La mobilità in bicicletta ed il successo della campagna #salvaiciclisti: intervista a Paolo Pinzuti

Grande successo e scalpore sta avendo in questi mesi la campagna di sensibilizzazione #salvaiciclisti, diretta a mettere in luce l’importanza della mobilità in bicicletta nelle città. Muoversi in bici in sicurezza non è solo un diritto di ogni cittadino (che lo faccia per hobby o per precisa scelta in merito al modo di spostarsi per andare a lavorare, a scuola, ecc.), ma costituisce anche uno dei pilastri su cui si fonda il miglioramento della qualità di vita delle città.

Ne parliamo con Paolo Pinzuti, uno dei coordinatori della campagna #salvaiciclisti.

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Iniziamo dalla campagna #salvaiciclisti, e dall’enorme successo che ha avuto. Parlaci di come è nata questa iniziativa e di quali sono le attività in corso.

#salvaiciclisti nasce come diretta evoluzione della campagna “Cities fit for cyclists” lanciata dal Times lo scorso 2 febbraio. In Italia è arrivata una settimana dopo grazie a 38 bike blogger che hanno deciso di sottoporre all’attenzione dei grandi media italiani la sconcertante realtà: il numero dei morti in bici in Italia è il doppio di quello registrato nel Regno Unito. 2.556 in 10 anni per l’esattezza.

La campagna si è evoluta fino a diventare un movimento che ha avuto il suo culmine lo scorso 28 aprile quando, in contemporanea con Londra, Parigi ed Edimburgo, Roma è stata invasa da 50 mila cittadini in bicicletta per chiedere alla politica città a misura di ciclista e di pedone e non più di automobile. Da quel momento è nato un fiorire di iniziative: al momento si contano oltre 30 gruppi locali di #salvaiciclisti distribuiti su tutto il territorio nazionale che svolgono iniziative di pressione sui propri amministratori affinché la ciclabilità diventi un tema di rilievo per chi progetta e gestisce le città italiane.

Al momento stiamo lavorando a numerosi progetti, in particolare alla realizzazione, per il prossimo ottobre, degli Stati Generali della Bicicletta e della mobilità nuova che si terranno a Reggio Emilia.

Quali sono stati i successi e gli insuccessi della campagna in questi mesi?

Il più grande successo della campagna è stato indubbiamente aver imposto un dibattito all’interno dei media italiani riguardanti il tema della ciclabilità e della sicurezza di chi va in bicicletta. A parte questo, ci sono molti risultati che il movimento ha ottenuto, tra gli altri, l’approvazione del piano quadro della ciclabilità a Roma, a Milano l’instaurazione di un tavolo permanente delle ciclabilità e, ultimo in termini di tempo, a Catania, la possibilità di circolare in bici nelle corsie preferenziali.

Riguardo agli insuccessi, io credo che #salvaiciclisti sia stato una specie di miracolo, abbiamo superato le nostre stesse aspettative, non me la sento di dire che alcune cose avrebbero potuto andare meglio.

Oltre alle azioni “dimostrative” avete fatto anche varie proposte a diversi soggetti istituzionali (in ambito politico, amministrativo, ecc.). Avete avuto risposte positive inaspettate,  sulle quali in cuor vostro non ci speravate? E quali sono state invece le delusioni più cocenti?

Non ci aspettavamo che le nostre proposte potessero arrivare in Parlamento dopo appena 10 giorni di campagna, è stata una grande sorpresa. è stata però altrettanto sorprendente notare che, nonostante l’ampio supporto al disegno di legge “Salvaciclisti”, questo non sia ancora stato calendarizzato. In generale posso dire che la politica ci ha sempre ascoltato molto anche se è sul piano delle azioni concrete che ha lasciato ampiamente a desiderare. Però le elezioni sono vicine e i nostri politici sanno che molte persone in questo momento hanno l’attenzione rivolta alle politiche della mobilità urbana. Li attendiamo al varco.

E’ di stretta attualità la discussione con la rivista Quattroruote in merito all’obbligatorietà del casco per i ciclisti. Quale è la vostra posizione su questo punto?

#salvaiciclisti è un movimento che si occupa di politiche della mobilità applicate alla sicurezza di chi decide di usare la bicicletta. Quando si parla di sicurezza, bisogna sempre distinguere tra sicurezza attiva e sicurezza passiva. Agire sulla sicurezza attiva significa operare per ridurre la possibilità che si verifichi un incidente. Agire sulla sicurezza passiva significa concentrarsi sulla riduzione del danno una volta che l’incidente si è già verificato. Il casco è uno strumento di sicurezza passiva. Il movimento #salvaiciclisti è ovviamente favorevole all’utilizzo del casco, però pensiamo che concentrarsi sulla riduzione dei danni senza prima essere intervenuti per la riduzione degli incidenti sia un modo facile e populista per pulirsi la coscienza ribaltando la responsabilità sulle vittime. È per questo che siamo contrari all’obbligo.

Guardiamo all’Europa ed ai nostri vicini. Quali sono i passi che dobbiamo fare per raggiungere i Paesi più virtuosi? E su cosa invece possiamo dire di essere, anche noi in Italia, tra i migliori?

Quello che serve all’Italia in questo momento è un cambiamento culturale: abbiamo bisogno che la politica intervenga promuovendo l’uso della bicicletta nelle città e disincentivando l’uso delle automobili. Il cambiamento non può avvenire da solo, ma deve essere stimolato attraverso opportune scelte amministrative e opportune campagne di comunicazione e di sensibilizzazione. Gli esempi su come fare stanno già tutti lì a portata di mano al di là delle Alpi. Basta copiare.

Il grande vantaggio per l’Italia da questo punto di vista è il clima: rispetto ai paesi del nord Europa abbiamo delle condizioni meteorologiche favorevolissime all’uso della bicicletta. Tanto sole e poca pioggia o neve. È un peccato che invece di usare la bici molti preferiscano ancora trascorrere ore dentro a scatole di lamiera che sotto il sole diventano dei veri e propri forni.

Infine, lo spazio a disposizione per il tuo appello da rivolgere a chi vuoi.

#salvaicicisti è un movimento che ha dimostrato che anche un tema apparentemente marginale come può essere considerato quello della ciclabilità in un paese afflitto da mille problemi può essere portato al centro del dibattito politico, a condizione che ci sia la voglia e la disponibilità ad impegnarsi da parte dei cittadini. La nostra classe politica è schiava del consenso e in Italia per creare cambiamento occorre mostrare in che direzione va il consenso affinché i politici si interessino.

Io mi auguro che #salvaiciclisti possa essere l’inizio di un momento storico in cui gli Italiani riscoprano la voglia e il piacere di fare politica, di occuparsi della cosa pubblica in prima persona e di farlo tutti i giorni e non soltanto all’interno del seggio elettorale.

#salvaiciclisti sta dimostrando che il cambiamento basta volerlo, però bisogna volerlo sempre e con forza.

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Paolo Pinzuti, classe 1978, è laureato in scienze internazionali e diplomatiche, master in scienze del lavoro. È specializzato in comunicazione e marketing con particolare focus su tematiche ambientali e sociali. Dopo aver lanciato la campagna #salvaiciclisti ha pubblicato per Chiarelettere il libro “Salva I Ciclisti: la bicicletta è politica” con lo pseudonimo di Pietro Pani. È autore di un blog sul Fatto Quotidiano dove affronta le tematiche relative alla promozione della ciclabilità. Su twitter è ilpinz.