Stazione di Firenze S.M.N

La crisi economica da tempo in atto e le confuse risposte dei nostri governanti hanno messo seriamente a rischio (per un periodo che certo non sarà breve) buona parte delle abitudini e delle condizioni della vita di ognuno, magari faticosamente costruite e consolidate nel tempo. La stabilità del proprio posto di lavoro, il controllo sulle spese familiari (casa, alimenti, trasporti, ecc.), il sistema di sostegni a cui fino ad oggi si è avuto accesso in termini economici o di servizi per numerose situazioni (asili per i bambini, assistenza per gli anziani, scuole, sanità e mille altri casi) sono questioni sulle quali il futuro presenta serie preoccupazioni.

Non si tratta solo delle conseguenze di una crisi di ampiezza internazionale, ma anche di pagare il conto di anni di politiche che hanno spinto energie e risorse (cioè il denaro dei cittadini, raccolto con tasse e imposte) verso direzioni sbagliate. E’ opinione di molti, ad esempio, che impiegare la bellezza di 20-30 miliardi di euro per costruire opere come un ponte sullo Stretto di Messina o un tunnel ferroviario tra Torino e Lione (la famosa TAV della Val di Susa) sia un enorme spreco di risorse pubbliche, che potrebbero essere impiegate molto meglio per ridurre l’entità dei forti tagli ai servizi dei cittadini e delle nuove tasse in arrivo, o per realizzare una miriade di opere più piccole a servizio delle più disparate esigenze di ogni singolo Comune del nostro territorio (es. opere di riqualificazione edilizia, efficienza energetica, miglioramento dei trasporti), in grado di generare ugualmente lavoro per molte persone e per molti anni (come nel caso delle “grandi opere”), ma con effetti benefici per tutte le economie locali e per le condizioni di vita dei cittadini di ogni città italiana.

Nell’attesa che qualcosa cambi in questo approccio “imposto dall’alto”, si può comunque agire in prima persona per “limitare i danni” e recuperare parte dei soldi che inevitabilmente verranno persi  – e qui veniamo a parlare di mobilità e trasporti – per effetto degli inevitabili rincari che è facile prevedere per autostrade, carburanti (benzina e gasolio), treni, trasporto pubblico, ecc.

Occorre muoversi in direzione del risparmio e dell’efficienza energetica. Lo si ripete già da tanto tempo, ma oggi più che mai occorre prendere sul serio queste considerazioni. Non si tratta più, e non solo, di dover risolvere una crisi ambientale (inquinamento ed effetto serra) o le ricorrenti crisi energetiche (legate alle continue tensioni dei mercati delle fonti fossili), ma di affrontare una crisi economica reale ed estesa.

Come intervenire? Le soluzioni sono note: meno auto, più biciclette e trasporto pubblico, ecc. A livello di scelta individuale sappiamo bene che non basta affidarsi alla propria buona volontà: molto importanti sono le “condizioni al contorno”. Non tutti possono infatti rinunciare all’auto per usare il trasporto pubblico, magari semplicemente per mancanza del servizio (in termini di disponibilità, accessibilità, orari, ecc.) per raggiungere il proprio luogo di destinazione (studio, lavoro, ecc.). Ferrovie ed autobus quindi non bastano, da soli, a risolvere il problema. Idem per le biciclette: sono comode per distanze brevi (fino a 5 km) ed in condizioni adeguate (es. strade ben pavimentate, eventuali piste ciclabili, assenza di promiscuità con i camion ed il traffico pesante, ecc.), ma molte città italiane sembrano essere decisamente inadatte ad essere attraversate in bicicletta.

La scelta individuale nella direzione della “sostenibilità” ambientale (e ora, più che mai, anche economica) va quindi aiutata, incentivata e resa percorribile dalle istituzioni: Comuni, Regioni, governo nazionale. Basterebbero investimenti relativamente limitati nella pianificazione dei trasporti in ambito urbano per consentire a molti  di avere  una alternativa al trasporto in auto, recuperando (anche in termini di denaro) molto di più della spesa iniziale, considerando la riduzione delle spese per i carburanti e di tutti i costi esterni correlati al trasporto privato (inquinamento, rumore, incidentalità, ecc.). Purtroppo però pare che questo approccio sia del tutto ignorato dai governanti (vedi ad esempio i tagli imposti alle Regioni con la manovra economica e finanziaria, che si ripercuoteranno sul trasporto pubblico locale con ulteriori riduzioni delle corse ed aumento delle tariffe) mentre sarebbe invece molto importante attuarlo, soprattutto nella difficile fase che stiamo attraversando.

In ogni caso, per chi ne avesse la possibilità, conviene prendere seriamente in considerazione le alternative poste dalla condivisione dei mezzi di trasporto (come le auto, nel caso del car-sharing, o le biciclette, nel caso del bike sharing) o dei viaggi, attraverso il car pooling. Il servizio consente di pianificare con estrema flessibilità gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti di una azienda (o di un distretto), organizzando gli equipaggi e consentendo di venire incontro alle esigenze di chi necessita di un passaggio in auto, sfruttando a tale scopo lo spostamento dei colleghi che normalmente si muovono con la propria auto per mancanza di alternative. La condivisione dei viaggi consente di recuperare molte delle spese sostenute per il carburante (es. organizzandosi a turno con le auto di diversi colleghi, oppure riconoscendo a chi guida un contributo in denaro), e di questi tempi non è davvero poco.

La condivisione dei mezzi e degli spostamenti consente di rendere più efficiente il sistema della mobilità individuale e collettivo, recuperando importanti quantità di tempo e denaro ed alleggerendo, di conseguenza, le spese (crescenti) sostenute per muoversi. Come detto, speriamo che anche sugli altri fronti (potenziamento del trasporto pubblico e della mobilità ciclabile, diffusione delle auto elettriche, ecc.) le istituzioni provvedano presto ad intervenire nel verso giusto e senza sprecare risorse pubbliche.


Sul tema sopra esposto ho avuto il piacere di confontarmi con Corrado Poli, studioso e ricercatore sociale esperto in politiche urbane e ambientali ed autore di numerosi saggi e monografie, ha recentemente pubblicato il libro Mobility and Environment – Humanists versus Engineers in Urban Policy and Professional Education. Parlo qui con lui di mobilità, di ambiente e dei problemi delle città.

***

In tutta Europa, quanto nel resto del mondo, sono ormai da tempo chiari i problemi derivanti da un eccessivo uso dell’auto privata nelle città (inquinamento, congestione, incidenti, ecc.) e la conseguente necessità di un cambiamento nel modo di muoverci. Sono ugualmente note da tempo anche le tante misure che si possono prendere per risolvere il problema. Eppure gli interventi messi in atto risultano spesso poco incisivi… Tu come la pensi?

Chiaramente va ridotto il numero di vetture circolanti. Le auto non inquinano solo quando marciano, ma anche stando ferme: infatti occupano spazio, e si deve sempre pensare al loro smaltimento quando saranno vecchie. Ma anche il trasporto pubblico ha elevati impatti ambientali che non vanno sottovalutati. Io credo che sia necessario studiare politiche urbane basate sul contenimento della necessità di muoversi e non più sulla crescita indefinita di una mobilità esagerata, folle e sprecona. Viaggiare deve e può essere un piacere – anche in auto eventualmente – ma non possiamo identificare il progresso come lo spreco di costringere milioni di persone a spostarsi quotidianamente su percorsi sempre più lunghi. L’idea di costringere la gente a muoversi continuamente è vecchia, soprattutto nell’era delle telecomunicazioni. Con la gradualità adeguata è necessario affrontare i problemi in modo radicalmente nuovo. Proseguendo sulla strada attuale non si arriva da nessuna parte.

La situazione di numerose città è problematica da molti punti di vista: il traffico e la congestione sono forse solo un sintomo di un problema più complesso, che ha tra i suoi effetti anche i danni all’ambiente, lo spreco di risorse, ecc. Evidentemente non si tratta solo di una questione “ingegneristica”, ma che investe anche altri aspetti (sociali, culturali, ecc.). Approfondiamo insieme questo punto.

Gli esseri umani non sono molecole di fluido: si muovono nell’una o nell’altra direzione, con l’uno o l’altro mezzo e infine nel momento in cui decidono perché fanno delle scelte. Occorre rendere disponibili quante più scelte possibili a una società che è sempre più variegata e non è più costituita da una massa con le stesse preferenze. Va da sé, quindi, che un esame dei comportamenti e delle preferenze dei cittadini consumatori di mobilità potrebbe facilitare l’offerta di soluzioni alternative al movimento attuale e agli attuali piani del traffico.

Per affrontare i temi ambientali, economici e sociali di questo difficile periodo si parla e si pensa in termini di “sviluppo sostenibile”, sottintendendo quindi che al momento questa sostenibilità non esiste. Ma al di là della questione “sostenibilità”, cosa possiamo dire riguardo al concetto di “sviluppo” ed alle teorie che vi ruotano intorno?

La parola “sostenibile” non fa parte del mio vocabolario: è un concetto vuoto e abusato come ho scritto nel mio libro. Lo sviluppo non ha bisogno di aggettivi perché è buono di per sé. E se vogliamo sviluppo vero dobbiamo pensare a un progresso che risponda alle esigenze dei cittadini di oggi, non a quelli di ieri (i quali pensavano che la materialità della crescita fosse l’unico obiettivo valido). Siamo un popolo ricco ed evoluto: i beni superiori che generano lo sviluppo futuro non possono che essere legati a una migliore qualità della vita, della salute e a un impegno morale nel rispetto della natura e dell’ambiente.

Esistono comunque in giro per il mondo esempi innovativi e buone pratiche. Quali sono le esperienze più significative in merito? E cosa possiamo dire riguardo alle città italiane?

Esistono numerosi esempi ormai di buone pratiche in tutto il mondo e anche in Italia. Ho visitato decine di centri europei e americani dove sono state introdotte interessanti tecnologie: ci sono le comunità de-motorizzate, esempi efficienti di trasporto pubblico, tecnologie per auto non inquinanti, ecc. Ma non mi sono mai entusiasmato troppo: non credo che il problema siano le singole tecniche applicate qua e là. Piuttosto va sviluppata una nuova tecnologia e vanno create le condizioni politiche e ideologiche perché venga concesso spazio a modelli di organizzazione urbana alternativa a prescindere dalla mobilità e dal trasporto. Si tratta di una cruciale questione democratica e politica: rispondere alla domanda crescente di tutela della salute e di potere vivere secondo modelli diversi da quelli standard da parte di una quota crescente delle popolazioni occidentali.

I tuoi auspici e tue le esortazioni.

Mi verrebbe voglia di dire semplicemente: leggete il mio libro su ambiente e mobilità. Potrete condividere o meno le mie proposte, ma per lo meno apro a un’impostazione diversa e inedita. Soprattutto, l’ho scritto con passione civile dopo anni di lavoro da ambo i lati dell’Atlantico in qualità di studioso, consulente e come rappresentante politico. Oggi, più che di pianificazione, si deve parlare di innovazione e creatività. Le burocrazie e i governi dovrebbero riuscire a elaborare nuove idee e introdurre il mutamento. Nei paesi più competitivi questo già si fa. In Italia scontiamo un grave ritardo e continuiamo a credere che un ulteriore aumento dell’offerta di trasporto sia la soluzione a tutte le disfunzioni urbane. Io non lo credo.

***

Corrado Poli è consulente, opinionista e autore di numerosi saggi su politiche urbane e ambientali. Insegna alla Libera Università IULM di Milano dove sta progettando un corso di Master in politiche urbane. Dal 2004 al 2011 ha insegnato “Economia ed etica dell’ambiente” all’Università di Bergamo e coordinato il “Laboratorio di Comunicazione Ambientale”. Dal 2008 al 2011 è stato Presidente della International Urban Fellows Association presso l’Institute for Policy Studies della Johns Hopkins University di Baltimora (U.S.A.) con cui collabora dal 1979. Ha diretto e presieduto Enti pubblici e privati in Italia e all’estero ed è membro di Comitati scientifici e di redazione. Ha insegnato in Università straniere e italiane, tra cui recentemente la Johns Hopkins University, la Northern Arizona University e la Queensland University of Technology di Brisbane (Australia).

Ho avuto il piacere di essere relatore, con lui, in occasione dell’avvio del progetto “Le Signe” (2011) ed in occasione  dell’incontro di Bologna “Share The Road” (2014).