Il Piano dei Tempi e degli Orari: intervista a Roberta Franceschetti
Il Piano dei Tempi e degli Orari è un efficace strumento per il perseguimento degli obiettivi di mobilità sostenibile, che interviene nella redistribuzione ragionata degli orari delle città (es. ingresso e uscita di uffici e scuole, orari di distribuzione delle merci, ecc.) allo scopo di ridurre i fenomeni di congestione che si generano in concomitanza delle ore di punta.
Incontriamo oggi Roberta Franceschetti, responsabile della comunicazione del progetto “Tempo Comune” volto allo sviluppo di un modello di Piano dei Tempi e degli Orari per la città di Bari.
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Cosa è un Piano dei Tempi e degli Orari?
E’ uno strumento di indirizzo strategico, che consente il coordinamento dei tempi e degli orari della città al fine di migliorare la qualità della vita dei cittadini, armonizzando tempo lavorativo e tempo di vita.
Chi promuove e come si applica il Piano dei Tempi e degli Orari?
E’ promosso dalle amministrazioni locali per armonizzare gli orari e l’accessibilità dei servizi e dei pubblici esercizi, semplificare i rapporti tra i cittadini e pubblica amministrazione,migliorare il sistema della mobilità cittadina, partendo dagli spostamenti casa/lavoro e casa/scuola. Può essere applicato solo attraverso la concertazione e il confronto con le parti sociali – imprese, rappresentanti dei lavoratori e dei consumatori, gestori di servizi pubblici, ecc. – in modo da conciliare esigenze e interessi differenti.
Possono davvero piani di questo tipo ridurre la congestione stradale?
Sì, uno degli obiettivi di un piano dei Tempi e degli Orari è proprio il miglioramento della mobilità cittadina, anche attraverso progetti che promuovano la mobilità sostenibile e quindi l’utilizzo di mezzi pubblici o alternativi all’auto.
Raccontaci come è stata la vostra esperienza.
Tempo Comune è un progetto di ricerca voluto dal Dipartimento sui Rapporti di Lavoro e sulle Relazioni Industriali dell’Università di Bari e dalla Tom Agenzia di Comunicazione, sviluppato nell’ambito dell’azione E (azioni di accompagnamento) della misura 3.14 del P.O.R. Puglia 2000–2006, dedicata appunto alla “Promozione della partecipazione femminile al mercato del lavoro”. Il progetto punta a definire un possibile modello di armonizzazione tra tempo lavorativo e tempo di vita, da sottoporre all’Amministrazione Comunale di Bari affinché possa costituire un valido punto di partenza per la definizione del Piano territoriale degli orari della città di Bari. Per questo, l’Amministrazione Comunale di Bari è stata pienamente coinvolta in questo progetto. L’impostazione del progetto è stata orientata su due fronti. In primo luogo sull’organizzazione dei tempi della città, individuando i servizi pubblici la cui erogazione spesso non si concilia con gli orari di lavoro delle aziende. In secondo luogo sul contesto aziendale, promuovendo delle tecniche di gestione flessibile dell’orario di lavoro.
Tempo Comune in definitiva ha puntato a definire un possibile approccio all’armonizzazione tra tempo lavorativo e tempo di vita, nella piena consapevolezza che tale aspetto è una questione che riguarda tutti i cittadini. La parte dedicata alla comunicazione ha avuto un ruolo importante all’interno del progetto, perché il coinvolgimento preliminare delle parti sociali e dei cittadini, attraverso il dialogo, è fondamentale per la riuscita di un Piano dei Tempi e degli Orari. Il processo di costruzione di un Piano dei Tempi e degli Orari non può calare dall’alto ma deve essere necessariamente partecipativo. Occorre sensibilizzare la cittadinanza rispetto ai benefici che possono derivare dall’armonizzazione dei tempi sulla loro vita di tutti i giorni, ma anche far comprendere per esempio alle imprese i vantaggi in termini produttivi che derivano dall’applicazione di una maggiore flessibilità negli orari di lavoro. Un’altra direzione in cui ci siamo mossi è stata quella del dialogo sulle buone prassi. Il sito del progetto è diventato un’area di confronto tra esperienze diverse, non solo a livello nazionale.
Quali sono le prospettive future in questo settore?
Purtroppo in Italia sono ancora poche le città che si sono dotate di un piano territoriale dei tempi e degli orari. Ci sono buoni esempi come quelli di Cremona, Torino, Firenze, in cui le amministrazioni hanno formulato un piano e stipulato accordi con il Provveditorato agli studi, con gli enti di gestione dei servizi pubblici, con le imprese; hanno sviluppato progetti per l’uso della bicicletta, incentivato la nascita di banche del tempo, modificato gli orari e ampliato la gamma dei servizi pubblici, favorito l’uso di spazi scolastici in orari extra-curricolari… La nascita di nuove figure professionali come il Mobility Manager, all’interno delle pubbliche amministrazioni e delle grandi imprese dimostra una crescente sensibilità rispetto a queste tematiche. Ma c’è ancora molta strada da fare. Anche perché spesso le P.A. lamentano la mancanza di fondi per portare avanti i progetti.
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Ringrazio Roberta Franceschetti per aver risposto alle nostre domande e per averci illustrato le potenzialità di questo strumento, purtoppo ancora poco diffuso in Italia.
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