Riflessioni sul pendolarismo: treno, autobus o automobile?

27 novembre 2009

Congestione in autostrada

Congestione in autostrada

Esistono delle situazioni in cui la mobilità sostenibile (o almeno “sopportabile”) è una utopia quasi irraggiungibile. Purtroppo.

Leggete ad esempio questa discussione scaturita da un intervento di Marco Ponti, nel quale l’autore assume una posizione a tutela dei pendolari che viaggiano in auto ed autobus in contrapposizione rispetto a quelli che viaggiano in treno, i quali “costano molto” alla collettività e, a differenza degli altri, fanno sentire le proprie lamentele in modo più rumoroso.

La discussione scaturita è vivace e ricca di argomentazioni, con risposte in gran parte critiche verso la tesi di Ponti. Suggerisco di leggere l’articolo e le risposte per farsi un quadro ricco e completo relativamente alle idee ed alle istanze manifestate da ognuno. Vale la pena tener presente che si fa spesso riferimento alla realtà territoriale, sociale e infrastrutturale di Milano e del suo hinterland.

In ogni caso, quello che emerge (in modo abbastanza universale e condiviso) è che ben pochi utenti possono in effetti scegliere come muoversi (treno, auto, ecc.), visto che a comandare sono le condizioni esterne: la distanza tra residenza e luogo di lavoro e le infrastrutture che consentono di effettuare lo spostamento (strade o ferrovie).

E’ singolare osservare che sia chi si muove in auto che chi si muove in treno lamenta disagi e cattiva efficienza del sistema di trasporto che usa. Al di là del dibattito tra chi propone di aumentare le risorse per le strade e chi propone di aumentare le risorse per le ferrovie, risulta evidente che il problema deriva da scelte che non hanno a che fare solo con l’infrastrutturazione del territorio, ma anche con la gestione dello stesso a livello urbanistico ed economico.

Il problema, sia nella realtà in esame che in situazioni analoghe, è stato creato dalla persistenza di politiche ed interessi che, negli anni, hanno trasformato una città in un unico, grande ufficio ed una provincia in un unico, grande quartiere dormitorio. Di fronte a queste condizioni di partenza, non ci sono politiche di mobilità sostenibile che tengano. Si può solo sperare (ed esigere dai propri amministratori) che lo stesso errore non venga ripetuto in altre realtà, dove si è ancora in tempo a fermare tendenze analoghe.

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Tags: mobilità sostenibile, pendolari, pianificazione

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