 luglio 2026, non la sintesi testuale della notizia.
Il comunicato MIT offre una fotografia nazionale, ma non sostituisce il controllo del singolo esemplare. Il numero aggregato dei dispositivi “omologati” non prova automaticamente che ogni apparecchio sia utilizzabile senza ulteriori verifiche. Per ciascun dispositivo restano centrali l’identificazione esatta, la conformità al prototipo, la taratura, la funzionalità, il censimento e la regolarità della postazione.
Che cosa significa davvero “dispositivo disinserito”
Il materiale ministeriale consente di affermare che 712 apparecchi non risultano attualmente utilizzabili nel nuovo quadro e sono stati indicati come disinseriti o non omologati. Non consente invece di concludere, per ogni singolo esemplare, che sia stata accertata una non conformità tecnica mediante una prova metrologica o una verifica di laboratorio.
Il dato MIT dimostra
- lo stato aggregato comunicato dal Ministero;
- l’avvenuto disinserimento degli apparecchi elencati;
- la necessità di ottenere l’omologazione per un’eventuale riattivazione;
- l’urgenza di una verifica dispositivo per dispositivo.
Il dato MIT non sostituisce
- la verifica della matricola e della configurazione;
- la corrispondenza con il prototipo e il decreto;
- la taratura e la verifica di funzionalità valide;
- gli atti relativi alla postazione e all’impiego operativo.
Quattro piani da verificare separatamente
Per evitare errori occorre distinguere dispositivo, postazione, istruttoria tecnica e gestione nel tempo.
| Piano | Domanda principale | Atti ed evidenze da controllare |
|---|---|---|
| Dispositivo | L’apparecchio può essere legittimamente utilizzato? | Decreto applicabile, modello, versione, configurazione, conformità al prototipo, matricola, taratura, funzionalità e censimento MIT. |
| Postazione | Il controllo può essere effettuato in quel punto e con quelle modalità? | Classificazione della strada, titolarità, atti dell’ente proprietario, decreto prefettizio ove previsto, segnalazione, visibilità e distanze. |
| Istruttoria tecnica | Perché il controllo è necessario proprio in quel tratto? | Incidenti, velocità operative, traffico, caratteristiche della strada, limite vigente, alternative e difficoltà della contestazione immediata. |
| Gestione nel tempo | Il sistema continua a essere regolare ed efficace? | Scadenziario, certificati, verifiche, manutenzioni, aggiornamento degli atti, anomalie e monitoraggio dei risultati. |
Il D.M. 8 giugno 2026 interviene soprattutto sul primo piano. Le modalità di collocazione e uso delle postazioni restano disciplinate, tra l’altro, dal Codice della Strada, dal D.L. 20 giugno 2002, n. 121 e dal D.M. MIT–Interno 11 aprile 2024.
Cosa cambia per gli autovelox già installati
Il regime transitorio richiede una verifica puntuale degli apparecchi in uso. Non basta controllare la marca o un nome commerciale simile a quello riportato nell’Allegato B.
| Situazione | Effetto del nuovo quadro | Verifica richiesta all’ente |
|---|---|---|
| Prototipo compreso nell’Allegato B | Il dispositivo conforme al prototipo indicato si intende omologato ai fini del decreto. | Verificare esatta corrispondenza tra titolare, decreto, modello, versione, configurazione e singolo esemplare. |
| Prototipo non compreso nell’Allegato B | Non opera l’automatica equiparazione all’omologazione. | Acquisire informazioni documentate sull’eventuale procedimento di omologazione attivato dal titolare del decreto. |
| Procedimento di approvazione già pendente | La pratica è convertita d’ufficio nel nuovo procedimento di omologazione. | Verificare con il titolare del provvedimento e con il MIT lo stato dell’istanza. |
| Dispositivo indicato tra i 712 disinseriti | L’apparecchio non deve essere utilizzato finché non ricorrono le condizioni per la riattivazione. | Documentare la sospensione, acquisire lo stato dell’iter di omologazione e aggiornare fascicolo, piattaforma e contratto. |
| Dispositivo già in servizio e non disinserito | Restano necessari conformità, taratura, funzionalità, manutenzione, censimento e atti della postazione. | Ricostruire il fascicolo completo e verificare le scadenze senza limitarsi allo stato aggregato MIT. |
| Esito negativo di taratura o funzionalità | Il dispositivo non può essere utilizzato fino a un nuovo esito positivo. | Sospendere l’impiego, intervenire e conservare l’evidenza del ripristino. |
La presenza nell’Allegato B di un nome appartenente alla stessa famiglia commerciale non è sufficiente. La verifica deve riguardare la denominazione esatta, il titolare del provvedimento, il decreto, il modello, la versione, la configurazione e gli eventuali componenti hardware e software rilevanti.
Come può avvenire la riattivazione
L’istanza di omologazione compete normalmente al titolare del decreto di approvazione del prototipo, quindi in genere al produttore o al soggetto che detiene il provvedimento, non al Comune che utilizza l’apparecchio. L’articolo 6 del D.M. distingue diverse ipotesi per i prototipi approvati prima del precedente D.M. n. 282/2017 e per le pratiche già pendenti.
Prima di rimettere in servizio un dispositivo
- acquisire il decreto di omologazione oppure verificare documentalmente che il prototipo rientri nell’Allegato B;
- accertare la conformità dello specifico esemplare al prototipo, con modello, versione, configurazione e matricola;
- verificare la validità della taratura e delle verifiche di funzionalità;
- aggiornare i dati sulla piattaforma MIT e conservarne evidenza;
- riesaminare gli atti della postazione, la segnalazione, le distanze e le condizioni operative;
- formalizzare internamente la rimessa in servizio con responsabilità, data ed evidenze controllate.
Taratura, funzionalità e manutenzione non sono la stessa cosa
| Attività | Finalità | Quando presidiare il requisito |
|---|---|---|
| Taratura iniziale | Verificare le prestazioni metrologiche prima della messa in servizio. | Prima del primo impiego e nei casi in cui sia richiesta una nuova verifica iniziale. |
| Taratura periodica | Confermare nel tempo l’affidabilità della misura. | Alla scadenza e successivamente secondo la periodicità applicabile, almeno annuale nel nuovo quadro. |
| Verifica di funzionalità | Controllare il corretto funzionamento complessivo del dispositivo. | Dopo o contestualmente alla taratura e prima dell’impiego, oltre alle verifiche periodiche previste. |
| Manutenzione | Conservare l’apparecchio nelle condizioni previste dal costruttore. | Secondo il manuale e ogni volta che emergano anomalie o intervengano modifiche. |
| Controllo identificativo | Assicurare la tracciabilità dell’esemplare e dei componenti metrologicamente rilevanti. | Alla messa in servizio, nelle verifiche, dopo interventi e a ogni variazione di configurazione. |
Una verifica di funzionalità non sostituisce la taratura. La manutenzione non sostituisce né la taratura né la verifica di funzionalità. Ogni attività deve essere documentata e ricondotta senza ambiguità al singolo esemplare.
Le indicazioni Accredia per i laboratori
Accredia ha pubblicato la Circolare tecnica DT n. 02/2026, approvata il 13 luglio 2026, dedicata all’adeguamento dei laboratori accreditati al nuovo decreto. Per gli enti la conseguenza pratica è che non basta controllare soltanto la data del certificato.
- verificare che il laboratorio disponga dello scopo di accreditamento pertinente e aggiornato;
- controllare che il certificato identifichi dispositivo, sistema e componenti metrologicamente rilevanti;
- verificare modello, matricole, modalità e luogo della taratura;
- controllare risultati, incertezze di misura e dichiarazione di conformità;
- accertare che sia esplicitata la regola decisionale applicata.
Il censimento nazionale sulla piattaforma MIT
Le amministrazioni e gli enti dai quali dipendono gli organi di Polizia stradale devono comunicare nella piattaforma ministeriale i dati degli apparecchi utilizzati, compresi marca, modello, tipo, versione, matricola ed estremi del decreto MIT. Ogni variazione deve essere aggiornata tempestivamente.
I dati sono consultabili nell’elenco nazionale dei dispositivi per il rilevamento della velocità. L’inserimento nella piattaforma è una condizione necessaria per il legittimo utilizzo, ma non sostituisce omologazione, conformità, taratura, verifiche di funzionalità o atti relativi alla postazione.
Verifica minima. Il dato pubblicato deve coincidere con l’apparecchio reale. Modello, versione, matricola, decreto, ente utilizzatore e stato operativo devono essere coerenti. In caso di sospensione, sostituzione, trasferimento o riattivazione, l’ente deve aggiornare le informazioni e conservarne evidenza.
La prima attività da svolgere: audit di dispositivi e postazioni
Prima di progettare nuovi controlli, l’ente dovrebbe effettuare una ricognizione completa di apparecchi e postazioni già presenti. L’esito non dovrebbe essere una generica dichiarazione di conformità, ma una matrice che distingua ciò che è regolare, ciò che deve essere integrato e ciò che richiede la sospensione dell’impiego.
1. Identificazione e omologazione
- ente e organo di Polizia utilizzatore;
- produttore e titolare del decreto;
- marca, modello, versione e configurazione;
- matricola e componenti rilevanti;
- decreto originario;
- presenza nell’Allegato B o nuovo decreto di omologazione.
2. Conformità e controlli
- conformità dell’esemplare al prototipo;
- manuale e configurazione autorizzata;
- certificato di taratura e scadenza;
- laboratorio e scopo di accreditamento;
- verifiche di funzionalità;
- manutenzioni, riparazioni e modifiche.
3. Piattaforma e stato operativo
- corrispondenza con il portale MIT;
- data della verifica e screenshot o estratto;
- eventuali difformità da correggere;
- data di disattivazione o sospensione;
- data e condizioni della riattivazione;
- verbale interno di messa in servizio.
4. Postazione, governance e contratti
- strada, classificazione, coordinate e direzioni;
- atti dell’ente proprietario e della Prefettura;
- segnalazione, visibilità e distanze;
- responsabile interno e procedura operativa;
- contratti di noleggio, gestione e manutenzione;
- obblighi e responsabilità di produttore e manutentore.
Output consigliati dell’audit
| Ambito | Controlli principali | Output |
|---|---|---|
| Dispositivo | Marca, modello, versione, configurazione, matricola, decreto e stato MIT. | Scheda anagrafica per ogni esemplare. |
| Documentazione tecnica | Conformità, manuale, taratura, funzionalità, manutenzioni e aggiornamenti. | Fascicolo tecnico ordinato. |
| Postazione | Classificazione, titolarità, atti, coordinate, segnalazione, visibilità e distanze. | Fascicolo amministrativo e scheda di sopralluogo. |
| Istruttoria | Incidenti, velocità, traffico, motivazione e alternative. | Nota di validazione o piano di aggiornamento. |
| Gestione operativa | Procedure della Polizia, dati, anomalie, responsabilità e sospensioni. | Procedura interna aggiornata. |
| Adeguamento | Documenti mancanti, scadenze e criticità. | Piano d’azione con responsabili e termini. |
Per una nuova postazione si parte dal problema, non dall’apparecchio
L’errore più frequente consiste nel partire dalla disponibilità di un autovelox o dalla volontà di installarlo, cercando soltanto dopo i dati necessari per giustificare la scelta. Il procedimento corretto è inverso: si individua il problema di sicurezza, si valutano le misure possibili e solo alla fine si sceglie il sistema di controllo più appropriato.
| Fase | Domanda | Risultato atteso |
|---|---|---|
| 1. Inquadramento | Qual è la funzione della strada e quali utenti la percorrono? | Descrizione tecnico-funzionale del tratto. |
| 2. Analisi del rischio | Dove e come si verificano gli incidenti? | Mappa delle criticità e analisi del quinquennio. |
| 3. Analisi delle velocità | Quali velocità vengono praticate? | Distribuzioni, V85, superamenti e variazioni temporali. |
| 4. Analisi del traffico | Quali flussi e categorie di veicoli interessano il tratto? | Volumi, composizione e condizioni operative. |
| 5. Verifica del limite | Il limite è coerente con strada e contesto? | Conferma o proposta motivata di revisione. |
| 6. Alternative | Sono possibili contestazione immediata, moderazione o interventi infrastrutturali? | Confronto tra misure. |
| 7. Scelta | Dove il controllo può produrre il maggiore beneficio? | Posizione tecnicamente motivata. |
| 8. Istruttoria | Quali atti e allegati sono necessari? | Fascicolo per ente proprietario e Prefettura. |
| 9. Attivazione | Dispositivo e postazione sono pronti? | Verbale di messa in servizio. |
| 10. Monitoraggio | L’intervento riduce velocità e rischio? | Confronto prima-dopo e riesame. |
Analizzare la strada e la coerenza del limite
La valutazione deve partire dalla funzione che la strada svolge nella rete. Una direttrice di attraversamento, una strada urbana con attività commerciali, un asse extraurbano e un tratto in prossimità di una scuola presentano condizioni, utenti e rischi differenti.
L’analisi dovrebbe comprendere geometria, visibilità, margini laterali, intersezioni, accessi, attraversamenti, fermate del trasporto pubblico, presenza di pedoni e ciclisti, composizione del traffico e condizioni ambientali. Particolare attenzione deve essere dedicata alla coerenza del limite: quando il limite è poco leggibile rispetto alla strada percepita dagli utenti, il controllo può dover essere accompagnato da interventi sull’infrastruttura, sulla segnaletica o sull’organizzazione della circolazione.
Analizzare gli incidenti nel quinquennio precedente
Quando l’istanza si fonda sull’incidentalità, occorre analizzare numero, gravità, tipologia, localizzazione e cause degli eventi avvenuti nel quinquennio precedente, con particolare attenzione alla velocità come causa o concausa. Non basta riportare il numero complessivo degli incidenti dell’intero Comune: l’analisi deve avvicinarsi il più possibile al tratto interessato.
| Dimensione | Elementi da esaminare |
|---|---|
| Localizzazione | Coordinate, strada, progressiva, direzione, intersezioni e accessi. |
| Gravità | Morti, feriti, indice di lesività e conseguenze complessive. |
| Tipologia | Scontro, tamponamento, investimento, uscita di strada e altre dinamiche. |
| Cause e concause | Velocità, precedenza, distrazione, sorpasso, condizioni stradali e altri fattori. |
| Distribuzione temporale | Anno, mese, giorno, fascia oraria e meteo. |
| Concentrazione spaziale | Ricorrenze nello stesso punto, asse o tratto omogeneo. |
| Qualità del dato | Coordinate mancanti, georeferenziazione, denominazioni incoerenti ed eventi non confluiti nei flussi ufficiali. |
La qualità della mappa dipende dalla qualità del dato. Un incidente collocato sulla strada sbagliata o associato a una progressiva non corretta può modificare le conclusioni, soprattutto quando l’istruttoria riguarda un tratto limitato. I dati istituzionali dovrebbero quindi essere controllati e, ove possibile, confrontati con le informazioni degli organi che hanno rilevato gli eventi.
Integrare incidentalità, velocità e traffico
L’incidentalità descrive ciò che è già accaduto. Per comprendere le condizioni attuali e scegliere una posizione efficace occorre integrarla con velocità operative e flussi di traffico.
| Fonte | Copertura | Informazioni ricavabili | Funzione |
|---|---|---|---|
| Floating Car Data – FCD | Diffusa sulla rete. | Velocità operative, variazioni temporali, code e confronto tra tratti. | Screening e priorità. |
| Videocamere per rilievi | Puntuale. | Velocità, distribuzioni, V85, volumi, classi, direzioni e fasce orarie. | Approfondimento istruttorio. |
| Radar o sensori | Puntuale. | Velocità, flussi e classificazione secondo il sensore. | Verifica e monitoraggio. |
| Dispositivo omologato | Postazione regolare. | Misurazioni utilizzabili nelle condizioni previste. | Accertamento e sanzionamento. |
FCD, videocamere e sensori impiegati nell’analisi tecnica non devono essere confusi con i dispositivi sanzionatori. Il loro valore consiste nel supportare in modo oggettivo l’istruttoria, lo screening della rete, la scelta della sezione e il monitoraggio.
La piattaforma WeTraffic di Trafficlab consente di integrare dati provenienti da veicoli connessi, sensori, telecamere, basi statistiche e rilievi. Il modulo Mappa supporta la lettura diffusa mediante FCD, il Safety Manager organizza lo storico degli incidenti e FLOW utilizza dati puntuali raccolti con videocamere.
Combinazione consigliata: screening di rete + approfondimento puntuale. I dati FCD aiutano a individuare le priorità; i rilievi puntuali verificano nel dettaglio i tratti selezionati.
Scegliere il tratto e la posizione ottimale
La posizione non dovrebbe coincidere automaticamente con il punto più semplice da attrezzare o con quello in cui si prevedono più violazioni. Deve derivare dall’incrocio tra rischio, velocità, traffico, geometria, condizioni operative e possibilità di intervento.
Rischio
Incidenti, gravità, utenti vulnerabili, cause, intersezioni e accessi.
Comportamenti
Velocità operative, V85, superamenti, fasce orarie, flussi e mezzi pesanti.
Fattibilità
Visibilità, distanze, contestazione, energia, connettività, manutenzione e protezione.
L’obiettivo non è individuare il punto che massimizza le sanzioni, ma quello in cui il controllo può produrre il maggiore beneficio in termini di riduzione delle velocità e del rischio, evitando anche possibili spostamenti del problema su itinerari limitrofi.
Una metodologia applicata in un caso reale nel 2026
Nel 2026 questa metodologia è stata applicata a un caso riguardante più Comuni e una rete composta da tratti urbani ed extraurbani. Il punto di partenza era ottenere dati attendibili sugli incidenti e trasformarli in elementi tecnici utilizzabili per valutare possibili postazioni di controllo della velocità.
| Passaggio | Attività | Valore prodotto |
|---|---|---|
| 1. Reperimento | Verifica delle fonti e acquisizione dei microdati attraverso il canale competente. | Base dati ufficiale e tracciabile. |
| 2. Controllo qualità | Completezza, coordinate, strade, progressive e denominazioni. | Individuazione di errori e lacune. |
| 3. Georeferenziazione | Correzione o ricostruzione della posizione mediante coordinate, indirizzi e progressive. | Mappa attendibile degli incidenti. |
| 4. Integrazione | Confronto con dati locali e verbali non sempre presenti nei flussi statistici. | Riduzione delle lacune informative. |
| 5. Analisi | Filtri per Comune, periodo, strada e tratto; gravità, cause e condizioni. | Concentrazioni e priorità. |
| 6. Velocità | Dati diffusi e rilievi puntuali sulle velocità operative. | Collegamento tra incidenti e comportamento del traffico. |
| 7. Allegati | Mappe, tabelle, grafici e rapporti PDF. | Materiale utilizzabile nell’istruttoria. |
| 8. Decisione | Confronto tra postazioni, alternative e condizioni normative. | Scelta più trasparente e motivata. |
Catena metodologica: dati istituzionali → controllo di qualità → georeferenziazione → analisi degli incidenti → analisi delle velocità → priorità → allegati tecnici → istruttoria amministrativa.
La piattaforma non serve a “giustificare” una decisione già presa. Serve a costruire il percorso tecnico che consente all’ente di decidere se, dove e con quali modalità il controllo sia realmente necessario.
Cosa dovrebbe contenere la richiesta alla Prefettura
Modulistica e indicazioni operative possono variare tra le Prefetture. Prima di predisporre la pratica occorre quindi verificare le istruzioni dell’Ufficio territoriale del Governo competente. Il fascicolo dovrebbe comunque consentire di ricostruire senza ambiguità il collegamento tra strada, dati, rischio e soluzione proposta.
| Sezione | Contenuti principali |
|---|---|
| Inquadramento amministrativo | Ente richiedente, organo di Polizia, ente proprietario, classificazione, centro abitato, ordinanze e nulla osta. |
| Postazione | Strada, progressiva, coordinate, direzione, limite, tipologia di controllo, planimetria, ortofoto e fotografie. |
| Incidentalità | Periodo, fonte, criteri, numero e gravità, dinamiche, cause, mappe e tabelle. |
| Velocità | Metodo, periodo, campione, media, distribuzioni, V85, superamenti e differenze temporali. |
| Traffico | Volumi, composizione, direzioni, mezzi pesanti, utenti vulnerabili e code. |
| Caratteristiche del tratto | Geometria, visibilità, intersezioni, accessi, margini, attraversamenti e condizioni ambientali. |
| Contestazione immediata | Possibilità di fermare i veicoli e condizioni di sicurezza. |
| Alternative | Pattuglie, interventi infrastrutturali, moderazione, segnaletica e misure organizzative. |
| Collocazione | Distanze, visibilità, coordinamento con altri dispositivi e accessibilità tecnica. |
| Conclusioni e allegati | Problema, motivazione, posizione, benefici attesi, report, rilievi, fotografie, atti e pareri. |
Il fascicolo non dovrebbe essere una semplice raccolta di grafici: deve contenere un percorso argomentativo comprensibile anche a chi non ha partecipato alle analisi.
Dopo il decreto prefettizio: installazione e messa in servizio
L’ottenimento del provvedimento prefettizio, quando necessario, non conclude il percorso. Prima dell’avvio deve essere svolta una verifica finale coordinata e deve essere fissato lo stato iniziale della postazione.
| Verifica prima dell’attivazione | Evidenza da conservare |
|---|---|
| Corrispondenza tra postazione autorizzata e installazione reale | Planimetria, coordinate e fotografie. |
| Decreto applicabile al dispositivo | Copia del decreto e verifica puntuale del modello. |
| Conformità dell’esemplare al prototipo | Dichiarazione e documentazione identificativa. |
| Matricola, versione e configurazione | Scheda anagrafica aggiornata. |
| Censimento MIT | Riscontro della piattaforma. |
| Taratura valida | Certificato del laboratorio. |
| Verifica di funzionalità | Rapporto firmato. |
| Segnalazione, visibilità e distanze | Verbale di sopralluogo e rilievo. |
| Gestione da parte dell’organo di Polizia | Procedura e responsabilità. |
| Trattamento delle immagini e dei dati | Informativa, procedura e misure di sicurezza. |
| Avvio operativo | Verbale interno di messa in servizio. |
Gestire scadenze, anomalie e contratti nel tempo
Ogni dispositivo dovrebbe essere associato a un fascicolo tecnico e a uno scadenziario digitale. Il sistema deve produrre avvisi preventivi, evitando che un apparecchio rimanga operativo con certificazioni scadute, dati non aggiornati o una configurazione diversa da quella documentata.
| Informazione | Aggiornamento |
|---|---|
| Decreto, modello, matricola e configurazione | A ogni variazione. |
| Taratura e funzionalità | Alle scadenze e prima dell’impiego quando necessario. |
| Manutenzioni e riparazioni | A ogni intervento. |
| Anomalie, sospensioni e riattivazioni | Al verificarsi dell’evento. |
| Piattaforma MIT | A ogni modifica dello stato o dei dati. |
| Segnalazione e collocazione | Dopo lavori o modifiche della strada. |
| Ordinanze e atti | A ogni modifica normativa o amministrativa. |
| Formazione degli operatori | Secondo le procedure interne. |
| Monitoraggio dell’efficacia | Con periodicità definita dall’ente. |
Riesaminare i contratti di gestione, manutenzione e noleggio
La disattivazione di un apparecchio può avere conseguenze sul rapporto con produttore, manutentore, noleggiatore o gestore. Gli effetti dipendono dal singolo contratto e non sono automatici. È comunque opportuno verificare:
- garanzie sulla legittima utilizzabilità del dispositivo;
- obblighi di adeguamento normativo e documentale;
- ripartizione delle responsabilità;
- canone durante il periodo di inutilizzabilità;
- obbligo di seguire l’iter di omologazione;
- eventuale sostituzione temporanea o definitiva;
- penali, sospensione, risoluzione e livelli di servizio.
Monitorare l’efficacia, non soltanto le sanzioni
Il numero di verbali non è l’unico indicatore con cui valutare una postazione. Un sistema efficace dovrebbe ridurre progressivamente velocità e rischio. Se gli eccessi rimangono elevati o gli incidenti non diminuiscono, l’ente dovrebbe riesaminare la postazione e valutare misure complementari.
| Indicatore | Confronto |
|---|---|
| Velocità media | Prima e dopo l’attivazione. |
| V85 | Variazione della velocità non superata dall’85% dei veicoli. |
| Superamenti | Numero, percentuale e gravità degli eccessi. |
| Distribuzione temporale | Giorni, orari e periodi critici. |
| Incidenti e gravità | Numero, morti, feriti e indice di lesività, tenendo conto dell’esposizione. |
| Flussi ed effetto sulla rete | Deviazioni e spostamento del problema su tratti vicini. |
| Disponibilità del dispositivo | Anomalie, tempi di fermo e manutenzioni. |
| Misure complementari | Necessità di segnaletica, moderazione o interventi infrastrutturali. |
Gli errori da evitare
| Errore | Conseguenza |
|---|---|
| Partire dall’apparecchio anziché dal problema | La postazione appare priva di una motivazione tecnica autonoma. |
| Affidarsi al solo numero nazionale degli “omologati” | Si omette la verifica del singolo esemplare e della postazione. |
| Controllare soltanto il nome commerciale | Si può attribuire al dispositivo un decreto non corrispondente. |
| Confondere omologazione e autorizzazione della postazione | Un apparecchio regolare può essere usato in un luogo non conforme. |
| Usare dati di incidentalità troppo aggregati | Non viene dimostrata la criticità dello specifico tratto. |
| Presentare velocità senza descrivere metodo e campione | I risultati sono poco verificabili. |
| Confondere dati analitici e strumenti sanzionatori | Si attribuisce a FCD e videocamere una funzione che non possiedono. |
| Trascurare georeferenziazione e qualità dei dati | Incidenti e criticità possono essere associati al tratto sbagliato. |
| Limitarsi alla pratica prefettizia | Si perde il collegamento con la gestione complessiva della sicurezza. |
| Non formalizzare sospensione e riattivazione | Diventa difficile dimostrare lo stato operativo nelle diverse date. |
| Valutare solo entrate o numero di verbali | Non viene verificato l’effetto reale sulla sicurezza stradale. |
Domande frequenti
I 2.593 dispositivi indicati dal MIT come omologati possono essere usati automaticamente?
No. Il dato è aggregato. Ogni ente deve verificare il singolo esemplare, la corrispondenza al prototipo e al decreto, la taratura, la funzionalità, il censimento e gli atti della postazione.
Un dispositivo presente nella piattaforma MIT è automaticamente regolare?
No. La comunicazione alla piattaforma è necessaria, ma non sostituisce omologazione, conformità, taratura, verifiche di funzionalità e regolarità della postazione.
I 712 apparecchi disinseriti possono tornare in funzione?
Sì, quando avranno ottenuto l’omologazione prevista e quando, per il singolo esemplare e per la postazione, risulteranno soddisfatti tutti gli altri requisiti applicabili. La riattivazione deve essere documentata.
Chi deve chiedere l’omologazione?
Normalmente il titolare del decreto di approvazione del prototipo, quindi in genere il produttore o il soggetto che detiene il provvedimento. L’ente utilizzatore deve acquisire e verificare la documentazione.
È obbligatorio un provvedimento interno denominato “disattivazione”?
Il decreto non sembra imporre uno specifico atto con questa denominazione. È però prudente che l’ente possa dimostrare quando l’impiego è cessato, chi ha disposto la sospensione, quali evidenze sono state controllate e a quali condizioni è avvenuta l’eventuale riattivazione.
Come posso supportare Comuni, Province e Polizie locali
Con Trafficlab posso affiancare gli enti lungo l’intero processo, coordinando analisi tecnica, dati, tecnologia e documentazione amministrativa.
| Ambito | Attività | Output |
|---|---|---|
| Audit degli apparecchi | Decreti, matricole, configurazioni, tarature, funzionalità, censimento e stato operativo. | Registro e piano di adeguamento. |
| Audit delle postazioni | Atti, coordinate, segnalazione, visibilità, distanze e condizioni di utilizzo. | Fascicolo per postazione. |
| Dati di incidentalità | Reperimento, controllo, georeferenziazione e analisi per rete, strada e tratto. | Base dati, mappe e report. |
| Velocità e traffico | FCD, videocamere, radar e altri sensori. | Distribuzioni, V85, flussi e classificazione. |
| Scelta delle postazioni | Sopralluoghi, confronto tra alternative e valutazione tecnica. | Relazione motivata. |
| Istruttoria prefettizia | Relazione, allegati, mappe e modulistica. | Fascicolo tecnico-amministrativo. |
| Messa in servizio | Controllo finale coordinato di apparecchio, sito e documentazione. | Verbale di attivazione. |
| Gestione continuativa | Scadenziario, aggiornamento piattaforma, anomalie e monitoraggio prima-dopo. | Registro digitale e report periodici. |
Serve una verifica tecnica dei dispositivi o delle postazioni?
Posso supportare l’ente nella ricognizione degli apparecchi già installati, nella costruzione del fascicolo tecnico, nell’analisi di incidenti, velocità e traffico, nella scelta delle postazioni e nella predisposizione dell’istruttoria. L’obiettivo è costruire decisioni fondate, documentabili e gestibili nel tempo.
Riferimenti principali
- Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – D.M. 8 giugno 2026 – G.U. Serie Generale n. 159 dell’11 luglio 2026: omologazione, taratura e verifiche di funzionalità.
- MIT – testo integrale del D.M. 8 giugno 2026, n. 125, con Allegati A e B.
- MIT – “Autovelox, disattivati i dispositivi non in regola” – comunicato del 18 luglio 2026, modificato il 20 luglio 2026.
- MIT – elenco regionale dei dispositivi spenti, aggiornato al 18 luglio 2026.
- MIT–Ministero dell’Interno – D.M. 11 aprile 2024 – G.U. Serie Generale n. 123 del 28 maggio 2024: collocazione e uso delle postazioni.
- MIT – elenco nazionale dei dispositivi per il rilevamento della velocità.
- Accredia – Circolare tecnica DT n. 02/2026 del 13 luglio 2026.
- Marco De Mitri – cronologia normativa e giurisprudenziale sugli autovelox.
- Trafficlab – WeTraffic: piattaforma per incidentalità, FCD, sensori e gestione del traffico.


