I dati ACI-ISTAT degli incidenti stradali e le statistiche europee

ACI ed Istat hanno diffuso i dati sugli incidenti stradali del 2018. Confermando, se ce ne fosse ancora bisogno, che è definitivamente fallito l’obiettivo del decennio 2010-2020 di dimezzare le vittime dovute agli incidenti.

Nel 2018, in Italia si sono verificati circa 175mila incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno provocato 3.325 morti e circa 240mila feriti (di cui circa 17.000 gravi, secondo la classificazione “MAIS” in uso, che attribuisce un punteggio all gravità generale del trauma secondo l’importanza delle lesioni per regione del corpo colpita). Infine, il numero di morti per milione di abitanti è pari a circa 55, superiore alla media europea.

Non va poi dimenticato il grave problema economico direttamente connesso: il costo sociale degli incidenti stradali, pari a circa 20-25 miliardi di euro (numeri forniti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti)!

A partire dal 2001, il numero dei morti dovuti all’incidentalità stradale è andato sempre diminuendo, fino al 2013. Poi, tale numero si è invece sostanzialmente assestato intorno ai 3.300-3.400 morti/anno, interrompendo la tendenza alla diminuzione in corso fino ad allora. Andamento peraltro del tutto analogo a quello riscontrato a livello europeo (come testimoniato dal rapporto PIN n. 13 dello European Transport Safety Council – ETSC), nel quale si contano circa 500 vittime ogni settimana (lo stesso bilancio che si avrebbe se precipitasse un aereo ogni 3-4 giorni).


A livello mondiale invece il fenomeno è in preoccupante aumento, a causa della crescente motorizzazione nei Paesi meno sviluppati e delle condizioni di sicurezza stradale certamente meno avanzate rispetto al contesto europeo (per approfondire consiglio questo rapporto della WHO). Le vittime ogni anno ammontano a ben 1,35 milioni in tutto il mondo. Ed inoltre:

  • La maggior parte (93%) dei decessi si verifica nei paesi a basso e medio reddito, anche se questi paesi hanno solo circa il 60% dei veicoli circolanti in tutto il mondo;
  • Le vittime del traffico stradale sono la prima causa di morte tra i giovani (età tra i 5 ed i 29 anni);
  • il rischio di morire in un incidente stradale dipende da dove si vive (i tassi di mortalità più alti sono nella regione africana, mentre quelli inferiori in Europa);
  • Oltre la metà dei decessi stradali riguarda pedoni, ciclisti e motociclisti.

Sempre in base al rapporto citato, emerge che un certo numero di paesi ad alto e medio reddito, nonostante l’aumento della motorizzazione, sono comunque riusciti a ridurre le morti per traffico stradale. Ma, evidentemente, la strada verso l’eliminazione delle morti per incidenti stradali è ancora molto lunga.


Tornando al contesto europeo: quali sono le cause di questo arresto del calo della mortalità? Tra le tante, pare predominante la distrazione in auto, fenomeno in deciso aumento negli ultimi anni, con numerosi casi di incidenti causati dall’uso dei cellulari.

Quello che è certo è che l’obiettivo del decennio 2010-2020 è fallito, con una preoccupante inversione di tendenza. Occorre che istituzioni e governi si diano da fare seriamente, per riprendere a far diminuire gli incidenti stradali e tutti i costi (sociali, economici, ecc.) derivanti da essi.


Qui di seguito i miei grafici di sintesi elaborati a partire dai rapporti ACI-ISTAT (qui il comunicato stampa).



Ed a seguire, i dati riferiti al contesto europeo (fonte: European Transport Safety Council – ETSC).