Sicurezza stradale: come si riduce il rischio di incidenti? Conosciamo il “sistema guida”.


La domanda non è per nulla banale, pur affrontando un argomento sul quale da anni ognuno di noi è cosciente (o almeno così si spera) dei pericoli che si incontrano per strada e delle misure per ridurre i rischi. Eppure…

Eppure:

  • continuiamo ad avere 9-10 persone che ogni giorno perdono la vita su strada (e molte di più sono quelle che restano ferite);
  • ogni anno spendiamo 20-25 miliardi a causa degli incidenti stradali (sono numeri forniti dallo stesso Ministero delle Infrastrutture!);
  • gli incidenti stradali costituiscono la prima causa di morte tra i giovani;
  • gli incidenti stradali costituiscono la prima causa di morte sul lavoro.

Per capire come far diminuire gli incidenti stradali occorre sapere come funziona il “sistema guida”, per vedere dove si annidano i rischi e come si deve intervenire per ridurli in modo efficace.

Cerchiamo allora di capire meglio come funziona il tutto. Il “sistema guida” è un sistema complesso, formato da diverse componenti (consideriamo per semplicità la guida di un’auto, ma il ragionamento vale per la guida di qualsiasi mezzo privato). Quando siamo alla guida di un’auto, istante per istante, non facciamo altro che elaborare le informazioni che riceviamo dall’esterno (andamento del tracciato stradale, presenza e movimento di altri veicoli o persone, ecc.) ed adeguare il moto del veicolo di conseguenza, attraverso i vari comandi (che agiscono su direzione, velocità, ecc.) in modo da far procedere il veicolo stesso mantenendo un assetto “dinamico” (perché il veicolo continua a procedere) ma “regolare”, e quindi sicuro.

Questo equilibrio dinamico riguarda quindi tre diverse componenti: l’UOMO, il VEICOLO e l’INFRASTRUTTURA. L’assetto regolare e sicuro del veicolo sulla strada dipende dalla conservazione di questo equilibrio dinamico, cioè dal fatto che il guidatore riesca a condurre il veicolo mantenendo la corretta traiettoria di marcia in funzione di tutto quanto detto (tracciato, veicoli, persone, ecc.). Nel momento in cui dovesse insorgere un problema relativo ad una qualsiasi di queste componenti, si può avere un aumento del rischio. Esempi dei problemi in questione possono essere: un colpo di sonno (per la componente UOMO); una avaria meccanica (per la componente VEICOLO) o una buca sulla strada (per la componente INFRASTRUTTURA). Ed è facile quindi comprendere come ogni componente abbia i suoi pericoli, che possono causare l’insorgenza di un rischio di incidente.

Dunque, per ridurre il rischio di incidente occorre ridurre o eliminare i rischi legati ad ogni singola componente del sistema (UOMO, VEICOLO, INFRASTRUTTURA). E sono tanti.

Ma non è finita qui.

Come è facile immaginare, ci sono anche altri fattori che influenzano la sicurezza sulla strada. Fattori legati all’ambiente esterno, su cui il guidatore non può intervenire, ma dei cui effetti deve assolutamente tenere conto. Pensate a come variano le condizioni di sicurezza quando un certo guidatore, con la sua auto, percorre una strada che fa abitualmente ma si trova in diverse condizioni meteo (es. con il bel tempo o nel mezzo di una bufera di neve). A parità di terna UOMO-VEICOLO-INFRASTRUTTURA (che sono sempre le stesse, nell’esempio fatto), il rischio di incidente può aumentare notevolmente se le condizioni ambientali sono avverse. La componente AMBIENTE dunque costituisce un ulteriore elemento del sistema, sulla quale però non si può intervenire.

Esiste infine una ulteriore componente, definita dalla pianificazione dello SPOSTAMENTO, sui cui elementi (es. scelta del percorso, del mezzo di trasporto, dell’orario, ecc.), se si dispone di alternative, è possibile intervenire in modo da ridurre notevolmente i fattori di rischio legati al viaggio.

In definitiva, il “sistema guida” è composto da una terna di componenti in equilibrio dinamico (UOMO-VEICOLO-INFRASTRUTTURA), influenzata istante per istante dalle condizioni esterne (componente AMBIENTE) ed in generale dalle scelte fatte per la pianificazione dello SPOSTAMENTO.

Per ridurre il rischio stradale occorre dunque intervenire su ognuna delle componenti in questione (a parte l’AMBIENTE, che per definizione costituisce una condizione al contorno), studiandone le caratteristiche ed intervenendo dove necessario per ridurre o eliminare i singoli rischi.

Gli enti gestori o proprietari di infrastrutture possono ad esempio intervenire sulla stessa, peraltro in ottemperanza a specifici obblighi di legge (come il Decreto Legislativo n. 35/2011).

Dal punto di vista della sicurezza dei veicoli, si interviene potenziando i sistemi di sicurezza attiva e passiva.

Per le aziende, invece, è opportuno seguire le migliori pratiche esistenti in materia a livello di valutazione del rischio stradale sul lavoro.

Ed in ogni caso, al tutto si aggiunge la necessaria presenza di un adeguato sistema organizzativo di gestione delle emergenze, da attivarsi in caso di incidenti (es. ambulanze, vigili del fuoco, ecc.). E anche in questo ambito, sono molti i possibili spazi di miglioramento. Tra i tanti, metto in evidenza quello del coordinamento tra i servizi di emergenza medica, sul quale sono in corso interessanti studi per migliorare l’efficienza. Richiamo ad esempio lo studio dell’ETSC (European Transport Safety Council) sul sistema “Rendez-vous”.

Ma questa, comunque, è tutta un’altra storia…