Sicurezza delle infrastrutture stradali: criticità, innovazioni e strumenti normativi e gestionali.

Strade, autostrade, ponti e viadotti. Li percorriamo ogni giorno facendo attenzione ai rischi alla guida, ma può capitare che siano le stesse infrastrutture a costituire dei seri fattori di rischio.

Nel panorama italiano abbiamo sia forti criticità che importanti innovazioni. Ma anche strumenti normativi e metodologici che andrebbero, forse, sfruttati meglio (il D.Lgs 35/2011 e lo standard ISO 39001). 


Premessa

Il ponte Morandi, crollato a Genova nell’estate del 2018, non è stato il solo caso di infrastruttura di trasporto crollata negli ultimi anni. Altri ponti e cavacavia sono caduti sotto il peso della loro stessa struttura, marcia da tempo, e del traffico sempre più impegnativo da sostenere.

Purtroppo si è visto che in Italia di ponti, viadotti e cavalcavia messi male ce sono a decine, e sono molti di più quelli che sono privi di manutenzione semplicemente perchè non si sa (!) chi li deve gestire.

Illuminante, in proposito, una inchiesta condotta da Milena Gabanelli sullo stato di ponti, viadotti e cavalcavia in Italia. La grafica seguente mostra in sintesi la disarmante situazione italiana.

Peraltro, paradossalmente, in Italia abbiamo anche interessanti innovazioni tecnologiche proprio nell’ambito della sicurezza delle infrastrutture di trasporto.

Ad esempio, nel 2018 Anas ha avviato con l’Enea, il Consorzio Train e la società Takius il progetto di ricerca “Sentinel”, per la pesatura dinamica intelligente per la gestione del traffico pesante, finanziato dal MIUR con il PON Ricerca e Innovazione 2014-2020.  Il sistema verrà sperimentato sulla A2 “Autostrada del Mediterraneo”, con l’obiettivo di realizzare un sistema di pesatura dinamica dei veicoli che, integrandosi con altri sistemi, collabori in una gestione intelligente e predittiva del traffico di mezzi pesanti aventi condizioni di carico non compatibili con le caratteristiche della struttura viaria, per smistarli in tempo reale su viabilità alternativa. L’installazione del sistema è prevista in prossimità di nodi di infrastrutture stradali particolari (es. ponti, viadotti e cavalcavia, tratti considerati delicati per le caratteristiche altimetriche, ambientali e climatiche, ecc.), e si potranno avere informazioni utili sia per le attività di manutenzione delle infrastrutture stesse, sia a supporto del controllo dei veicoli pesanti in sovraccarico.

Il D.Lgs 35/11 e lo standard ISO 39001

Nel nostro Paese abbiamo quindi delle serie criticità, ma anche esempi di interessanti innovazioni. Quello che manca è forse un approccio adeguato, capace di dare una visione di insieme e di potenziare la sicurezza sulla “componente infrastruttura” del sistema guida.

E, per questo, è utile conoscere, da parte degli addetti ai lavori, i principali strumenti normativi e metodologici aventi lo scopo di ridurre il più possibile i rischi legati alle infrastrutture stradali: il D.Lgs 35/2011 e lo standard ISO 39001.

Il decreto legislativo n. 35/2011, che recepisce la Direttiva Europea 2008/96, ha introdotto nuovi obblighi e nuove procedure, che segnano l’inizio di un nuovo modo di gestire la sicurezza. Si punta infatti ad avere il monitoraggio costante delle condizioni della strada e ad intervenire prima che si verifichino eventi incidentali, secondo un approccio preventivo.

Il decreto n. 35/2011 non stabilisce dei requisiti tecnico-funzionali per le caratteristiche infrastrutturali, ma introduce obblighi nei confronti dei diversi soggetti coinvolti nella gestione delle infrastrutture stradali.

Il decreto si applica alle strade ricadenti nella rete “TEN” (rete stradale transeuropea) in fase di pianificazione, di progettazione, in costruzione o già aperte al traffico. Dal 1° gennaio 2020 sarà esteso anche alla rete stradale di interesse nazionale.  

Riporto di seguito lo schema dell’impianto descritto dal Decreto, riprendendolo dalle relative Linee Guida.

Schema del ciclo di controllo della sicurezza delle infrastrutture stradali (D.Lgs 35/2011)

Il decreto 35/2011 non è in conflitto con lo standard ISO 39001, ma si affianca ad esso avendo lo stesso obiettivo: intervenire sulla gestione della sicurezza stradale al fine di ridurre e prevenire gli incidenti (in particolare quelli gravi). Entrambe le normative sviluppano un processo di tipo preventivo e non individuano degli specifici requisiti tecnico-funzionali.

Ho avuto modo di seguire in prima persona un progetto relativo alla certificazione ISO 39001 di un importante concessionario autostradale ricadente nella rete TEN-T (CAV SpA – Concessioni Autostradali Venete), durante il quale è stato importante mettere in luce gli ambiti di sovrapposizione e di intervento delle due normative in questione. Infatti, lo standard ISO 39001 ed il decreto 35/2011 operano su piani differenti, come riporto di seguito.

  • L’applicazione del Decreto è cogente per i soggetti da questo individuati, mentre quella dello Standard è del tutto volontaria (ma è poi opportuno che il sistema venga certificato).
  • L’ambito di validità del Decreto è il territorio nazionale italiano (in recepimento di una Direttiva Europea); quello dello Standard è internazionale.
  • La finalità del Decreto è orientare, coordinare e rendere omogenee le attività di tutti i soggetti coinvolti nel processo della sicurezza delle infrastrutture stradali, tra cui gli Enti territoriali, gli Enti proprietari e Gestori delle strade e gli Esperti di sicurezza stradale, al fine di realizzare un progressivo aumento del livello di sicurezza della rete. Lo Standard ha l’obiettivo di migliorare la gestione di sicurezza del traffico stradale, portando l’organizzazione ad individuare i fattori che interagiscono con il sistema stradale e che hanno effetto sul raggiungimento degli obiettivi finali.
  • A livello di approccio, iI Decreto stabilisce criteri e modalità per l’effettuazione dei controlli della sicurezza stradale sui progetti, sulle ispezioni di sicurezza di infrastrutture esistenti e sulla classificazione della sicurezza della rete stradale. Lo Standard individua invece i requisiti da seguire per consentire a tutte le Organizzazioni che interagiscono con il sistema stradale di ridurre le morti e le lesioni gravi dovute ai sinistri sui quali possono avere influenza.
  • Per il Decreto, le attività di controllo, ispezione e monitoraggio sono in capo all’OC. Per lo Standard, le attività di “controllo e monitoraggio” si esplicano tramite audit di sistema – sia interni che da parte di un Ente terzo – secondo l’approccio di tutti i sistemi di gestione conformi agli standard ISO.
  • In merito agli incidenti gravi, nell’art. 7 del Decreto viene specificato che, per ciascun incidente mortale verificatosi sulla rete, l’OC deve redigere una “relazione di incidente”, riportando i dati raccolti e trasmessi dalle Forze dell’Ordine e dagli Enti Locali. Il requisito 9.2 dello Standard richiede invece che l’organizzazione (ad esempio l’Ente Gestore o proprietario di una strada) metta in atto una o più procedure per registrare, indagare e analizzare quei sinistri e quegli altri eventi incidentali da traffico stradale in cui è coinvolta che provocano morte e lesioni gravi agli utenti della strada.
  • Per quanto riguarda i dati di incidentalità, il Decreto prevede che questi siano utilizzati per classificare la rete stradale in tratti omogenei ad elevata concentrazione di incidenti, al fine di individuare ed eliminare le criticità della rete stradale che provocano il reiterarsi di incidenti mortali. Per lo Standard, i dati dell’incidentalità costituiscono tipicamente i fattori finali della sicurezza (secondo la definizione dello standard), e vengono utilizzati come indicatori utili per verificare il funzionamento del sistema anno dopo anno.

Concludendo…

Quelli visti sono solo alcuni dei numerosi elementi che il D.Lgs 35/2011 e lo standard ISO 39001 prevedono per migliorare la sicurezza stradale, agendo in modo organico da più punti di vista. L’applicazione ragionata di quanto visto, sia a livello normativo che metodologico, consente in particolare di presidiare anche gli aspetti della sicurezza legati alla “componente infrastruttura”. Ma, come ben sanno gli addetti ai lavori, il fatto di poter gestire l’infrastruttura ed apportare tutte le possibili migliorie non garantisce l’assenza di incidenti, visto che questi sono per la maggior parte causati dal comportamento umano.

A livello normativo la presenza del D.Lgs 35/2011 consentirà, in prospettiva, una migliorata attenzione in relazione alle caratteristiche fisiche dell’infrastruttura, secondo aspetti normati per legge.

A livello gestionale, l’implementazione (volontaria!) di un sistema conforme allo standard ISO 39001 aiuta notevolmente il processo di gestione degli aspetti legati alla sicurezza da parte degli enti gestori o proprietari di infrastrutture.

In definitiva, a livello normativo, metodologico e tecnologico non mancano gli strumenti per garantire la piena sicurezza sulle strade che percorriamo ogni giorno. Abbiamo però un problema serio a livello organizzativo e gestionale, che è opportuno risolvere presto, per la sicurezza e la serenità di tutti. E’ ora di mettersi al lavoro.


Su questo tema, trovate il mio contributo anche qui:


Invito gli interessati al tema a contattarmi per ogni esigenza di confronto ed a partecipare ai miei corsi di formazione su rischio stradale sul lavoro e sistemi ISO 39001  che tengo periodicamente in NIER Ingegneria o presso le sedi delle organizzazioni interessate.