Il nuovo Codice della Strada: le misure allo studio per ciclisti e automobilisti. Ecco quelle giuste e quelle da scartare.

Nuovo Codice della Strada

In ambito urbano, con la riforma del codice della strada potrebbero cambiare molte regole, specialmente per quanto riguarda la mobilità ciclabile. Riporto qui il mio parere su ognuna di esse, riprendendone l’elenco e le descrizioni dall’ottimo articolo di Alessandro Micozzi su bikeitalia.it (che riporto nelle parti in corsivo, nel seguito del post), ed aggiungendo le mie considerazioni ed i miei giudizi.

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Onere della prova di incidente al soggetto meno vulnerabile.

Si tratta di un provvedimento introdotto questa estate anche in Gran Bretagna. In caso di incidente tra un’automobile e una bicicletta, in pratica, spetterà al conducente dell’auto dimostrare la propria “non colpevolezza”.

Sono prevedibili infinite diatribe giudiziarie (es. chi è più vulnerabile tra un pedone ed un ciclista?), ma in linea di principio la misura è corretta. PROPOSTA GIUSTA!

Corsia ciclabile in continuità sul lato destro delle strade urbane.

Questa sarebbe una vera e propria rivoluzione. Difficile immaginare una facile applicabilità di tale modifica, soprattutto per quanto riguarda le strade già costruite che non hanno previsto uno spazio per una corsia ciclabile in fase di progettazione e ora dovrebbero essere riprogettate (ma ancora non è dato sapere se la nuova modifica riguarderà solo le strade di nuova costruzione). Da sottolineare il termine “in continuità” che, almeno in teoria, dovrebbe scoraggiare la realizzazione di mini tratti di corsie ciclabili come siamo troppo spesso abituati a vedere in Italia.

Vedo la cosa non fattibile, costosissima e soprattutto non necessaria. Sarebbe anzi un alibi per impedire la circolazione libera delle biciclette (es. “In attesa della realizzazione della corsia ciclabile, Via Mazzini è interdetta alla circolazione delle bici”). Meglio puntare sul limite urbano a 30 km/h, con il quale bici ed auto possono circolare con un buon livello di sicurezza, e senza avere alcuna necessità di corsie o piste ciclabili. PROPOSTA DA SCARTARE!

Case avanzate.

Si tratta di un intervento in sede stradale molto diffuso nei Paesi nordeuropei ma ultimamente anche in Gran Bretagna (sperimentate lo scorso anno anche in 4 incroci del Comune di Latina). In pratica per casa avanzata si intende un’area prossima ad un semaforo in cui possono sostare solo i ciclisti, avanzata di qualche metro rispetto alla coda delle auto, che al verde consentirebbe alle biciclette di ripartire con maggiore rapidità ed evitare collisioni con le automobili. Il vantaggio è anche quello di poter aspettare il semaforo senza respirare dai gas di scarico delle auto.

Intervento efficace se ben progettato e realizzato. Ovviamente non per ogni incrocio, ma solo nei punti più adatti e ad alto traffico. PROPOSTA GIUSTA!

Parcheggi a spina sulla corsia sinistra.

Per favorire la realizzazione di corsie ciclabili sulla corsia destra di ogni strada urbana, si pensa di modificare quella sinistra prevedendo per le auto soli parcheggi a “spina di pesce”, che sì consentirebbero la sosta di un maggiore numero di auto rispetto alla normale disposizione in fila, d’altra parte sottrarrebbero ulteriore spazio alla carreggiata che dovrà contenere la citata corsia destra ciclabile.

Impossibile da realizzare sul 100% delle strade urbane, ognuna delle quali ha caratteristiche diverse, soprattutto nei centri storici. Sarebbe fattibile per le strade nei quartieri di nuova progettazione, ma anche in questo caso con il limite a 30km/h si raggiungerebbe più facilmente lo scopo. In sintesi, una inutile complicazione. PROPOSTA DA SCARTARE!

Sensi unici eccetto bici.

Un’importante agevolazione alla mobilità ciclistica adottata, tra le altre, in Olanda (ma anche in qualche Comune italiano), è l’istituzione dei cosiddetti “sensi unici eccetto bici”, ovvero la possibilità per i ciclisti di transitare in controsenso, sempre e senza vincoli di larghezza minima della strada stessa.

La notevole facilità e attrattività del muoversi in bici è data dal fatto che i ciclisti seguono (giustamente) il percorso più breve in assoluto, allo stesso modo dei pedoni. Imporre loro i sensi unici causa inutili allungamenti di percorso che non hanno senso, e fanno peraltro perdere tempo e immediatezza allo spostamento. La proposta è quindi validissima. PROPOSTA GIUSTA!

Cessazione dell’obbligo di uso della pista ciclabile.

A tutt’oggi è in vigore, secondo il Codice della Strada, l’obbligo di percorrere le piste ciclabili qualora siano presenti. Vista però la pessima condizione in cui versano le poche piste italiane (progettate male o occupate da tutti tranne che i ciclisti) quest’obbligo risulta spesso un disagio per i ciclisti e, secondo la nuova bozza del CdS, dovrebbe decadere. A questo va aggiunta anche la cessazione dell’obbligo di pedalare esclusivamente sul lato destro della carreggiata.

La pista ciclabile deve essere vista ed utilizzata come un elemento di sicurezza per i ciclisti, non come una area nella quale rinchiuderli e “ghettizzarli”. Chi va in bici e trova più comodo ignorare la ciclabile, se ritiene di trovarsi comunque in condizioni di sicurezza, deve poterlo fare. Quantomeno in ambito urbano. PROPOSTA GIUSTA!

Infortunio in itinere.

L’impegno del Governo – si legge in una nota – deve essere quello di far riconoscere all’INAIL lo spostamento in bici casa-lavoro alla pari del trasporto pubblico, garantendo quindi una copertura assicurativa a coloro che scelgono di recarsi al lavoro in bicicletta.

La misura è assolutamente condivisibile, e non solo sul percorso strada-lavoro: per infortunio in itinere si intende anche il percorso per andare dall’ufficio alla mensa. In questo modo, l’intera sequenza degli spostamenti effettuati in bicicletta per motivi lavorativi è giustamente tutelata dal punto di vista assicurativo. Una misura di civiltà. PROPOSTA GIUSTA!

Parcheggi bici nei condomini.

Dopo l’indiscrezione, sempre dell’agenzia Andnkronos, del prossimo piano per la mobilità ciclistica del Comune di Roma, che dovrebbe includere misure per favorire la realizzazione di parcheggi bici nei condomini, anche il Governo dovrebbe favorire tale intervento togliendo al condominio la potestà di vietarlo.

La mancanza di ricoveri per le bici che siano sicuri e a prova di ladro è uno dei grandi motivi che limitano l’uso delle biciclette. Non avremo certo i box auto esterni e con chiave che si vedono ad Amsterdam o Washington, ma abbiamo i nostri condomini. Ed è anzi assurdo impedirne la possibilità di utilizzarli per custodire le bici. PROPOSTA GIUSTA!

Limite di velocità a 30 km/h nei centri urbani.

Forse la misura più importante di tutte per la promozione della mobilità ciclistica. Anche se di non facile attuazione (occorrono interventi in sede stradale piuttosto che autovelox o semplice segnaletica), l’introduzione del limite di velocità a 30 km/h invece dei 50 attualmente in vigore, potrebbe voler dire un drastico calo degli incidenti stradali in ambito urbano (o quanto meno delle conseguenze per chi vi incorre), dei livelli di inquinamento, della percezione di sicurezza e vivibilità dei centri urbani. Secondo quanto si apprende, questa misura sarà inserita entro dicembre nel decreto ministeriale che fissa le linee guida del nuovo Codice della strada.

Per quanto detto e ripetuto più volte (e su molte di queste pagine), è tra le misure migliori che si possono  adottare a favore della sicurezza stradale nelle città. Costa pochissimo, è immediata e ha effetti certi. Da attuare subito (ad esclusione ovviamente dei viali di scorrimento, sui quali il limite di 50 km/h è adeguato). PROPOSTA GIUSTA!

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In ogni caso, lo spirito delle misure è totalmente condivisibile, in quanto si va con decisione verso una tutela di chi è più “debole” sulla strada. Non ci sono buoni e cattivi in base al mezzo di trasporto: siamo tutti persone, e dobbiamo evitare di farci male a vicenda quando ci muoviamo.

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