In questo articolo spiego come gestire in sicurezza i trasporti di merci pericolose (ADR) nelle aree metropolitane, dove poli industriali e città condividono la stessa rete stradale. Con un approccio basato su analisi dei flussi, definizione di percorsi e orari, adeguamenti mirati della viabilità, monitoraggio e controlli, fino alle procedure per la gestione delle emergenze. E mostro infine come le tecnologie ITS e la lettura dei codici KEMLER/ONU possano supportare prevenzione e gestione del rischio.

Premessa
Le città che abitiamo oggi non sono state progettate per i volumi e i ritmi della logistica contemporanea: sono cresciute per stratificazioni successive e, nel secolo scorso, spesso con espansioni rapide sia residenziali sia industriali. Il risultato è noto: poli produttivi importanti a ridosso dei centri abitati e una convivenza complessa tra attività economiche e vita urbana, con effetti che riguardano la sicurezza e la salute di lavoratori e residenti. Non è un tema solo ambientale.
In questi contesti, il trasporto continuativo di materie prime e prodotti – incluse merci pericolose (ADR) – avviene sulle stesse strade percorse ogni giorno dai cittadini. Qui la logistica non è un “tema di settore”: è una componente strutturale della mobilità urbana, e quando entrano in gioco i transiti ADR la priorità diventa la riduzione del rischio, la prevenzione degli incidenti e la capacità di gestire l’emergenza.
Per questo, accanto agli strumenti di pianificazione, serve un approccio operativo e coordinato tra enti pubblici, aziende e operatori del trasporto: regole chiare su percorsi e orari, adeguamento delle condizioni della rete e sistemi di monitoraggio e controllo. Le indicazioni che seguono prendono spunto da uno studio che ho svolto per un Comune con criticità di questo tipo e hanno l’obiettivo di rendere compatibili continuità produttiva e sicurezza urbana.
Il contesto.
Immaginate un grande polo industriale e produttivo, composto da diverse aziende, interessato ogni giorno da imponenti flussi di traffico relativi a persone, merci e materie prime, molte delle quali di natura pericolosa. Si trasportano materie diverse, con mezzi differenti, in orari variabili e con percorsi dipendenti dai luoghi di provenienza o di destinazione dei carichi.
Ogni trasporto di merci pericolose (inteso come singolo spostamento effettuato da un veicolo, come ad esempio da una autocisterna di GPL), segue dunque una pianificazione dello spostamento indipendentemente da tutti gli altri, ma interagisce comunque forzatamente con essi, in quanto impegna le stesse strade nelle stesse ore. E questo, in concomitanza con tutti gli altri spostamenti derivanti dalle attività della città stessa, che avvengono per diversi motivi (lavoro, studio, commercio, servizi, ecc.) e con diversi mezzi.
Il rischio per le persone, già normalmente molto elevato in questi contesti, aumenta quindi per la presenza dei trasporti di merci pericolose di cui si è detto, trasporti che avvengono spesso senza una programmazione generale che tenga conto di tale complessità.
Il metodo di lavoro
Non sono naturalmente i singoli datori di lavoro a doversi occupare di questo. Non da soli, almeno. Occorre un coordinamento generale, un vero e proprio “sistema di gestione della mobilità”, grazie al quale garantire la sicurezza stradale in queste condizioni. E non parlo quindi di un PUMS, ma di una metodologia operativa che ad esso si affianca e con cui si integra. E per costruire questa metodologia, che naturalmente è specifica di ogni singola città e situazione, è utile ragionare come se ci si trovasse all’interno di un luogo di lavoro, individuando le situazioni a rischio ed intervenendo con misure di natura infrastrutturale, tecnica, organizzativa e comportamentale.
Queste le fasi da seguire, che analizziamo singolarmente:
- Analisi dei trasporti di merci pericolose.
- Pianificazione di percorsi ed orari.
- Adeguamento delle strade interessate.
- Monitoraggio e controllo.
- Definizione della procedura di gestione delle emergenze.
L’analisi dei trasporti di merci pericolose
Sono definite merci pericolose le materie e gli oggetti il cui trasporto è vietato dalla normativa ADR, oppure autorizzato unicamente alle condizioni dalla stessa previste. In sostanza, una merce è considerata pericolosa quando può causare danni alle persone o all’ambiente, o compromettere la sicurezza del trasporto o del veicolo. Ne approfitto per ricordare che il Codice della Strada detta la Disciplina del trasporto su strada dei materiali pericolosi all’art. 168.
Occorre innanzitutto individuare, all’interno della rete urbana, le principali direttrici di traffico coinvolte dal flusso di sostanze pericolose. Lo si fa sulla base delle informazioni fornite dai gestori degli stabilimenti a rischio di incidente rilevante presenti nel polo in questione. Tali stabilimenti costituiscono le principali sorgenti di traffico, sulla base delle quali viene stimato il flusso delle sostanze pericolose movimentate sul territorio comunale. In una prima fase di indagine si può trascurare il “traffico di attraversamento”, composto cioè dai mezzi che attraversano il territorio comunale ma sono diretti verso altre destinazioni.
Per ognuna delle principali aziende in esame, occorre conoscere e classificare le movimentazioni di materie pericolose con riferimento ai seguenti aspetti: tipologia della stessa, origine e destinazione, indicazione di massima del percorso usato in ambito cittadino e numero dei mezzi normalmente coinvolti.
I percorsi seguiti dai mezzi vanno poi analizzati individuando le singole strade coinvolte. Aggregando i dati raccolti, è possibile effettuare diverse analisi relative alle tipologie di sostanze ed ai rischi connessi in base ai percorsi effettuati per il trasporto. In particolare, occorre arrivare ad ottenere, per ogni strada impegnata, il numero (giornaliero, mensile, ecc.) di mezzi con merci pericolose che la percorrono, suddivisi per classe ADR della materia trasportata.
Questo passaggio consente poi di classificare le strade in questione con riferimento alle tipologie di pericolo relative al rischio di incidenti rilevanti (es. pericolo di esplosione, rischio incendio, ecc.).
La pianificazione di percorsi ed orari
I transiti delle merci pericolose avvengono normalmente attraverso percorsi perlopiù obbligati, in conseguenza delle caratteristiche geometriche delle strade, che devono essere in grado di ospitare le sagome dei mezzi pesanti coinvolti. Le ordinanze comunali in vigore consentono peraltro di proibire il transito di tali mezzi su strade caratterizzate da condizioni non idonee allo scopo. I percorsi seguiti dai mezzi in esame risultano quindi spesso definiti con un sufficiente grado di accuratezza. Tuttavia, per facilitare la gestione ordinaria dei transiti delle merci pericolose, è opportuno rendere più stringenti (o introdurre ex-novo) le prescrizioni relative ai percorsi ed agli orari impegnati dai mezzi in esame.
Per quanto riguarda i percorsi, occorre conferire carattere di prescrizione vincolante all’individuazione dei tragitti seguiti dai mezzi in esame, aventi origine o destinazione nel polo industriale. I percorsi possono coincidere con quelli già riscontrati in fase di analisi, oppure essere invece ridefiniti, mantenendo comunque la possibilità di modificarli successivamente a seguito di eventuali variazioni che dovessero verificarsi nell’assetto circolatorio della città.
Per quanto riguarda gli orari, per quanto possibile, sarebbe opportuno pianificare una distribuzione dei viaggi tale da consentire di limitare l’impegno della viabilità urbana nelle fasce orarie di punta giornaliere e, in generale, evitare la presenza contemporanea su strada di molti mezzi con materie pericolose (indipendentemente dalla fascia oraria). Queste prescrizioni si rendono necessarie per evitare che ci possano essere concentrazioni critiche di mezzi con merci pericolose in determinati momenti della giornata. Per applicare tale indicazione occorrerebbe, di concerto con le aziende interessate e compatibilmente con le esigenze produttive, pianificare per quanto possibile gli orari degli spostamenti delle merci, fissando ad esempio il numero massimo di mezzi che trasportano un certo tipo di materia pericolosa in base alle fasce orarie. Uso il condizionale (“occorrerebbe”) in quanto questa è una delle attività più difficili, vista la moltitudine di variabili e di soggetti in gioco.
L’adeguamento delle condizioni della sede stradale interessata dai transiti di merci pericolose
L’adeguamento della sede stradale sulla viabilità interessata dal transito di merci pericolose consente non solo di ridurre i rischi di incidente e la gravità delle conseguenze, ma anche di gestire eventuali emergenze in modo tempestivo e sicuro. Ecco alcune indicazioni che è opportuno seguire in tema di adeguamento della viabilità comunale interessata dai transiti di merci pericolose:
- Adeguamento della segnaletica dedicata ai conducenti dei mezzi con merci pericolose
- Adeguamento della segnaletica di avviso per gli altri utenti della strada
- Adeguamento dell’illuminazione sui percorsi individuati
- Adeguamento del fondo stradale e delle sezioni stradali
- Protezione delle altre correnti di traffico
Monitoraggio e controllo
Il rispetto delle prescrizioni in questione deve inoltre essere verificato attraverso una attenta azione di monitoraggio, da effettuarsi a cura degli organi vigilanti con modalità da definire in base alle condizioni operative ed alle disponibilità di risorse. Si potrebbe peraltro pensare di utilizzare, a titolo di esempio, anche i dispositivi per il monitoraggio degli ingressi e delle uscite dei mezzi in corrispondenza degli accessi al polo industriale (dispositivi di conteggio automatico dei veicoli in ingresso e uscita, telecamere di monitoraggio, ecc.), fino ad arrivare all’uso spinto delle moderne piattaforme di gestione delle flotte. Occorre inoltre prevedere, compatibilmente con le esigenze operative della Polizia Municipale, opportune operazioni di controllo in strada dell’effettivo rispetto delle prescrizioni segnalate (es. divieto di impegnare strade diverse da quelle previste o orari differenti da quelli concordati se non per cause di forza maggiore).
Analisi degli impatti legati alla gestione dell’emergenza del rischio trasporto merci pericolose
La gestione del traffico stradale in caso di emergenza generata dal trasporto merci pericolose deve essere pianificata ed eseguita secondo procedure definite in anticipo, considerando i percorsi impegnati dai mezzi in esame e le strade potenzialmente interessate dalle ripercussioni di eventuali incidenti. La pianificazione di percorsi ed orari relativa ai transiti delle merci pericolose, già esposta, consente a questo punto di definire le procedure da seguire per l’emergenza in modo schematico ed accurato.
Con riferimento quindi alle strade impegnate dal transito delle merci pericolose, occorre effettuare una analisi che consenta di definire una procedura per gestire l’emergenza (es. incidente tale da causare la chiusura della strada in questione), a livello di gestione del traffico veicolare presente sul ramo stradale al momento dell’incidente, chiusura totale o parziale del ramo stradale su cui si verifica l’incidente (e deviazione del traffico in arrivo sulla rete stradale circostante), definizione dei percorsi alternativi su cui far incanalare i flussi in arrivo (modifica dei sensi di marcia, gestione delle intersezioni, ecc.).
Innovazione con Trafficlab per la gestione delle merci pericolose.
Oggi, grazie a Trafficlab, è possibile offrire un supporto concreto a gestori stradali, città e concessionarie autostradali per monitorare i flussi di merci pericolose sui tratti autostradali, in particolare in galleria. Attraverso telecamere e software specializzati capaci di riconoscere tag e codici (ad esempio KEMLER/ONU), si lettura automatica dei pannelli arancioni posti sui veicoli ADR, come descritto in sistemi similari in ambito ITS. Attualmente Traffic Lab sta implementando un progetto con un concessionario autostradale, installando varchi dotati di telecamere ottiche per la rilevazione dei codici di carico Kemler, integrati in una centrale operativa in grado di elaborare i dati in tempo reale. Il sistema fornirà report statistici su flussi ADR per fascia oraria, sostanza trasportata e corsia/galleria interessata, migliorando l’analisi del rischio, favorendo la pianificazione operativa e aumentando la sicurezza nelle gallerie autostradali.
Conclusioni
Nelle grandi città la complessità del traffico è già alta in condizioni ordinarie. Quando poli industriali e aree residenziali convivono, anche i flussi logistici – inclusi quelli di merci pericolose – finiscono inevitabilmente sulla rete usata ogni giorno da cittadini e lavoratori.
Separare del tutto i mezzi ADR dal traffico ordinario spesso non è realistico: serve farli coesistere in modo governato, con misure di riduzione del rischio basate su dati, regole chiare e controlli efficaci. In questi contesti non basta la sola pianificazione della mobilità, né la somma di prescrizioni aziendali o il richiamo alla “prudenza”: occorre un sistema operativo di gestione che definisca percorsi, orari, standard minimi della rete, monitoraggio e procedure di emergenza.
La sfida decisiva è la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti (Comune, aziende, trasportatori, forze dell’ordine): senza coordinamento non si ottiene né continuità produttiva né sicurezza urbana.
Se nel tuo territorio i transiti ADR attraversano assi urbani critici (anche in prossimità di scuole, quartieri residenziali o gallerie), il primo passo è semplice: mappa i flussi, individua le direttrici principali e avvia un tavolo operativo con gli attori chiave per definire prescrizioni e controlli. Se vuoi, posso supportarti nell’impostare questa analisi e tradurla in un piano di misure e procedure pronto per essere adottato.