Surriscaldamento globale: occorre combatterlo (anche) con una migliore gestione di mobilità e trasporti.

Una volta superata l’emergenza Covid ci renderemo duramente conto di trovarci nel pieno dell’emergenza climatica.

In quest’ottica, saper gestire correttamente mobilità e trasporti sarà fondamentale per limitare gli effetti negativi sull’ambiente, e quindi sulla nostra qualità della vita.

Prima che sia troppo tardi.


Il problema

Quando arrivano le crisi globali, che siano economiche, sanitarie o di altro tipo, le condizioni che si creano possono mettere seriamente a rischio buona parte delle abitudini e delle condizioni della vita di ognuno, magari faticosamente costruite e consolidate nel tempo. Ora: è chiaro da tempo che ci troviamo ad affrontare una crisi complessiva reale ed estesa, che ha risvolti ambientali, energetici, economici e sociali. E, in particolare, va considerato il problema del surriscaldamento globale, che sta già mostrando i suoi effetti ed è ormai giunto sulla soglia dell’irreversibilità.

Perche ne parlo su queste pagine? Perchè, per affrontare questo problema, occorre essere consapevoli del fatto che che uno dei settori più critici (e quindi uno dei principali ambiti di intervento) è quello della della mobilità e dei trasporti. Su questo tema ho avuto il piacere di confrontarmi con Corrado Poli, studioso e ricercatore sociale esperto in politiche urbane e ambientali ed autore di numerosi saggi e monografie. In questo articolo sono presenti diversi spunti derivanti dal nostro confronto.

Il contesto

Intanto, osservo che per affrontare i temi ambientali, economici e sociali di questo difficile periodo si usa costantemente l’espressione “sviluppo sostenibile”, sottintendendo quindi che al momento questa sostenibilità non esiste. Occorre tener presente che lo sviluppo futuro non può che essere legato a una migliore qualità della vita e della salute, ed ad un impegno morale nel rispetto della natura e dell’ambiente.

Veniamo al tema della mobilità e dei trasporti. In tutto il mondo sono ormai da tempo noti i problemi derivanti da un eccessivo uso dell’auto privata nelle città (inquinamento, congestione, incidenti, ecc.) e la conseguente necessità di rendere più efficiente il modo di muoverci. Sono ugualmente note da tempo anche le tante misure che si possono prendere, testimoniate da decine e decine di buone pratiche. Eppure, gli interventi messi in atto risultano spesso poco incisivi. E’ necessario quindi studiare politiche urbane basate su una corretta gestione della mobilità. Viaggiare deve e può essere un piacere – anche in auto, eventualmente – ma ritengo uno stupido spreco costringere milioni di persone a spostarsi quotidianamente su lunghi percorsi, soprattutto nell’era di internet, per spostamenti che possono essere evitati del tutto (ad esempio lavorando da remoto). Naturalmente cambiamenti del genere richiedono gradualità, ma l’urgenza è evidente, e impone a tutti di cambiare in fretta mentalità ed abitudini.

Gli esseri umani non sono molecole di fluido: si muovono nell’una o nell’altra direzione, con l’uno o l’altro mezzo e infine nel momento in cui lo decidono perché fanno delle scelte. Occorre quindi rendere disponibile il maggior numero possibile di scelte a una società che è sempre più variegata, e non è più costituita da una massa di individui aventi tutti le stesse abitudini. Va da sé, quindi, che un esame dei comportamenti e delle preferenze dei cittadini che si muovono potrebbe facilitare l’offerta di soluzioni alternative rispetto al modo attuale di gestire la mobilità ed i trasporti.

Vi invito a questo punto a guardare questo breve video, che fa comprendere meglio come si generano gli spostamenti (e quindi, quale è il punto di partenza per impostare correttamente le soluzioni).

La soluzione: diminuire l’uso individuale dell’auto ed incentivare le possibili alternative

Possiamo trovare in giro per il mondo innumerevoli esempi innovativi e buone pratiche, sia dal punto di vista tecnologico che da quello urbanistico, come pure da quello organizzativo. Ma sarebbe sbagliato focalizzarsi sulle singole tecniche applicate qua e là. Piuttosto, vanno create le condizioni perché venga concesso spazio a modelli di organizzazione urbana alternativa, per consentire alle persone di muoversi in modo più efficiente.

La scelta individuale più efficiente va quindi aiutata, incentivata e resa percorribile dalle istituzioni (Comuni, Regioni, governo nazionale). Basterebbero investimenti relativamente limitati nella pianificazione dei trasporti in ambito urbano per consentire a molti di avere una alternativa all’uso individuale dell’auto per ogni spostamento effettuato. E si potrebbe recuperare, anche in termini di denaro, molto di più dell’investimento iniziale, considerando la riduzione delle spese per i carburanti e di tutti i costi esterni correlati al trasporto privato (inquinamento, rumore, incidentalità, ecc.).

Come intervenire, nel dettaglio? Le soluzioni che posso suggerire sono note: disincentivare l’uso “individuale” dell’auto ed incentivare quello delle biciclette e del trasporto pubblico, ad esempio. Ma sappiamo bene che non basta affidarsi alla buona volontà di ognuno di noi: molto importanti sono le “condizioni al contorno”. Come approfondisco su altre pagine di questo sito, non tutti possono infatti rinunciare all’auto per usare il trasporto pubblico, magari semplicemente per inadeguatezza del servizio (in termini di disponibilità, accessibilità, orari, ecc.) in relazione al proprio caso particolare. Treni ed autobus quindi non bastano, da soli, a risolvere il problema. Idem per le biciclette: sono comode per distanze brevi ed in condizioni adeguate (es. strade ben pavimentate, percorsi sicuri, ecc.), ma ancora oggi molte città italiane sembrano, purtroppo, essere decisamente inadatte ad essere attraversate in bicicletta.

Ai mobility manager di buona volontà suggerisco comunque di prendere seriamente in considerazione le iniziative volte ad offrire alternative appetibili rispetto all’uso individuale dell’auto. Un esempio è dato dalla condivisione degli spostamenti (car pooling), con cui è possibile pianificare con estrema flessibilità gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti di una azienda (o di un distretto), consentendo di venire incontro alle esigenze di chi necessita di un passaggio in auto. E la condivisione dei viaggi consente peraltro a chi la pratica di recuperare parte delle spese sostenute per il carburante (es. organizzandosi a turno con le auto di diversi colleghi, oppure riconoscendo a chi guida un contributo in denaro), e di questi tempi non è davvero poco.

Conclusioni: cosa fare?

Per chiudere, mi rivolgo ai decisori ed agli amministratori di ogni livello, dagli assessori ai trasporti ed all’urbanistica fino ai datori di lavoro ed ai mobility manager aziendali. Siamo tutti sulla stessa barca, ed occorre agire tempestivamente e con decisione. Che abbiate la possibilità di fare scelte di tipo urbanistico, tecnologico o organizzativo, fatelo presto (e ricordatevi che nei paesi più competitivi questo già si fa).

In qualche modo, occorrerà che tutti noi ci diamo una mossa.