Surriscaldamento globale: occorre combatterlo (anche) con una migliore gestione di mobilità e trasporti.

Saper gestire correttamente mobilità e trasporti è fondamentale per limitare gli effetti negativi sull’ambiente, e quindi sulla nostra qualità della vita.
Prima che sia troppo tardi.


Il problema

Quando arrivano le crisi globali, che siano economiche, sanitarie o di altro tipo, le condizioni che si creano possono mettere seriamente a rischio buona parte delle abitudini e delle condizioni della vita di ognuno, magari faticosamente costruite e consolidate nel tempo. Ora: è chiaro da tempo che ci troviamo ad affrontare una crisi complessiva reale ed estesa, che ha risvolti ambientali, energetici, sociali, ecc.. E, in particolare, va considerato il problema del surriscaldamento globale, che sta già mostrando i suoi effetti ed è ormai giunto sulla soglia dell’irreversibilità.

Perche ne parlo su queste pagine? Perchè, per risolvere questo problema, occorre sapere che una delle principali cause (e quindi uno dei principali ambiti di intervento) riguarda la mobilità delle persone. Su questo tema ho avuto il piacere di confontarmi con Corrado Poli, studioso e ricercatore sociale esperto in politiche urbane e ambientali ed autore di numerosi saggi e monografie. In questo articolo sono presenti diversi spunti derivanti dal nostro confronto.

Il contesto

Iniziamo con il considerare che per affrontare i temi ambientali, economici e sociali di questo difficile periodo si parla e si pensa in termini di “sviluppo sostenibile”, sottintendendo quindi che al momento questa sostenibilità non esiste. Se vogliamo sviluppo “vero” dobbiamo pensare a un progresso che risponda alle esigenze dei cittadini di oggi. I beni che generano lo sviluppo futuro non possono che essere legati a una migliore qualità della vita e della salute, ed ad un impegno morale nel rispetto della natura e dell’ambiente.

In tutta Europa, quanto nel resto del mondo, sono ormai da tempo chiari i problemi derivanti da un eccessivo uso dell’auto privata nelle città (inquinamento, congestione, incidenti, ecc.) e la conseguente necessità di un cambiamento nel modo di muoverci. Sono ugualmente note da tempo anche le tante misure che si possono prendere. Eppure gli interventi messi in atto risultano spesso poco incisivi. Andrebbe ridotto il numero di vetture circolanti, considerando peraltro che le auto non inquinano solo quando marciano, ma anche “da ferme”. Ma anche il trasporto pubblico può avere elevati impatti ambientali, se mal progettato o gestito.

E’ necessario quindi studiare politiche urbane basate su una corretta gestione della mobilità. Viaggiare deve e può essere un piacere – anche in auto, eventualmente – ma è uno spreco costringere milioni di persone a spostarsi quotidianamente su lunghi percorsi, soprattutto nell’era delle telecomunicazioni, per spostamenti che possono essere evitati (ad esempio lavorando da remoto). Anche se con la gradualità adeguata, è necessario affrontare i problemi in modo radicalmente nuovo.

La situazione di numerose città è problematica da molti punti di vista: il traffico e la congestione sono forse solo un sintomo di un problema più complesso. Evidentemente non si tratta solo di una questione “ingegneristica”, ma che investe anche altri aspetti (sociali, culturali, ecc.). Gli esseri umani non sono molecole di fluido: si muovono nell’una o nell’altra direzione, con l’uno o l’altro mezzo e infine nel momento in cui decidono perché fanno delle scelte. Occorre rendere disponibili quante più scelte possibili a una società che è sempre più variegata e non è più costituita da una massa di individui tutti con le stesse preferenze. Va da sé, quindi, che un esame dei comportamenti e delle preferenze dei cittadini che si muovono potrebbe facilitare l’offerta di soluzioni alternative rispetto al modo attuale di gestire (o non gestire) la mobilità.

Vi invito inoltre a guardare questo breve video, che fa comprendere meglio come si generano gli spostamenti (e quindi, come impostare correttamente le soluzioni).

La soluzione: non uso individuale dell’auto e possibili alternative

Esistono in giro per il mondo esempi innovativi e buone pratiche, sia dal punto di vista tecnologico che da quello urbanistico e da quello organizzativo. Ma il punto non è dato dall’insieme delle singole tecniche applicate qua e là. Piuttosto vanno create le condizioni perché venga concesso spazio a modelli di organizzazione urbana alternativa, a prescindere dalla mobilità e dal trasporto.

La scelta individuale nella direzione della “sostenibilità” ambientale (e ora, più che mai, anche economica) va quindi aiutata, incentivata e resa percorribile dalle istituzioni (Comuni, Regioni, governo nazionale). Basterebbero investimenti relativamente limitati nella pianificazione dei trasporti in ambito urbano per consentire a molti di avere una alternativa al trasporto attraverso l’uso individuale dell’auto. Si potrebbe recuperare, anche in termini di denaro, molto di più della spesa iniziale, considerando la riduzione delle spese per i carburanti e di tutti i costi esterni correlati al trasporto privato (inquinamento, rumore, incidentalità, ecc.).

Come intervenire, nel dettaglio? Le soluzioni sono note: usare di meno l’auto e di più le biciclette ed il trasporto pubblico, ad esempio. Ma sappiamo bene che non basta affidarsi alla buona volontà di ognuno di noi: molto importanti sono le “condizioni al contorno”. Non tutti possono infatti rinunciare all’auto per usare il trasporto pubblico, magari semplicemente per inadeguatezza del servizio (in termini di disponibilità, accessibilità, orari, ecc.) in relazione al proprio caso particolare. Treni ed autobus quindi non bastano, da soli, a risolvere il problema. Idem per le biciclette: sono comode per distanze brevi ed in condizioni adeguate (es. strade ben pavimentate, percorsi sicuri, ecc.), ma ancora oggi molte città italiane sembrano, purtroppo, essere decisamente inadatte ad essere attraversate in bicicletta.

Ai mobility manager di buona volontà suggerisco di prendere seriamente in considerazione le alternative all’uso individuale dell’auto. Un esempio è dato dalla condivisione degli spostamenti (car pooling), con cui è possibile pianificare con estrema flessibilità gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti di una azienda (o di distretto), organizzando gli equipaggi e consentendo di venire incontro alle esigenze di chi necessita di un passaggio in auto. E la condivisione dei viaggi consente peraltro a chi la pratica di recuperare molte delle spese sostenute per il carburante (es. organizzandosi a turno con le auto di diversi colleghi, oppure riconoscendo a chi guida un contributo in denaro), e di questi tempi non è davvero poco.

Conclusioni: cosa fare?

Per chiudere, mi rivolgo ai decisori ed agli amministratori di ogni livello, dagli assessori ai trasporti ed all’urbanistica fino ai mobility manager aziendali. Siamo tutti sulla stessa barca, ed occorre agire tempestivamente e con decisione. Che abbiate la possibilità di fare scelte di tipo urbanistico, tecnologico o organizzativo, fatelo presto, e ricordatevi che nei paesi più competitivi questo già si fa.

In qualche modo, occorrerà che tutti noi ci diamo una mossa.