Zona 30: confronti e discussioni sulla utilità di limitare la velocità delle auto in città.

Rispondo oggi a Massimo, un lettore che critica aspramente le idee e le proposte riportate nell’intervista a Paolo Pinzuti, relativamente alle Zone 30. Dopo uno scambio di battute in coda all’articolo in questione, mi ha inviato un messaggio lungo ed articolato, e merita quindi una risposta esaustiva e completa.

Ecco cosa mi scrive Massimo:

“Marco, non ti confondere nella foga di difendere l’indifendibile; io ho detto, e lo ripeto convinto: le strade alle auto, i marciapiedi ai pedoni e ai cani (o gatti, tartarughe e quello che ci vuoi far passeggiare) e i ciclisti sulle ciclabili. Non ho detto in nessun momento che le città siano state fatte per le auto. Le strade sí.

Assolutamente no ai 30km/h alle auto, sono stanco di queste leggi e leggine del cavolo, come sono stanco dei “rallentatori” che scassano gli ammortizzatori (e non è l’unica cosa che scassano).

Se molte persone muoiono attraversando sulle strisce pedonali è colpa di un comportamento dei singoli automobilisti, non della velocità a 50km/h. Limitare la velocità a 30 km/h è assurdo, così come lo è il limite della velocità a 130 km/h sulle autostrade. Le strade possono essere percorse a velocità ben più alte, e non mi scandalizzo se un’auto o una moto viene fotografata a 230km/h in autostrada. Se la visibilità, le condizioni dell’asfalto e delle auto lo consentono, va benissimo anche andare a 250km/h. E la penso così anche per molte strade extraurbane dritte e infinite, senza case nè attraversamenti, con assurdi limiti di 50 km/h messi per quando potevano mettere l’autovelox nascosto dietro a una pianta.

Non sono d’accordo che sia la velocità ad essere la causa di incidenti, la principale (e direi quasi unica) è la distrazione (mancanza di attenzione e di un minimo di preveggenza) e chi dice il contrario dice cavolate (come vedi mi auto censuro).

Telefonini, GPS, pensieri di problemi di famiglia o di lavoro possono distrarti, questo sì. Se sei attento, i 60 all’ora su una strada urbana vuota non fanno nessun morto. Se sei distratto, attraversi dietro un bidone della spazzatura senza guardare e ci rimani steso… “Poverino” diranno…

Personalmente sono sempre più stanco di queste assurde corse a proteggere incoscienti che attraversano la strada senza controllare se sopraggiungono veicoli o sfrecciano in controsenso zigzagando fra le auto in sosta. Mai sentito parlare della selezione naturale? Chi si adatta all’ambiente vive, chi non capisce che se gira per luoghi dove ci possono essere rischi senza la dovuta attenzione potrebbe contibuire nel ridurre il sovraffollamento…

Ad esempio, guardiamo un centro storico chiuso al traffico. Tutti camminiamo senza curarci se ci sono biciclette (che hanno diritto anche loro di girare in zona chiusa al traffico automotore) e ci offendiamo se ci suonano il campanello o se ci dicono qualcosa visto che camminiamo tutti fianco a fianco (padre, madre, figli, figlie, amici, zie…) in mezzo alla strada (con tutto un marciapiede a disposizione).

A questo punto aggiungerò che non sono un proprietario di una super auto, ho una Panda e cerco di rispettare le regole anche se sono contrario alle stesse. Se non altro per stare in pace.

Se tu vuoi viaggiare a 30km/h puoi farlo, anche se se ti trovo ostacolandomi quando ho fretta ti maledirò come quelli che arrivano al semaforo ai 20km/h, aspettano che diventi giallo e poi accelerano. Io non sono “politically correct” e ti mando senza problemi a quel paese.

Per finire, mi piacerebbe anche che fossi così gentile da spiegarmi chi ti ha raccontato la panzana del 3%, visto che la gente normalmente è tonta e se legge qualcosa sul gionale (o internet) la ripete senza pensare a cosa sta dicendo. Non capisco bene la storia del 3%, io sono convinto che se percorro 25 km ai 50 km/h ci metto mezz’ora, se li percorro ai 30km/h ci metto 50 minuti. Anche se riduci la percorrenza a pochi km, il 3% proprio non mi viene fuori! (magari con una laurea in scienze internazionali…).

Niente di personale ovviamente, ti ringrazio per darmi spazio, saluti Max”

***

Provo a rispondere punto per punto.

Innanzitutto, le città sono composte da case, strade, piazze, marciapiedi, ecc. Diciamo che definiamo strade e piazze lo spazio delle città che non è occupato dalle case. Sono luoghi pubblici (perchè ci possono andare tutti), ed anche sociali (perchè consentono incontri e socializzazione tra le persone), o almeno questa è la funzione che hanno sempre avuto e che dovrebbero continuare ad avere. E sono anche luoghi di transito, usati nei secoli dai vari mezzi di trasporto (dai carri alle biciclette alle auto). Nel secolo scorso le strade delle città (non parlo di quelle fuori città) sono state rese sempre più “idonee” al passaggio delle auto (e questo è certamente ragionevole), ma spesso sono diventate inidonee al passaggio delle persone che non sono a bordo di un auto (e questo non è affatto ragionevole). A parte gli assi di scorrimento, le città e le strade cittadine sono e restano spazio pubblico e spazio sociale, e consentirne l’uso solo alle auto causa una discriminazione a tutti gli altri. Il codice stradale peraltro si occupa di regolamentare la circolazione anche in città, per cui i pedoni non sono poi così liberi di fare quello che vogliono, ma devono usare attraversamenti pedonali, rispettare i semafori, e così via. Fuori città ovviamente e diverso, e le strade, come ciascuno può constatare, sono innegabilmente (e giustamente) destinate principalmente all’uso dei veicoli a motore.

Per quanto riguarda i dossi rallentatori sono d’accordo sulla loro scarsa efficacia e sul fatto che facciano spesso (se mal realizzati) più danni che benefici: basti pensare ai mezzi di soccorso che in alcune occasioni (quelli sì) devono correre senza fermarsi, anche in città.

Poi mi scrivi: “Se molte persone muoiono attraversando sulle strisce pedonali è colpa di un comportamento dei singoli automobilisti, non della velocità a 50km/h”. Certo che è colpa dei singoli automobilisti: ridurre però la velocità massima a 30 km/h consente ad essi di intervenire in caso di emergenza con maggiore possibilità di evitare lo scontro, e produce inoltre a chi dovesse essere investito danni e contusioni di gravità inferiore rispetto ad uno scontro a 50 km/h. In molti casi questo significa evitare la morte di chi dovesse essere investito. Ti pare poco?

Sui limiti in ambito extraurbano occorre dire che a velocità più elevate corrispondono (ancora una volta) rischi più elevati e danni (cioè probabilità di morte) più elevate. I limiti in autostrada non sono quindi una cosa campata per aria. Poi, è certamente vero che molti Comuni giocano con gli autovelox nascosti mettendo un limite “forzatamente” basso per fare più multe. In questo sono d’accordo con te: è una pratica scorretta e pericolosa, in quanto l’automobilista che scorge l’autovelox all’ultimo minuto poi spesso inchioda una frenata brusca, rischiando di farsi tamponare da chi arriva da dietro (che comunque dovrebbe tenere la distanza di sicurezza, ma questo è quello che poi accade).

Sulla distrazione: è vero, è una concausa frequente di moltissimi incidenti, e questo è un problema che deriva anche dalla “superficialità” che mettiamo in ogni cosa che facciamo, anche se mettiamo in pericolo la vita degli altri. Su questo bisogna intervenire con l’educazione civica e stradale (chissà se qualche ministro ci sta leggendo…). E comunque, quando un automobilista investe un pedone o un ciclista, i danni maggiori (ed il rischio di morire) li hanno sempre questi ultimi, indipendentemente dal fatto che fossero loro i distratti o lo fosse invece chi era alla guida dell’auto. L’idea della selezione naturale che si manifesta attraverso gli incidenti stradali è  semplicemente becera, e non aggiungo altro.

Infine, la questione del 3% deriva da una serie di studi effettuati in ambito internazionale. Il paradosso è semplice: se si viaggiasse fuori città quello che dici sarebbe vero: a 30 km/h si metterebbe molto più tempo rispetto che a 50 km/h (non solo un 3%), e questo perchè si suppone di fare tutto il percorso a velocità costante. Ma in città non è così: ci sono incroci, attraversamenti, semafori, ecc, per cui la velocità media è molto più bassa rispetto al limite (sia che questo sia di 50 che di 30 km/h). Il problema è che, laddove la strada lo consente (es. al via da un semaforo verde, con “strada libera” davanti), si accelera fino al limite consentito di 50 km/h (se non oltre), innescando le condizioni di pericolo e di rischio di cui si parla. In altre parole, è vero che durante tutto lo spostamento in città sono pochi i tratti percorsi effettivamente a 50 km/h, ma quando questo accade si generano livelli di rischio altissimi, che possono causare indicenti e decessi di pedoni e ciclisti. E questo, in effetti, è quello che accade ogni giorno.

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Il dibattito sulla questione è aperto e coinvolgente, e trovo normale che su questo si scontrino visioni diverse. Peraltro, sono situazioni che attengono all’esperienza quotidiana di ognuno di noi, non appena scendiamo in strada (o saliamo in auto). Ben vengano quindi critiche ed occasioni di confronto.

Ribadisco in ogni caso la colpevole e prolungata assenza degli organi di governo in materia di formazione ed educazione stradale, che dovrebbe essere la prima e più importante misura di riduzione dei decessi sulla strada.

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