Incidenti stradali che coinvolgono pedoni: pochi ne parlano, molti ne avvengono.

Non solo gli automobilisti sono soggetti ai pericoli degli incidenti stradali. Anche chi cammina per le strade è esposto al rischio di avere un incidente stradale.

Centinaia di persone vengono uccise ogni anno sulle strade mentre camminano a piedi (e molte di esse durante un attraversamento della strada sulle strisce pedonali).

I pedoni feriti sono invece diverse migliaia, in buona parte anziani.

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Gli incidenti di inizio 2020 in cui sono morte le ragazze Gaia e Camilla (a Roma), i turisti tedeschi (in Valle Aurina) e diverse altre persone in giro per l’Italia hanno per un momento contribuito a rompere lo strano silenzio che da tempo “copre” questo problema.

Occorre prendere coscienza di questa situazione. Amministratori, educatori, automobilisti e gli stessi pedoni devono quindi fare ognuno la propria parte per raggiungere l’obiettivo.

Ricordiamoci che ognuno di noi, anche chi viaggia spesso in automobile, in scooter o in autobus, si trova in vari momenti della giornata a muoversi per le strade camminando a piedi. Provate a contare il numero di volte che attraversate la strada in una giornata qualsiasi: il rischio di incidente stradale durante ogni attraversamento può essere alto, e le conseguenze sono tutte a svantaggio del pedone.

Tanto che sono in corso addirittura sperimentazioni con strisce pedonali luminosesegnaletica semaforica “orizzontale”, per aiutare i pedoni che sostano davanti agli incroci con gli occhi fissi sullo smartphone. Ma anche iniziative sanzionatorie per gli stessi pedoni, come accade a Sassari con le multe ai pedoni incollati al telefono (che hanno consentito un calo del 22% gli incidenti stradali).

Il problema non è per nulla banale. Riporto di seguito alcuni spunti derivanti da un confronto con Giampiero Mucciaccio, del Centro Antartide di Bologna (responsabili, tra le varie iniziative, anche della campagna Siamo tutti pedoni). Ed aggiungo in coda alcune importanti raccomandazioni di Luca Pascotto rivolte ad amministratori e gestori di reti stradali per rendere più sicuri gli attraversamenti pedonali.


Il rischio stradale per i pedoni (da un confronto con Giampiero Mucciaccio)

Quando si parla di incidenti stradali il pensiero corre spesso alle situazioni che riguardano scontri tra veicoli o uscite di strada. Raramente si mettono in evidenza, a meno di casi eclatanti, gli episodi che riguardano i pedoni. L’equazione strada=automobili è così radicata che spesso dimentichiamo che sulla strada ci sono anche i pedoni e che anche loro sono vittime delle tragedie stradali. Per quanto riguarda i dati, la maggiore incidenza percentuale dei morti rispetto ai feriti dimostra come per i pedoni gli scontri siano molto più rischiosi che per gli altri utenti della strada.

Sappiamo che non basta trovarsi sulle strisce pedonali per essere al sicuro: molti incidenti avvengono anche quando il comportamento dei pedoni è corretto (attesa del verde al semaforo, attraversamento sulle strisce). E’ vero che anche i pedoni non rispettano le regole della strada. E questo è forse il fattore che più contribuisce alla rimozione collettiva delle tragedie della strada, che, nonostante si siano fatti molti passi avanti, non generano ancora sufficiente allarme sociale. Il problema è infatti che, a differenza di altri casi di cronaca nera, le tragedie della strada non possono essere facilmente addebitate a qualche categoria particolare, magari percepita come “diversa” per il colore della pelle, il paese o la regione di provenienza o la religione. Sulla strada siamo tutti contemporaneamente potenziali vittime e potenziali carnefici.

Quasi il 30% dei morti è stato investito mentre attraversava la strada sulle strisce. La principale causa della scarsa sicurezza dei pedoni è quindi proprio la scarsa considerazione che ne hanno gli altri utenti della strada, automobilisti e motociclisti/scooteristi in primis. I pedoni si muovono sulla strada con un ritmo diverso rispetto ai mezzi motorizzati, soprattutto se sono anziani. E questo li rende sia invisi che invisibili ai conducenti. Ma dobbiamo capire che non si può chiedere ai pedoni di adeguarsi alle prestazioni dei mezzi a motore. Non può che essere il contrario. E quando alla guida della nostra auto ci capita di sbuffare nell’attesa che un pedone attraversi la strada ricordiamoci che anche noi, quando scenderemo dall’auto, torneremo ad essere pedoni.

Non tutti i pedoni sono uguali: gli anziani ed i bambini sono più esposti degli altri ai rischi ed alle conseguenze degli incidenti. Sicuramente tra i più colpiti ci sono gli anziani: più della metà dei pedoni morti aveva più di 60 anni. I bambini fanno registrare meno vittime, ma solo perché i genitori gli impediscono tout court di muoversi da soli per strada. Per entrambe le categorie quindi, a parte gli ovvi rischi per l’incolumità fisica, il problema più grande è la limitazione alla libertà di muoversi, che per gli anziani si traduce spesso anche in isolamento sociale. Per quanto riguarda la causa dei problemi, negli anziani è da addebitarsi ad una minore prestanza fisica e sensoriale rispetto alle persone adulte. Nei bambini il problema principale è invece la scarsa percezione del pericolo e la difficoltà a percepire correttamente l’ambiente che li circonda nella sua complessità. Per un bambino che gioca per strada è normale concentrarsi nell’inseguimento del pallone, senza prestare attenzione se in quel momento stia o meno arrivando un’auto.

Quali sono le migliori pratiche a livello internazionale in materia di protezione degli utenti deboli della strada? La migliore pratica, che è senza dubbio possibile importare anche da noi, è la costruzione di una cultura di rispetto del pedone, realizzata sia con azioni di educazione/informazione/sensibilizzazione che di repressione. Senza questo passaggio non si va da nessuna parte. Poi, in secondo luogo, vengono tutti quegli interventi infrastrutturali volti a migliorare la sicurezza dei pedoni, dai marciapiedi (se ci fate caso tantissime strade anche di grande importanza ne sono sprovviste) agli interventi di traffic calming, ovvero di riduzione della velocità del traffico veicolare per renderlo compatibile con pedoni e ciclisti. E qui parliamo, ad esempio, delle isole posizionate al centro delle carreggiate, del controllo elettronico della velocità e della temporizzazione intelligente dei semafori.


Come rendere più sicuri gli attraversamenti pedonali (di Luca Pascotto)

  • La mobilità dei pedoni dovrebbe essere sempre oggetto di una specifica attività di pianificazione e progettazione finalizzata ad individuare soluzioni in grado di soddisfare le esigenze di sicurezza dei pedoni, tenendo conto di tutte le interazioni con le altre componenti di mobilità (motorizzate e non).
  • La visibilità degli attraversamenti pedonali dovrebbe costituire uno dei più rilevanti criteri progettuali. A questo proposito gli attraversamenti pedonali dovrebbero essere progettati evitando la presenza di ostacoli alla visuale reciproca tra pedoni e conducenti. In particolare, dovrebbe essere incoraggiato l’utilizzo di marciapiedi avanzati rispetto agli spazi di sosta.
  • L’introduzione di linee di arresto prima degli attraversamenti, ad una distanza di 6-15 metri, non solo favorisce l’arresto dei veicoli in prossimità degli attraversamenti, ma migliora anche la visibilità tra pedoni e veicoli in avvicinamento su tutte le corsie di marcia.
  • Nelle intersezioni, è necessario evitare soluzioni progettuali che limitino la visibilità reciproca tra pedoni e veicoli in svolta, liberando da ostacoli gli spigoli delle stesse.
  • Nelle situazioni maggiormente a rischio per i pedoni, andrebbe valutata la possibilità di introdurre isole salvagente, in grado di proteggere i pedoni in attraversamento.
  • Favorire l’utilizzo di segnaletica orizzontale ad elevate prestazioni di rifrangenza. L’introduzione di misure aggiuntive per migliorare la visibilità specialmente nelle ore notturne andrebbe incoraggiata: luci lampeggianti, elementi luminosi di arredo urbano, impianti semaforici a portale, ecc. possono fare la differenza in termini di sicurezza.
  • La manutenzione degli attraversamenti pedonali dovrebbe essere effettuata con particolare cura e sistematicità, garantendo livelli prestazionali sempre ottimi. In particolare, le pavimentazioni stradali in approccio agli attraversamenti andrebbero mantenute in modo da garantire livelli di aderenza sempre ottimali (pavimentazioni ruvide sono da preferirsi a materiali a bassa aderenza, per una migliore prestazione in caso di frenata).
  • Gli attraversamenti pedonali dovrebbero essere oggetto di vere e proprie “safety review”, allo scopo di individuare a livello puntuale gli interventi da mettere in atto per la messa in sicurezza degli stessi.
  • Negli attraversamenti pedonali semaforizzati, le singole fasi devono essere dimensionate in modo tale da garantire sempre un attraversamento sicuro ai pedoni. Nei casi di fasi pedonali non esclusive, l’introduzione di apposite lampade supplementari lampeggianti può servire ad avvertire i conducenti della presenza contemporanea di pedoni in attraversamento.
  • L’accessibilità agli attraversamenti pedonali va garantita anche alle utenze in carrozzina: è necessario prevedere soluzioni di accesso a raso, ovvero rampe di accesso aventi pendenze mai superiori all’8%.
  • Per le utenze ipo/non vedenti, l’introduzione di percorsi tattili, dispositivi acustici o tattili ai semafori ed uno spazio di accesso separato rispetto alle rampe (gradino o normale marciapiede) migliora notevolmente la sicurezza. Per tali utenze, la diffusa pratica di introdurre dei paletti metallici molto bassi come dissuasori della sosta veicolare, è da ritenere pericolosa e quindi non raccomandabile.
  • L’introduzione di segnaletica orizzontale supplementare per l’indicazione della provenienza del traffico veicolare (del tipo “look right”) è da ritenersi di grande aiuto anche (e non solo) per i non udenti.
  • Particolare cura va riservata alla gestione dei conflitti con le altre componenti della viabilità, in particolare con quella ciclistica e con i tram, evitando soluzioni potenzialmente pericolose persino nelle situazioni di pedoni in attesa di attraversare (tram troppo vicini al marciapiede, piste ciclabili in conflitto con rampe per disabili).
  • Alcune soluzioni tecnologiche sono in grado di prevenire incidenti tra veicoli e pedoni. E’ auspicabile una sempre maggiore diffusione di tali dispositivi (ad esempio, sensori in grado di rilevare la presenza di pedoni in approccio e di allertare visivamente i conducenti in arrivo). La maggior parte dei semafori pedonali dovrebbe essere dotata di dispositivi con il countdown, che lasciano alla consapevolezza del pedone la decisione riguardo all’avvio o meno dell’attraversamento, in relazione anche alle proprie condizioni fisiche (velocità di andatura). L’introduzione di semafori con tecnologia LED dovrebbe essere, quindi, incoraggiata il più possibile in tutti i Paesi europei, dal momento che hanno mostrato migliori performance soprattutto per quanto riguarda la visibilità notturna.

Luca Pascotto


Utile poi dare un’occhiata ad uno stralcio dell’articolo Vietiamo l’invecchiamento per la sicurezza dei pedoni?, pubblicato su Nuova Mobilità.

Ma in cosa consiste veramente il camminare distratto? Gli anziani, sulle strisce pedonali, sono particolarmente a rischio. Invecchiando, la vista si deteriora al ridursi della dimensione della pupilla, la messa a fuoco è più difficile, la visione periferica si restringe e la discriminazione dei colori si deteriora, mentre la cataratta offusca l’immagine. Un quarto delle persone di età superiore a 65 anni presenta una perdita dell’udito disabilitante. E secondo uno studio inglese, “la stragrande maggioranza delle persone con più di 65 anni non è in grado di camminare abbastanza velocemente per utilizzare un attraversamento pedonale.” Quando si invecchia, si cammina più lentamente e con attenzione, guardando in basso per evitare inciampi, congestionando il passaggio pedonale e bloccando la strada ad automobilisti impazienti.

Infine, una notizia dal Belgio. La Regione di Brussels ha attivato e finanziato (per la verità già da un po’) la formazione obbligatoria sul primo soccorso per il conseguimento della patente di guida. Niente male davvero!