Car pooling, Car Sharing e dintorni: potenzialità e vincoli delle formule di mobilità “smart”.

Car Sharing peer to peerA seguito del mio intervento sul quotidiano “La Repubblica” nell’ambito di uno speciale dedicato al car sharing peer-to-peer (p2p), ho ricevuto numerose manifestazioni di interesse relative a questo argomento. Ne approfitto quindi per invitare alla lettura dell’articolo (qui il pdf), ed aggiungere altre considerazioni in questo spazio.


Car Pooling, Car Sharing, Car Sharing p2p

Occorre innanzitutto spiegare bene le differenze tra car pooling, car sharing tradizionale e car sharing peer-to-peer: spesso le varie espressioni si usano indifferentemente, ma in realtà indicano sistemi e metodologie organizzative profondamente diverse.

Il car sharing tradizionale è una sorta di servizio di auto a noleggio con procedure automatizzate di presa in carico e rilascio dell’auto (prenotazione telefonica o via web, accesso all’auto tramite smart card, ecc.), e con tariffe basate sull’uso associate ad una quota annuale. I veicoli sono tutti di proprietà del gestore, che può essere pubblico o privato. Il car sharing peer-to-peer si differenzia per il fatto che le auto sono messe a disposizione non da un singolo gestore ma da altri privati cittadini, che le usano poco e vogliono monetizzare almeno parte del tempo in cui esse restano ferme. Il car pooling è invece una semplice condivisione dello spostamento, come nel caso di un lavoratore che accompagna un collega con la propria auto per fare un percorso comune (es. da casa al lavoro, caso frequente nel caso in cui le abitazioni del conducente e del passeggero siano vicine).

Se fin qui è tutto chiaro, provate a pensare alle potenzialità che può avere un progetto che unisca i tre sistemi. Ed in effetti qualcuno ci sta provando: la compagnia olandese MyWheels, ad esempio, ha associato il car sharing peer-to-peer con un servizio di car sharing tradizionale, ed ha poi collegato il tutto alla piattaforma di car pooling Toogethr.


Car sharing p2p: condividere l’auto tra privati

Torniamo al “semplice” car sharing peer-to-peer, e ragioniamo sul suo potenziale di diffusione in Italia. Io ritengo che nel nostro Paese sia importante innanzitutto superare il modo di vedere l’uso dell’auto, o meglio il suo semplice possesso, come se si trattasse di un irrinunciabile status symbol. Questa visione è in totale antitesi rispetto all’idea di condivisione, che è invece alla base dei sistemi di car-sharing. Pensiamo ai modelli comunicativi usati dagli spot delle case automobilistiche che, anche in periodi di vacche magre per il mercato come quello attuale, dimostrano come si “spingano” comunque gli italiani ad acquistare o rinnovare le loro auto di continuo. E ciò nonostante siamo ai vertici mondiali per tasso di motorizzazione (cioè per possesso di auto in rapporto al numero di abitanti).

In tutto questo il car sharing p2p può essere un buon elemento di novità, e credo che ci possa essere spazio per la sua diffusione anche in Italia. Temo però anche che, come è stato nel caso delle altre innovazioni “di sistema” legate alla mobilità urbana (car sharing, bike sharing, car pooling via web, ecc.), l’avvio di nuove esperienze e l’introduzione di nuovi approcci siano da noi più rallentati (per diversi motivi) rispetto a quanto accade nel resto d’Europa.

Peraltro, come riporta il sito fleetmagazine.com,

A penalizzare l’Italia rispetto a realtà non solo come l’America, ma stati europei non troppo lontani quali Francia, Germania, Regno Unito e Paesi del Nord Europa è in primo luogo il nostro quadro normativo, che impedisce la locazione onerosa senza conducente tra privati (vedasi al riguardo l’Art. 84 del Codice della Strada).

Secondo l’ordinamento applicato alla circolazione dei veicoli in Italia, i privati che fossero sorpresi a cedere la propria vettura priva di apposita indicazione di speciale destinazione d’uso, sono soggetti a una multa di importo compreso tra 41 a 168 euro, che sale a 419-1.682 euro in caso di autoveicoli o rimorchi, con in aggiunta la sospensione della carta di circolazione per un periodo tra due e otto mesi.

Con una azione forte a supporto dell’avvio di questi sistemi, che consenta il superamento di inerzie, diffidenze diffuse ed ostacoli procedurali e legali (primi fra tutti quelli assicurativi), il car sharing peer-to-peer può seriamente diffondersi fino a costituire una buona fonte di introito per chi mette la propria auto in condivisione ed una altrettanto importante fonte di risparmio per chi invece rinuncia al suo possesso ma la prende in affitto.

Colgo l’occasione per esprimere il mio auspicio sul fatto che governo ed amministrazioni locali si impegnino in modo convinto e concreto (cioè con risorse economiche certe e cospicue) al miglioramento reale della mobilità dei cittadini, che non può più passare attraverso facili ma sterili incentivazioni alla rottamazione delle proprie automobili (come troppe volte è avvenuto) o con la realizzazione di nuove strade laddove queste siano inutili.