Distrazione in auto: che sia per il telefono o per gli “ADAS”, alla base c’è sempre il comportamento umano.

Dal 2014 il numero delle vittime degli incidenti stradali non cala più. La causa, molto probabilmente, è data dall’aumento degli incidenti derivanti dalla distrazione alla guida.

Non è solo l’uso degli smartphone a causare distrazione: le cause possono essere tante e diverse. Paradossalmente, la distrazione può essere provocata anche dalla presenza in auto dei dispositivi di assistenza alla guida.

Riporto in questo articolo alcuni elementi utili a chi vuole saperne di più (ed anche qualche informazione sulle attività di ricerca che mi coinvolgono su questo tema…)


Il telefono cellulare può essere sequestrato ed utilizzato come prova giudiziaria della distrazione alla guida, come accade ad esempio dal 2018 in Friuli Venezia-Giulia. Non è l’unica iniziativa che mette in stretto legame l’uso del telefono e gli incidenti causati dalla distrazione. Cosa che può peraltro capitare spesso anche in occasione di lavoro. E le conseguenze a livello giuridico non sono per nulla banali.

Ad esempio, in caso di incidente dovuto ad uso del cellulare per motivi di lavoro, come verranno attribuite le responsabilità tra lavoratore (alla guida) e datore di lavoro? Cosa riportano le procedure aziendali in merito (ad esempio: l’uso del telefono è consentito o meno, in che condizioni, con quali dispositivi, ecc…)? Cosa è scritto nel Documento di Valutazione dei Rischi?

Ricordo sempre che gli incidenti stradali costituiscono la prima causa di morte sul lavoro, per cui l’aspetto legato al rischio stradale in ambito lavorativo non va certamente trascurato. Ma non si tratta solo di questo.


I rischi derivanti dalla distrazione alla guida

La distrazione alla guida pare essere la principale causa del fatto che il numero degli incidenti stradali non diminuisca più già da qualche anno, interrompendo una positiva diminuzione avviata all’inizio degli anni duemila non solo in Italia ma in tutta Europa.

Il problema è dato dalla superficialità che abbiamo quando siamo in strada (in auto, in scooter, in bici ed anche a piedi), che produce distrazione ed aumenta enormemente il rischio di incidente. E questo rischio, già presente nel nostro quotidiano, è effettivamente aumentato di molto a seguito della diffusione degli smartphone.

Peraltro, anche la “semplice” telefonata “a norma di Codice della Strada” provoca distrazione. Secondo il Codice della Strada (art. 173), “..è consentito l’uso di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare purché il conducente abbia adeguate capacità uditive ad entrambe le orecchie (e che non richiedono per il loro funzionamento l’uso delle mani).” L’uso del vivavoce consente di tenere le mani dedicate alla sola guida del veicolo. Tuttavia, anche in questa condizione, il solo fatto di telefonare produce un aumento del rischio per via della distrazione, che sostanzialmente è la stessa sia con il vivavoce che senza (come riporta uno studio dell’Università del Sussex). E la cosa è da tener ben presente.

Questo video aiuta a comprendere ancora meglio questo aspetto. Si tratta di una finta prova di esame di guida, in cui l’istruttore chiede di dimostrare al conducente la propria capacità di usare il telefono durante la guida. E la reazione dei conducenti è molto interessante…

Consideriamo ancora una ricerca Ford (effettuata nell’ambito del programma Driving Skills for Life) sulle distrazioni alla guida, condotta su un campione di 7.000 giovani europei, secondo la quale 25 giovani su 100 (compresi gli italiani!) scattano selfie al volante. E scattare un selfie alla guida (tempo medio: 14 secondi) ci fa avanzare alla cieca, se andiamo a 100 km/h, di quasi 400 metri! In città, alla “tranquilla” andatura di 50 km/h (limite di velocità in ambito urbano), durante lo scatto si avanza di 200 metri! Abbastanza per andare a sbattere violentemente contro un’altra auto, arrivare ad un incrocio senza guardare chi arriva dalle strade laterali o investire bambini, pedoni, ciclisti, ecc.

Trovo utile, a questo proposito, segnalare l’importanza delle campagne di comunicazione per la sicurezza stradale, specie quelle realizzate con video che provocano uno shock emotivo ai giovani (e non solo a loro!) per far comprendere loro l’enorme rischio generato dalla distrazione.

E non va inoltre sottovalutato l’aspetto psicologico che può essere alla base degli episodi di distrazione, anche in caso di spostamenti effettuati per motivi di lavoro. In questo ambito, la psicologia del traffico risulta spesso essere una utile arma per potenziare efficacemente la sicurezza stradale in una molteplicità di situazioni, andando a toccare l’ambito della cosiddetta “resilienza” (personale e organizzativa) come elemento su cui impostare un programma di riduzione del rischio.


Distrazione alla guida: i dispositivi automatici di assistenza alla guida (ADAS) sono un reale aiuto o una distrazione in più?

La domanda non è per nulla banale: in effetti ci si può distrarre anche con i nuovi dispositivi di sicurezza di cui sono dotate le auto. Un caso estremo è dato dall’uso dell’alcolock, dispositivo che serve a impedire la guida ai conducenti con alti livelli di alcool nel sangue (si è visto che in alcuni casi il dover utilizzare questo strumento anche con il veicolo in marcia aumenta il rischio di incidenti… ma si tratta, appunto, di un caso molto particolare, che mi auguro verrà risolto presto nel modo più opportuno).

Ma il caso degli ADAS è diverso, ed è interessante da approfondire.

E’ noto che, tra le tante buone pratiche per ridurre il rischio di incidenti stradali causati dalla distrazione, risultano essere molto utili tecnologie, applicazioni e funzioni che riducono la necessità di interazione visiva tra il guidatore ed i dispositivi di guida. E possono essere di grande aiuto anche i sistemi come gli avvisi ed i sistemi automatici anti-collisione e anti-sbandata, sempre più diffusi.

Questi ausili elettronici vengono indicati con l’acronimo ADAS, cioè Advanced Driver Assistance Systems, e possono essere di grande aiuto, anche se forse non sono ancora diffusi a sufficienza per avere un effetto significativo sulla riduzione degli incidenti (ma ricordo comunque che i sistemi di frenata di emergenza saranno presenti di serie su tutti i veicoli di nuova omologazione a partire dal 2022). 

Ma queste tecnologie, paradossalmente, possono presentare un nuovo rischio. Seguo da tempo gli studi in corso sul “workload” cognitivo alla guida, inteso come il “carico” (o sovraccarico) di informazioni da elaborare a cui è sottoposto il cervello del guidatore, che paradossalmente può essere molto oneroso proprio per la presenza di ulteriori strumenti (che dovrebbero essere) di ausilio alla guida. Sono in corso interessanti ricerche (come quelle dell’Unversità di Bologna) basate anche sull’uso di strumenti come gli “eye-tracker“, che servono a capire come e dove si focalizza l’attenzione del guidatore durante la marcia del veicolo (es. sulla strada, sulla strumentazione di bordo, sulla segnaletica, ecc.). Si tratta delle nuove frontiere di ricerca in questo importante ambito, che sarà certamente interessante continuare a seguire e che porteranno ulteriori novità in questo mondo in costante e rapida evoluzione.

E, a proposito di carico cognitivo alla guida, nel 2013 una ricerca statunitense ha riportato che, tra tutte le attività “tipiche” in auto che possono comportare distrazione, l’uso di sistemi di sintesi vocale è il più critico. I risultati dello studio sono stati espressi attraverso valutazioni del carico di lavoro, avendo con riferimento un valore di base pari ad 1 in caso di un singolo conducente senza alcuna distrazione all’interno della vettura. L’ascolto della radio è stato valutato avente un peso pari a 1,21; il dialogo con un passeggero in macchina un peso pari a 2,33 ed una conversazione al cellulare un peso pari a 2,45 (con l’uso del cellulare a mani libere valutato un peso pari a 2,27). L’attività più pericolosa è ascoltare e rispondere alle e-mail usando la sintesi vocale, con un punteggio pari a 3,06 sulla scala della distrazione cognitiva. Per dare un termine di paragone, è stato poi indicato il valore relativo allo svolgimento di operazioni logico-matematiche complesse (“OSPAN”), con un valore pari a 5. Sottolineo che stiamo parlando sempre di attività perfettamente lecite alla guida (naturalmente, con le prescrizioni che sappiamo in merito all’uso del telefono).

E sempre dagli USA, secondo un altro studio, si apprende che gli americani che guidano veicoli dotati di Adaptive Cruise Control (ACC) o Lane Keeping Assist (LKA), entrambe funzionalità avanzate di assistenza alla guida, ammettono di usare i loro smartphone mentre guidano molto più spesso degli altri. Il 42% dei conducenti con tecnologia Lane Keeping Assist (quella che serve a non uscire inavvertiramente dalla corsia di marcia) ha dichiarato di utilizzare “frequentemente” o “a volte” la chat video durante la guida, rispetto al 20% dei conducenti che non hanno tale dispositivo. In pratica, si manifesta con evidenza il fenomeno identificato come “compensazione del rischio”, che porta le persone ad abbassare la loro soglia di attenzione in presenza di condizioni (o dispositivi) che dovrebbero aumentare il livello di sicurezza.

In altri casi ancora, il guidatore può essere perfino infastidito dagli strumenti di assistenza, tanto da disabilitarli volontariamente, o da preferirli su alcuni modelli di auto invece che su altri, come riporta lo J.D. Power Tech Experience Index (TXI) Study del 2019.

Metto però in evidenza che, sebbene queste tecnologie presentino promettenti benefici per la sicurezza, sono progettate per funzionare in combinazione con comportamenti di guida adeguati. Consideriamo poi anche che a breve diventerà cruciale l’impatto dei sistemi a guida altamente automatizzata, che potranno ridurre ulteriormente il rischio legato alla distrazione, ma che potrebbero anche presentare nuove sfide e rendere necessario potenziare la fase di formazione e addestramento (in particolare per autisti giovani e inesperti). Segnalo a tale proposito una approfondita ricerca svolta dal Dutch Safety Board ed invito gli interessati a dare un’occhiata a questo breve video.

Dutch Safety Board, 2019

Morale della storia: le nuove tecnologie si diffondono sempre più, ed entrano nelle auto con dispositivi che le rendono sempre più sicure. Ma potrebbero servire a poco, se poi ognuno di noi si continua a distrarre “volontariamente” (con il telefono o in altro modo) in quanto rassicurati dalla presenza dei dispositivi automatici, con il risultato di mettere a rischio la vita propria e quella degli altri!


Focus alla guida: le attività di ricerca di NIER INGEGNERIA

Il 14 novembre 2019 una delegazione di NIER INGEGNERIA ha partecipato alla riunione di avvio del progetto SHAPE-PRACE, supportato da CINECA High Performance Computing (HPC) ed intitolato Deep Learning per l’analisi di video e serie storiche. Nel contesto dell’iniziativa PRACE (Partnership for Advanced Computing in Europe), NIER è stata infatti inclusa nell’azione SHAPE, che offre alle PMI europee l’opportunità di utilizzare potenza di calcolo elevata su specifici progetti.

I dati da elaborare sono forniti dal gruppo di ricerca sulla sicurezza stradale dell’Università di Bologna che collabora con NIER e che da tempo indaga sul tema del focus alla guida da parte dei conducenti.

Questo progetto di machine-learning mira a implementare una rete neurale profonda che classifichi i compiti umani e calcoli la misurazione del carico di lavoro mentale in base all’elaborazione di dati di tracciamento oculare e dell’elettroencefalogramma combinati con l’analisi video e raccolti durante dei test di guida su strada.