La valutazione del rischio da incidente stradale sul lavoro.

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Ogni Datore di Lavoro deve garantire che la sicurezza e la salute dei propri lavoratori, in ciascun luogo di lavoro, siano garantite per tutte le attività e mansioni da essi svolte. E deve provvedere, a tale scopo, alla redazione del documento di valutazione dei rischi, come previsto dall’art. 28 del D.Lgs. 81/08.

Com’è noto, all’interno del D.Lgs. 81/08 non è presente alcun riferimento esplicito al “rischio stradale”. Tuttavia, poiché una causa rilevante di morte o di infortunio sul lavoro è data proprio dagli incidenti stradali (siano essi avvenuti durante il lavoro stesso o nella fase di itinere casa-lavoro), è opportuno che i datori di lavoro e le organizzazioni aziendali rivolgano particolare attenzione alla questione degli spostamenti su strada dei propri dipendenti.

Dunque, occorre effettuare la “valutazione del rischio stradale”, tenendo presente che la strada è un particolare luogo di lavoro, del quale il datore di lavoro non possiede il pieno controllo e non può dunque determinarne in tutto e per tutto le condizioni per far lavorare in sicurezza i propri dipendenti. In questo contesto, occorre poi identificare l’automezzo come una attrezzatura specifica di lavoro.

I riferimenti normativi e le linee guida

Alcuni degli elementi che determinano il rischio stradale sono regolati da specifiche norme di legge, come ad esempio:

  • il divieto di assunzione di alcool e sostanze stupefacenti (Codice della Strada, artt. 186 e 187);
  • il rispetto dei limiti di velocità (Codice della Strada, artt. 141 e 142);
  • il divieto di uso del cellulare alla guida (a meno di usare dispositivi in viva voce – Codice della Strada, art. 173);
  • il rispetto dei tempi di guida e di riposo (Regolamento CE 561/2006¸ D. Lgs. n. 234/2007);
  • le nuove norme per il rilascio delle patenti di guida (Decreto del 22/12/2015, concernente anche la sindrome delle apnee ostruttive del sonno – OSAS);
  • l’effettuazione periodica delle revisioni (Codice della Strada, art. 80).

Per quanto riguarda i fattori di rischio non regolati da norme di legge occorre invece effettuare una specifica valutazione a cura del datore di lavoro, con riferimento alle singole mansioni individuate nell’organizzazione aziendale, ed adottare conseguentemente opportune misure di prevenzione.

Esistono varie linee guida sulla materia, redatte da organismi nazionali o internazionali. Tra le più rilevanti è opportuno segnalare le seguenti:

  • La documentazione del progetto “PRAISE – Preventing Road Accidents and Injuries for the Safety of Employees” (European Transport Safety Council (2010-in corso);
  • La guida “Comprehensive Guide to Road Safety” (Network of Employers for Traffic Safety, 2014);
  • La guida “Driving for work – Managing work-related road safety” (Health and Safety Executive, 2014)
  • La guida “Le attività esterne – valutazione dei rischi per attività svolte presso terzi” (INAIL, 2014).

Il “sistema guida”

Per capire come far diminuire gli incidenti stradali occorre però innanzitutto conoscere il “sistema guida”, che consente di comprendere dove si nascondono i rischi e come intervenire per ridurli.

Il “sistema guida” è un sistema complesso, formato da diverse componenti. Quando siamo alla guida di un’auto (o di qualsiasi altro mezzo), istante per istante, elaboriamo le informazioni che riceviamo dall’esterno: andamento del tracciato stradale, presenza e movimento di altri veicoli o persone, risposta del veicolo, ecc. Allo stesso tempo, adeguiamo il moto del mezzo attraverso i comandi che agiscono su direzione, velocità, ecc., in modo da farlo procedere mantenendo un assetto “regolare”, e quindi sicuro.

Si tratta quindi di una situazione di “equilibrio dinamico”, in cui sono coinvolte tre diverse componenti: l’uomo, il veicolo e l’infrastruttura. L’assetto regolare e sicuro del veicolo sulla strada dipende proprio dalla conservazione di questo equilibrio dinamico, cioè dal fatto che il guidatore riesca a condurre il veicolo stesso mantenendo la corretta traiettoria di marcia in funzione di quanto detto (tracciato, presenza di altri veicoli o pedoni, ecc.). Nel momento in cui dovesse insorgere un problema relativo ad una qualsiasi di queste componenti, l’equilibrio in questione potrebbe rompersi, provocando l’insorgenza del rischio. Esempi di eventi che possono rompere questo equilibrio sono: un colpo di sonno (per la componente uomo), una avaria meccanica (per la componente veicolo) o una buca sulla strada (per la componente infrastruttura).

Per ridurre il rischio di incidente occorre dunque ridurre i tanti rischi associati ad ognuna delle componenti viste. Ma questo potrebbe ancora non bastare.

Ci sono infatti altri fattori che influenzano la sicurezza sulla strada, come quelli legati all’ambiente esterno, su cui il guidatore non può intervenire, ma dei cui effetti deve tenere conto. Si provi a pensare a come variano le condizioni di sicurezza quando un certo guidatore, con la sua auto, percorre una strada che fa parte del suo spostamento abituale ma si trova in condizioni meteo proibitive: il rischio di incidente può aumentare notevolmente. La componente ambiente dunque costituisce un ulteriore elemento del sistema, sulla quale, come detto, non si può intervenire.

Esiste infine una ulteriore componente, definita dalla pianificazione dello spostamento, sui cui elementi (es. scelta del percorso, del mezzo di trasporto, dell’orario, ecc.), se si ha la possibilità di scegliere delle alternative, è possibile intervenire in modo da ridurre notevolmente i fattori di rischio legati al viaggio.

Riassumendo, il sistema guida è composto da una terna di componenti in equilibrio dinamico (uomo-veicolo-infrastruttura), influenzata istante per istante dalle condizioni esterne (componente ambiente) ed, in generale, dalle scelte fatte per la pianificazione dello spostamento.

Per ridurre il rischio stradale occorre quindi intervenire su ognuna delle componenti in questione (a parte l’ambiente, che per definizione costituisce una “condizione al contorno”), studiandone le caratteristiche ed intervenendo dove necessario per ridurre o eliminare i singoli rischi.

Le caratteristiche del rischio stradale

Per caratterizzare il rischio stradale sul lavoro è utile ragionare, come è prassi in tema di sicurezza sul lavoro, in termini di probabilità e gravità degli infortuni, per poter intervenire sulla prima con misure di prevenzione e sulla seconda con misure di protezione.

Partendo dalla gravità, si sa bene che i danni possono essere molto gravi, arrivando spesso anche a conseguenze mortali.

Le misure di protezione previste a bordo dei veicoli (cinture di sicurezza, airbag, ecc) possono ridurre la gravità dell’infortunio alla guida, ma non costituiscono in nessun caso garanzia assoluta di incolumità in caso di incidente. Il valore della gravità (o del “danno”) associato agli infortuni stradali, dunque, resta inevitabilmente alto, anche in presenza dei vari dispositivi di protezione – oltretutto spesso obbligatori – collocati a bordo dei veicoli.

In termini di probabilità, ed in linea del tutto generale occorre considerare che essa dipende principalmente dai seguenti fattori:

  • frequenza e durata dell’”esposizione al rischio”;
  • probabilità globale “intrinseca” che si verifichi l’evento;
  • fattori tecnici;
  • fattori umani.

Passando dall’ambito generale a quello lavorativo, occorre tener presente che una corretta valutazione aziendale del rischio stradale deve tener conto delle varie mansioni dei lavoratori, analizzando il rischio per ognuna di esse e ragionando sulle singole circostanze che possono influenzarlo.

In prima battuta, per una data mansione, è opportuno considerare un rischio non trascurabile se ricorre almeno una delle seguenti situazioni:

  1. La mansione prevede che il lavoratore passi alla guida una parte preponderante del suo tempo di lavoro. In questo caso, infatti, aumenta il “rischio passivo”, cioè quello a cui è esposto ciascuno per il solo fatto di trovarsi su strada e poter essere coinvolto in situazioni a rischio, anche in assenza di ulteriori fattori peggiorativi.
  2. La mansione prevede l’uso di veicoli diversi dall’automobile (es. mezzi per il trasporto di merci o persone, veicoli speciali o di servizio, ecc.). In questo caso il rischio è dovuto ad una possibile carenza di formazione/addestramento, decisamente più critica nel caso di personale che usa, per lavoro, veicoli diversi dall’automobile.
  3. La mansione prevede l’effettuazione di altri compiti oltre alla guida (es. ispezioni visive, comunicazioni telefoniche, ecc.). In questo caso l’aumento del rischio è legato alla distrazione derivante dall’effettuazione di compiti ulteriori oltre alla sola guida.
  4. La mansione non consente di avere flessibilità nella pianificazione degli spostamenti (es. per definire adeguatamente tempi di percorrenza, percorsi, rinvii per condizioni avverse, ecc.). In questo caso il rischio può insorgere a causa della fretta, dello scarso riposo o di avverse condizioni ambientali (meteo o traffico).
  5. La mansione prevede il lavoro a piedi su strade aperte al traffico (es. per cantieri, ispezioni, raccolta rifiuti, ecc.). In questo caso, banalmente, ci si espone al rischio di essere investiti da altri veicoli.

Cosa devono verificare il Datore di lavoro e l’RSPP

Come detto, gli infortuni sul lavoro “alla guida”, o comunque su strada, possono avere diverse cause, ed occorre dunque indagare sui “determinanti causali” degli stessi infortuni per poterli prevenire. Dal punto di vista del Datore di lavoro e del suo RSPP, varie lacune possono annidarsi nel sistema organizzativo aziendale. Le principali criticità sono di seguito sintetizzate, con riferimento alle aree tematiche “guidatore”, “veicolo” e “spostamento” (componenti su cui, come detto, l’azienda può intervenire), e vanno analizzate nel dettaglio per ogni singola mansione, attraverso una specifica checklist per la valutazione del rischio stradale.

 

COMPONENTE “UOMO”
Problematica Aspetto da verificare
Competenza I guidatori sono competenti ed in grado di svolgere il proprio lavoro in modo sicuro per essi stessi e per le altre persone?
Addestramento I guidatori sono addestrati in modo appropriato?
Condizioni fisiche I guidatori sono in condizioni fisiche adeguate per guidare in sicurezza e non mettere essi stessi o altri in condizioni di rischio?

 

COMPONENTE “VEICOLO”
Problematica Aspetto da verificare
Adeguatezza I veicoli sono adatti per l’uso a cui sono destinati?
Condizioni I veicoli sono matenuti in condizioni di sicurezza adeguate?
Equipaggiamenti di sicurezza Gli equipaggiamenti sono correttamente conservati e gestiti?
Informazioni critiche per la sicurezza I guidatori hanno accesso alle informazioni che li aiutano a ridurre i rischi?
Ergonomia Salute e sicurezza dei guidatori sono messe a rischio da posizioni di guida scorrette o da postura inappropriata?

 

COMPONENTE “SPOSTAMENTO”
Problematica Aspetto da verificare
I percorsi Si esegue una pianificazione completa dei percorsi?
La programmazione Si programmano gli spostamenti in modo realistico?
Il tempo Si è sicuri che il tempo stimato sia sufficiente per completare in sicurezza ogni spostamento?
La distanza Si è sicuri che i guidatori non siano messi a rischio a causa della stanchezza data da percorrenze eccessive senza pause?
Condizioni meteo Si è sicuri che sia data sufficiente importanza alle condizioni meteo avverse in fase di pianificazione dei viaggi?

 

Le azioni per la riduzione del rischio stradale.

In base alle valutazioni effettuate secondo gli approcci descritti, è possibile per l’azienda definire le azioni da implementare in base alle situazioni riscontrate.

Per le mansioni a rischio basso (tipicamente associato ad impiegati tecnici, consulenti o commerciali con ridotto uso dell’auto, ecc.), le misure consigliate sono le seguenti:

  • Informazione al personale sui principali fattori del rischio stradale;
  • Manutenzione programmata dei mezzi;
  • Controlli sul divieto di assunzione e somministrazione di bevande alcooliche e superalcooliche (per guida veicoli con patente B);
  • Valutazione dello stress lavoro correlato;
  • Sanzionamento individuale in caso di infrazioni al Codice della Strada commesse sul lavoro.

Per le mansioni a rischio medio e medio-alto (es. consulenti o commerciali con elevato uso dell’auto, manutentori/installatori, autotrasportatori, conducenti di veicoli trasporto persone, Forze dell’Ordine, VVF, servizi di emergenza medica, protezione civile, ecc.), occorre invece applicare misure di maggiore impatto ed efficacia. In aggiunta (!) alle misure sopra indicate, è opportuno applicare le seguenti:

  • Effettuazione di corsi di formazione specifica;
  • Effettuazione di corsi di guida sicura;
  • Effettuazione di corsi di primo soccorso (utile in caso di lavoro in coppia);
  • Verifica dell’eventuale presenza di disturbi legati alla sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS);
  • Dotazione di dispositivi di sicurezza aggiuntivi sui mezzi;
  • Utilizzo di veicoli con elevati standard di sicurezza attiva e passiva;
  • Monitoraggio/sorveglianza su tempi di guida e percorrenze giornaliere e totali.

Inoltre, sempre con riferimento ai lavoratori maggiormente esposti, potrebbe essere opportuno effettuare una valutazione individuale del rischio stradale, che tenga conto, oltre alle situazioni già descritte a livello di mansione, anche di caratteristiche fisiche e comportamentali peculiari di ogni lavoratore (es. anni di età e di guida, storia recente e passata relativa ad infrazioni al Codice della Strada, quadro clinico, ecc.).

In base all’esito di tali specifiche valutazioni, il Datore di lavoro potrà decidere se ogni singolo lavoratore è adatto alla mansione in questione o se sia invece più opportuno destinarlo ad altre attività o, viceversa, effettuare azioni specifiche (es. con formazione aggiuntiva, esami specifici, ecc.).

Conclusioni

È opportuno ricordare che i rischi per la salute e la sicurezza di chi lavora su strada non sono solo derivanti dagli incidenti a bordo dei veicoli. Numerose attività lavorative comportano l’esposizione a rischi particolari: dal rischio aggressione per i conducenti dei mezzi pubblici al rischio legato al trasporto delle merci pericolose; dal rischio di investimento per chi lavora (a piedi) nei servizi di igiene urbana al rischio di chi è impiegato nei cantieri stradali, e così via. In questa trattazione ho tuttavia scelto di approfondire solo l’aspetto legato alla guida ed alla circolazione dei veicoli, spesso trascurato nelle valutazioni dei rischi di numerose aziende con persone che viaggiano per lavoro.

Occorre inoltre sottolineare come la valutazione del rischio stradale (e la conseguente stesura di un piano di miglioramento) costituisce solo un primo ma indispensabile passo, e che le aziende di dimensione medio-grande impegnate quotidianamente su strada tendono ad irrobustire la gestione di questo aspetto implementando specifiche procedure all’interno dei propri sistemi di gestione. Per le aziende che intendono seguire tale approccio, suggerisco di riferirsi ai requisiti dettati dallo standard ISO 39001 (principale punto di riferimento sul tema), per arrivare eventualmente anche a conseguire una certificazione del proprio sistema da parte di un ente terzo rispetto a tale standard.

In ogni caso, al di là dell’impegno aziendale di tipo prettamente organizzativo, è fondamentale sensibilizzare i dipendenti su strada in merito all’importanza dei loro comportamenti alla guida. I dati statistici evidenziano infatti che oltre il 90% degli incidenti vede il comportamento umano come causa o concausa dello stesso incidente, in particolare con riferimento a situazioni quali fretta, distrazione, condizioni fisiche non adeguate, ecc.  La presa di coscienza ed il senso di responsabilità da parte di ogni singolo lavoratore, sulla strada come in qualsiasi altra situazione, risultano sempre decisivi per ridurre al minimo i rischi per la salute e la sicurezza di ciascuno.

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Invito gli interessati al tema a contattarmi per ogni esigenza di confronto ed a partecipare ai miei corsi di formazione su rischio stradale e sistemi ISO 39001.

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